Leone XIV ritorna alle “sorgenti” nella terra dell’apostolo Paolo

La lezione ecumenica di papa Prevost. Ecco perché "i cristiani sono chiamati a camminare concordi, custodendo e trasmettendo con amore e con gioia il dono ricevuto"

paolo
Foto di Ron Porter da Pixabay

Leone XIV sulle orme di San Paolo, l’apostolo delle genti. I colloqui e le cerimonie a Istanbul sono il fulcro del primo viaggio internazionale di Robert Francis Prevost. “Il Papa ripropone a tutti un ‘ritorno alle sorgenti’ dell’unità dei cristiani- spiega Gianni Valente, direttore di Fides-. Lo fa recandosi in Turchia e Libano e facendo tappa nel luogo in cui sorgeva l’antica Nicea, sui passi di quella che era stata l’intenzione profetica di Francesco. Leone XIV ribadisce che solo confessando insieme la fede comune definita a Nicea e offrendo al mondo il dono ricevuto del battesimo, i cristiani possono ritrovare la via dell’unità. Chiedendo perdono per le divisioni. Non servono strategie di ingegneria ecclesiale, disegni di egemonia culturale”. Aggiunge Valente: “Anche nel presente, affidarsi a logiche mondane divide i cristiani, come attestano le lacerazioni che nei tempi recenti hanno separato i fratelli delle Chiese ortodosse, coinvolti anche loro in guerre fratricide“. Solo attestandosi sulla soglia della comune confessione della fede battesimale, proclamata a Nicea, il vescovo di Roma e tutti i battezzati, sottolinea l’agenzia missionaria vaticana “possono proporre a tutti, credenti, agnostici e atei, quei cammini di fraternità richiamati anche dal magistero di Francesco, proprio nel cuore di quella che lui chiamava la “terza guerra mondiale a pezzi”. Infatti “solo attingendo alle sorgenti della grazia battesimale, la Chiesa può mostrarsi al mondo come segno e sacramento di unità per tutto il genere umano, come ha insegnato il Concilio Vaticano II”.

Paolo
L’omelia di Papa Leone XIV durante l’incontro di Preghiera a Instanbul (foto: Vatican Media)

Nella terra di Paolo

Istanbul, riferisce il dicastero vaticano della Comunicazione, è “la più grande città al mondo tra due continenti, Asia ed Europa, sulle due sponde del Bosforo, che collega il Mar Nero al Mediterraneo. Antica capitale dell’Impero ottomano, erede di Bisanzio e di Costantinopoli, questa metropoli, con i suoi circa 16 milioni di abitanti, è il centro municipale più popoloso d’Europa e il settimo nel mondo. Considerata una città globale, Istanbul presenta un patrimonio storico e culturale rilevante: sin dal 1985 le sue aree storiche fanno parte della lista Unesco dei patrimoni dell’umanità. Nonostante abbia perso il titolo di capitale, la città mantiene il suo ruolo di centro culturale e religioso principale del Paese, essendo tuttora sede del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Nel corso dell’anno diverse scosse telluriche hanno interessato il Paese, l’ultima delle quali alla fine di ottobre,
percepita chiaramente anche a Istanbul. La Turchia, riferisce il dicastero vaticano della Comunicazione, si trova su importanti faglie e i terremoti sono frequenti. Nel 2023, un terremoto di magnitudo 7,8 della scala Richter ha ucciso più di 53.000 persone in Türkiye e distrutto o danneggiato centinaia di migliaia di edifici in 11 province meridionali e sud-orientali. Altre 6.000 persone sono state uccise nelle zone settentrionali della vicina Siria.

Istanbul attentato
Foto di Volkan Vardar su Unsplash

Luoghi dello spirito

La Cattedrale latina dello Spirito Santo fu aperta al culto il 5 luglio 1846. Presso l’Altare vennero collocate le reliquie di alcuni santi tra cui quelle di San Lino, Papa e martire (67-69), successore dell’Apostolo Pietro. Nella festa di San Giovanni Crisostomo, Patrono del Vicariato Apostolico di Costantinopoli (27 gennaio 1884), Leone XIII donò alla Cattedrale una reliquia del Santo. La Cattedrale, affiliata alla Basilica Vaticana di San Pietro l’11 maggio 1989, può contenere circa 550 persone. Nel cortile si trova una statua di Benedetto XV, eretta dai turchi nel 1919, malgrado fosse ancora vivente, per il suo impegno in favore delle vittime turche della guerra del 1915-1918, con la scritta: “Al grande Pontefice della tragedia mondiale, Benedetto XV, benefattore dei popoli, senza distinzione di nazionalità o religione, in segno di riconoscenza, l’Oriente”. Durante il Suo pontificato avvennero nell’Impero Ottomano i massacri dei cristiani armeni, e Benedetto XV si adoperò in tutti i modi in loro favore. Hanno visitato la Cattedrale dello Spirito Santo: Paolo VI (1967)
con il Patriarca Ecumenico Atenagora; Giovanni Paolo II (1979) con il Patriarca
Ecumenico Dimitrio I; Benedetto XVI (2006) e Francesco (2014) con il Patriarca
Bartolomeo I. Le Piccole Sorelle dei Poveri sono, da 123 anni, una testimonianza viva di carità e servizio agli anziani bisognosi. Le Piccole Sorelle dei Poveri sono una Congregazione
internazionale fondata nel 1839 da Santa Giovanna Jugan, oggi presenti in oltre 30
paesi del mondo.

(Foto: Pixabay)

Di generazione in generazione

Nel suo primo viaggio apostolico da Successore di Pietro, evidenzia Fides, Leone XIV costeggia il groviglio di conflitti, spargimenti di sangue innocente e rabbie destinate a trasmettersi di generazione in generazione. “Un vortice che ha il suo epicentro ancora una volta nella Terra Santa, la terra di Gesù. Solo pochi giorni fa, l’incursione aerea dell’aviazione militare israeliana ha colpito Beirut, tappa cruciale della visita papale in terra libanese- sottolinea Gianni Valente-. Da Leone XIV parole disarmate e disarmanti, gesti di pace e guarigione sparsi tra le ferite di questo tempo, del Medio Oriente, della Chiesa e del mondo”. I tratti che connotano il magistero di papa Prevost, il suo modo di esercitare il ministero a cui è stato chiamato, allontanano “parole a effetto, protagonismi geopolitici, ricette che pretendano di sciogliere per magia i nodi incrostati di rancore che irretiscono e affannano le vite di interi popoli”. Nessuna “posa messianica, nessuna promessa da affidare a progetti astratti”, osserva Valente. Occorre “sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato”, ha detto Robert Francis Prevost. Il primo pontefice agostiniano della storia si sente chiamato a dare ragione della speranza cristiana davanti ai processi storici e alle convulsioni che attraversano il mondo e le vite dei popoli. Come dimostra la lettera apostolica “In unitate fidei“, testo magisteriale esplicitamente – e insolitamente – pubblicato in vista di un viaggio papale. Leone XIV ha ricordato anche che durante la crisi ariana la fede degli apostoli fu custodita soprattutto dal Sensus Fidei del popolo di Dio. Ha citato la testimonianza di Sant’Ilario di Poitiers, che riconobbe l’ortodossia dei laici rispetto all’arianesimo di molti vescovi, scrivendo che “le orecchie del popolo sono più sante dei cuori dei sacerdoti”.

 

 

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: