Il lato umano della dottrina sociale della Chiesa. La scelta di campo di Benedetto XVI è stata inequivocabile. Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo, l’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità. Esso è preda delle emozioni e delle opinioni contingenti dei soggetti, una parola abusata e distorta, fino a significare il contrario. Sosteneva Joseph Ratzinger: “La verità libera la carità dalle strettoie di un emotivismo che la priva di contenuti relazionali e sociali, e di un fideismo che la priva di respiro umano e universale”. Perciò, secondo Benedetto XVI, “La carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa, è il portale di accesso alla comprensione di Dio, degli altri e del mondo. E’ il principio non solo delle micro-relazioni (rapporti amicali, familiari, di piccolo gruppo). Ma anche delle macro-relazioni (rapporti sociali, economici, politici)”. L’enciclica sociale di Benedetto XVI è stata la “Caritas in veritate”, pubblicata nel 2009. Al centro del documento c’è il tema dello sviluppo umano integrale, analizzato alla luce del principio che ogni autentica carità deve radicarsi nella verità.

Umano e divino
I temi chiave sono lo sviluppo e la giustizia. Lo sviluppo è visto non solo come crescita economica. Ma come un cammino che coinvolge tutta la persona. Ponendo attenzione ai temi della povertà, della fame e della tutela della vita. Focus su globalizzazione ed economia. Scritta durante la crisi finanziaria globale, l’enciclica affronta le sfide della globalizzazione. Joseph Ratzinger sottolinea la necessità di un’economia che non si regga solo sul profitto, ma che integri il principio di gratuità e della fraternità. Benedetto XVI evidenzia il forte legame tra la custodia del creato e la giustizia sociale. Anticipando tematiche centrali dell’ecologia integrale. Il documento si inserisce nella tradizione della Dottrina Sociale della Chiesa. Ed è stato concepito in stretta continuità con l’enciclica Populorum progressio di Paolo VI e la Centesimus annus di Giovanni Paolo II. Per sfatare il mito fallace di un Ratzinger disinteressato alle questioni sociali, scese in campo, nel febbraio 2014, la Compagnia di Gesù. Su “Aggiornamenti Sociali“, la rivista internazionale che da sessant’anni incrocia fede cristiana e giustizia negli snodi cruciali della vita politica ed ecclesiale, padre Hanri Madelin, ex provinciale dei gesuiti in Francia, ristabilì la verità storica. Fugando le falsità e ribaltando definitivamente lo stereotipo della presunta indifferenza di Ratzinger per la dottrina sociale della Chiesa. “Del Papa che ha stupito il mondo con la propria rinunzia al pontificato si sottolineano per lo più la grande cultura e la predilezione a trattare questioni riguardanti la Chiesa cattolica, il contenuto dei suoi dogmi e la sua collocazione tra le altre Chiese. – sottolineò Madelin– Poiché, prima di accedere al pontificato, il cardinale Ratzinger ha a lungo presieduto la Congregazione per la dottrina della fede, se ne ricordano i moniti contro le interpretazioni da lui giudicate contrarie a una certa ‘ortodossia romana’. Si rammentano i suoi contrasti e i suoi richiami all’ordine nei confronti dei sostenitori di vari filoni della teologia della liberazione in America latina. La figura di Benedetto XVI non sembra dunque avere una particolare connotazione sociale“.

Dottrina sociale
Secondo il gesuita, però, “questa immagine è incompleta, in quanto trascura l’apporto originale di Joseph Ratzinger alla dottrina sociale della Chiesa, cioè il fatto di inserirla all’interno di una visione globale e personale che attinge l’essenziale delle sue risorse nei tesori della teologia”. Questo pensiero, nell’analisi di Madelin, può essere di sostegno ai cattolici. Ma corre il rischio di sconcertare i fedeli di altre tradizioni e tutti coloro che si dichiarano emancipati da convinzioni religiose. In questo senso, prosegue l’ex provinciale dei gesuiti in Francia, Benedetto XVI ha dato una sua impronta alla dottrina sociale della Chiesa, specialmente con la pubblicazione, il 29 giugno 2009, dell’enciclica “Caritas in veritate”. In essa Benedetto XVI si rivela un analista acuto dei meccanismi di funzionamento della società, ma la sua originalità si manifesta ancora di più nella preoccupazione costante di sottolineare la dimensione antropologica e teologica dei problemi che l’umanità si trova ad affrontare in un periodo di crisi che si inserisce in una dinamica di globalizzazione galoppante. Già la prima enciclica di Benedetto XVI, Deus caritas est” (2005), insisteva sul rapporto tra giustizia e carità, sui compiti diversi che spettano alla Chiesa e alla politica, sul posto e sul ruolo dei laici cristiani nelle organizzazioni della società civile. “Nell’attuale clima secolarizzato, i laici sono invitati a conciliare esigenze che non sempre sono armonizzate: competenza professionale, rifiuto di piegarsi al giogo delle ideologie, audacia nel proclamare la propria fede, ripulsa di ogni proselitismo– evidenzia Madelin –. Dopo la pubblicazione, nel 2007, dell’enciclica Spe salvi, dedicata alla speranza, nel 2009 Benedetto XVI pubblica la Caritas in veritate, lettera enciclica sullo sviluppo umano integrale nella carità e nella verità. La preparazione di questo documento, originariamente previsto per celebrare il 40° anniversario della Populorum progressio di Paolo VI (1967), è stata laboriosa”.

