L’infaticabile impegno per la pace del cardinale Matteo Zuppi. Dalla veglia di preghiera nella cattedrale di Parma, al Consiglio Cei a Gorizia (dove è stato discusso proprio il documento dei vescovi italiani sulla “educazione alla pace”) al Festival della missione a Torino. In Terris ha raccolto la instancabile testimonianza “no war” resa dal presidente della Conferenza episcopale italiana nelle sue più recenti uscite pubbliche. Una vocazione di pace sbocciata mezzo secolo fa Nel 1973, studente al liceo Virgilio, il futuro cardinale ha conosciuto Andrea Riccardi, il fondatore di Sant’Egidio, iniziando a frequentare la Comunità e collaborando alle attività al servizio degli ultimi da essa promosse: dalle scuole popolari per i bambini emarginati delle baraccopoli romane, alle iniziative per anziani soli e non autosufficienti, per gli immigrati e i senza fissa dimora, i malati terminali e i nomadi, i disabili e i tossicodipendenti, i carcerati e le vittime dei conflitti; da quelle ecumeniche per l’unità tra i cristiani a quelle per il dialogo interreligioso, concretizzatesi negli Incontri di Assisi. A ventidue anni, dopo la laurea in Lettere e filosofia all’Università La Sapienza, con una tesi in Storia del cristianesimo, è entrato nel seminario della diocesi suburbicaria di Palestrina, seguendo i corsi di preparazione al sacerdozio alla Pontificia università Lateranense, dove ha conseguito il baccellierato in Teologia. Arcivescovo di Bologna dal 2015, cardinale dal 2019, presidente della Cei dal 2022, Giudice della Corte di Cassazione dello Stato della Città del Vaticano dal 2023

Testimonianza di pace
“A Gaza come in Ucraina occorre fermarsi. Ascoltiamo la voce degli innocenti e fermiamo la mano del violento che perde sempre ogni sua ragione quando uccide il fratello. Ci sono le condizione per contrastare la logica di guerra e se ne sta discutendo. Non si dica che non ci sono le condizioni. Quelle si trovano. La pace non è un’utopia ma è l’unica via per vivere. È l’unica scelta davvero possibile. Abbiamo sotto gli occhi una guerra globale, senza nessuna pietà, che distrugge tutto, perfino gli ospedali, le scuole. Ad uccidere non sono solo le bombe ma anche la fame, la sete, le malattie non curate, la disperazione. Dobbiamo mettere in campo tutti gli strumenti della geopolitica e della diplomazia e al tempo stesso non dobbiamo smettere di aiutare, accogliere, mandare aiuti. Facciamo sentire che qualcuno si ricorda di loro, che non sono soli”, afferma il cardinale Matteo Zuppi.

Storia salvata dagli umili
“Leone XIV insegna che la storia è devastata dai prepotenti ma è salvata dagli umili. L’Europa non può contribuire a globalizzare l’impotenza perché ha a un dovere al quale non può sottrarsi: ripudiare la guerra e favorire in ogni modo la pace. Abituarsi alla guerra, soprattutto per popoli cristiani, è una negazione del Vangelo che umilia e scandalizza. Gesù ordina di rimettere la spada nel fodero. Chi di spada ferisce di spada perisce. La violenza segna sempre la vita della vittima e dell’assassino. L’Erode della guerra stermina innocenti e si rivolta contro chi crede di usarlo distruggendolo. Comprensibilmente si sceglie di rafforzare la difesa, necessaria e capace di sconsigliare l’uso della forza, ma che deve essere pensata insieme, europea, sia per la sua stessa efficacia e sia perché sappiamo come le armi possono diventare cattive consigliere”, sostiene il presidente della Cei.

Scelta del disarmo
“Il riarmo deve essere accompagnato contemporaneamente dalla scelta del disarmo, anzitutto spegnendo le guerre e dotandosi degli strumenti sovranazionale capaci di raggiungerlo e garantirlo. Questo è possibile solo con uno sforzo responsabile di tutti i paesi, senza incertezze e senza rimandi. L’Europa ha nelle sue radici la capacità di proporre un patto, un’alleanza per la pace, altrimenti accade inesorabilmente che le armi, quelle terribili che la scienza moderna e il prolifico e terribile mercato offrono. Come testimonia il Magistero pontificio di pace ancor prima che produrre vittime e rovine, le armi generano cattivi sogni, alimentano sentimenti cattivi, creano incubi, diffidenze e propositi tristi, esigono enormi spese, arrestano progetti di solidarietà e di utile lavoro, falsano la psicologia dei popoli”, evidenzia l’arcivescovo metropolita di Bologna.

Inutili stragi
“Il conflitto israelo-palestinese e quello russo-ucraino sono entrambe inutili stragi che impongono di fermarsi, di esercitarci nell’arte sempre possibile del comporre i conflitti con il diritto e la giustizia. Le ambiguità e le omertà di pochi distruggono la vita di molti. Già un anno dopo l’avvento del nazismo il pastore evangelico tedesco Dietrich Bonhoeffer descriveva l’ululato di rabbia delle potenze mondiali, di un mondo armato fino ai denti. Parole che sembrano scritte per quanto accade oggi nei tanti pezzi della guerra mondiale che si stanno combattendo. La pace la cerca chi disarma il suo cuore e si inizia a trovare dentro di sé. Solo così si è capaci di disarmare il prossimo, altrimenti si finisce per armarsi, presi dalla logica delle armi che persuadono della loro indispensabilità e condizionano le relazioni”, sottolinea il cardinale Matteo Zuppi.

Mobilitazione delle coscienze
“Non può essere delegata solo ai potenti della terra la soluzione di una tragedia che mette a rischio la stessa sopravvivenza dell’umanità. Deve arrivare dal basso una mobilitazione delle coscienze in grado di abrogare davvero la guerra come strumento per risolvere qualsiasi contenzioso. Il Papa mette in guardia dalla tentazione di restare fermi, silenziosi e tristi, vinti dalla sensazione che non ci sia niente da fare. Cosa posso fare io, davanti a mali così grandi? In realtà possiamo essere tutti artigiani di pace in un mondo intossicato dalla violenza. La pace si prepara solo con gli strumenti della pace, non con quelli della guerra. Nessuno controlla la guerra e tutti ne finiscono vittime, anche chi la inizia”, puntualizza

Memoria da custodire
“Educare alla pace vuol dire custodire la memoria dei milioni di morti e delle distruzioni che i conflitti mondiali hanno portato. Quella generazione che ci ha donato 80 anni di una pace che erroneamente abbiamo dato per scontata. Ogni volta che l’uomo si crede Dio si rinnovano le tensioni e le lotte del prestigio, del predominio, del colonialismo, dell’orgoglio, dell’egoismo. E si spezza la fratellanza. In Italia abbiamo accolto attraverso la Caritas migliaia di bambini ucraini. Se si spegne la solidarietà l’arroganza della forza manipola la verità nascondendola. Ma l’umanità deve porre fine alla guerra o la guerra porrà fine all’umanità”, testimonia il leader dell’episcopato italiano.

Propaganda globale
“A Gaza come in Ucraina e nelle decine di conflitti dimenticati, lo “spirito di Caino” si alimenta di semplificazione, privando il prossimo di dignità, riducendo la sua uccisione a effetto collaterali. Una strumentale confusione tra male e bene in cui si uccidono coloro con i quali si sta mediando e con impudica ipocrisia si pensa di non chiamare i fatti con il proprio nome. Ma Dio chiarisce, non è indifferente. La guerra inizia con il pregiudizio coltivando l’odio e creando il nemico inquinando con notizie e estremizzazioni che servono solo per esasperare i toni, per fare credere che l’altro sia solo un ostacolo da eliminare, non più una persona”, evidenzia il cardinale Matteo Zuppi

Ruolo delle religioni
“Chi si dice credente scelga da che parte stare, scelga la pace. La vittoria non può venire dalla forza. Il Papa ha chiesto ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo. Ogni frammento di verità ha senso solo se condiviso. La pace è un seme irriducibile perché non c’è vita senza pace. Dipende da noi. Non prediamocela con Dio. Tutti possiamo fare tanto. È la famosa goccia che riempie l’oceano. Basta ai tornaconti di pochi sulla pelle di molti e alle occupazioni di terre che lacerano i popoli. Dovremmo svuotare gli arsenali e riempire i granai e invece facciamo il contrario. Investire miliardi di euro per il riarmo non ci rende più sicuri. Mentre i giuristi e la commissione indipendente dell’Onu se a Gaza è in corso un genocidio, l’urgenza è fermarsi. Ogni giorno di guerra in più significa vuole morti, distruzione, sofferenze indicibili per mezzo milione di persone costrette a scappare dalle loro case”, osserva il presidente della Conferenza episcopale italiana.

