L’energia come nodo della controversie geopolitiche

Reazioni alle dichiarazioni del commissario Ue Dan Jorgensen, riguardo a maggiori importazioni di gas da Canada, Qatar e Algeria a causa delle tensioni con l'amministrazione Usa

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Foto di myenergi su Unsplash

Sos energia: ecco come può cambiare il quadro geopolitico. Ad Algeri il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin ha incontrato la comunità imprenditoriale locale nella residenza dell’ambasciatore d’Italia. “L’Italia è il Paese europeo che importa la maggiore quantità di gas dal Sud del Mediterraneo e dall’Algeria in particolare, che per noi rappresenta un partner principale e fondamentale. Un terzo del nostro fabbisogno energetico, tra gasdotto e Gnl, proviene dall’Algeria”, afferma il ministro. Il commissario Ue all’Energia, Dan Jorgensen aveva ipotizzato maggiori importazioni di gas da Canada, Qatar e Algeria a causa delle tensioni con l’amministrazione statunitense, Pichetto ribatte che l’Italia importa già oggi una parte significativa del proprio fabbisogno dal Sud del Mediterraneo, con l’Algeria considerata “partner affidabile e strategico“. Il gas, aggiunge il ministro, continuerà a svolgere per molti decenni un ruolo centrale nel garantire la stabilità del sistema elettrico e produttivo nazionale. Soprattutto per un Paese come l’Italia che oggi non dispone di energia nucleare. In questo quadro Algeri rappresenta non solo un fornitore affidabile, ma un interlocutore strategico nel Mediterraneo, area di riferimento naturale per Roma. Gilberto Pichetto Fratin richiama, quindi, il Piano Mattei come cornice politica e industriale del rafforzamento dei rapporti con i Paesi nordafricani, puntando su interscambi commerciali, sicurezza energetica e cooperazione a beneficio reciproco. Il partenariato con l’Algeria, aggiunge il ministro, si fonda su un rapporto politico solido e su una visione di lungo periodo che va oltre il solo gas.

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Gas (@ Garry Chapple from Pixabay)

Energia e Piano Mattei

Il Piano Mattei per l’Africa è una strategia italiana di cooperazione internazionale, lanciata dal governo nel 2024. Con l’obiettivo di stabilire partenariati paritari e non predatori con le nazioni africane. Il Piano Mattei mira a promuovere lo sviluppo locale, l’energia rinnovabile e ridurre le migrazioni, con un fondo iniziale di 5,5 miliardi di euro. L’intero progetto è basato sulla cooperazione paritaria (non “donatore-beneficiario”), così da trasformare l’Italia in un hub energetico europeo attraverso il Mediterraneo. Il piano si focalizza su settori strategici in vari paesi, inclusi l’agricoltura in Algeria, la formazione in Egitto e Marocco, e il miglioramento delle risorse idriche nel Congo. Il piano utilizza il Fondo Italiano per il Clima (3 miliardi di euro) e risorse della cooperazione allo sviluppo (2,5 miliardi di euro). L’energia è sempre più un nodo strategico sullo scacchiere internazionale. Al centro della geopolitica attuale c’è infatti l’approvvigionamento energetico.

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Gas (@ Jerzy from Pixabay)

Nodo nucleare

L’Ungheria ha appena avviato la costruzione della centrale nucleare di Paks-2, sebbene il progetto sia oggetto di una sentenza contraria della Corte di giustizia dell’Ue. La Serbia è stata invitata a partecipare nel progetto, per il quale Budapest si affida al colosso russo per l’energia nucleare Rosatom, che lo costruirà “chiavi in mano”. I lavori preparatori per la nuova centrale, a un centinaio di chilometri da Budapest sono iniziati due anni fa. E nei giorni scorsi c’è stato il primo getto di calcestruzzo che ha segnato formalmente l’inizio della costruzione. Paks 2 avrà due nuovi reattori, ciascuno con una capacità di 1.200 megawatt e sarà costruito “chiavi in mano” dal colosso nucleare mondiale e russo Rosatom. Dunque Serbia e Ungheria stanno ampliando la cooperazione nel settore elettrico e di recente la compagnia petrolifera Mol è entrata nella serba Nis rilevandone la quota Gazprom. I due Paesi hanno già una borsa elettrica congiunta con la Slovenia (l’Adex) e stanno inoltre lavorando a un progetto per collegare i mercati dell’elettricità e sviluppare un nuovo collegamento con un’altra linea di trasmissione. Negli ultimi anni il presidente serbo, Aleksandar Vučić, ha ripetutamente sottolineato l’interesse della Serbia ad acquistare una quota del 5-10% nella nuova centrale di Paks, che è di proprietà al 100% della compagnia elettrica ungherese.

Gasdotto
Foto di Helio Dilolwa su Unsplash

Paks-2

Il progetto Paks-2 è oggetto dall’11 settembre dell’anno scorso, di una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha annullato la decisione della Commissione Europea del 2017 che approvava gli aiuti di Stato concessi da Budapest per il progetto. La nuova sentenza stabilisce che la Commissione Ue nel 2017 non aveva verificato correttamente se l’assegnazione diretta del contratto alla russa Rosatom, avvenuta senza una gara d’appalto pubblica, rispettasse le norme Ue sugli appalti pubblici. La decisione non blocca automaticamente i lavori, ma rende tecnicamente illegali i finanziamenti pubblici attuali. Il governo di Budapest ha tuttavia dichiarato che intende proseguire con l’investimento. Sostenendo che la pronuncia della Corte non provi una violazione diretta delle norme da parte dell’Ungheria, ma solo una mancanza procedurale della Commissione.

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 Credit: Fredrik Dahl / IAEA

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