I 1500 laghi italiani come specchio dell’ecosistema in pericolo

Inquinamento, maladepurazione e crisi climatica: emergenza ambientale

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Foto di Mayukh Karmakar su Unsplash

La condizione dei laghi come specchio dello stato di deterioramento dell’ambiente. In Italia ci sono sono circa 1500 laghi, ognuno con le sue caratteristiche uniche. Sono di diversa origine (glaciale, carsica, vulcanica, fluviale e artificiale). Per esempio molti laghi alpini, come il Lago di Garda, Lago Maggiore, Lago di Como, e Lago d’Iseo, sono stati formati dai ghiacciai che milioni di anni fa occupavano le valli alpine. Inquinamento, maladepurazione e crisi climatica minacciano sempre più mare e laghi italiani. Il bilancio finale delle campagne estive di Legambiente,Goletta Verde e Goletta dei Laghi 2025 è allarmante. Nell’estate 2025 su 388 campionamenti effettuati nelle acque costiere e lacustri in 19 regioni dagli oltre 200 volontari e volontarie di regionali e circoli di Legambiente, il 34% è risultato oltre i limiti di legge, ossia 1 campione su 3. In particolare il 35% dei punti campionati con Goletta Verde è risultato inquinato o fortemente inquinamento con una media di un punto ogni 80 km, per i bacini lacustri il 30% dei punti campionati da Goletta dei Laghi è risultato oltre i limiti di legge. Anche quest’anno foci dei fiumi, canali e corsi d’acqua che sfociano a mare o nel lago si confermano punti critici: il 54% dei punti critici analizzati (101 su 188) è risultato inquinato o fortemente inquinato. Situazione migliore per i campioni prelevati direttamente in mare o nelle acque del lago, ossia in aree lontane da foci o scarichi, dove solo il 15% dei punti campionati è risultato oltre i limiti di legge (30 su 200).

Foto di Ravikiran Sunnam su Unsplash

Emergenza laghi

Sulla questione foci a mare, Legambiente denuncia che il 56% di quelle monitorate da Goletta Verde, non controllate dalle autorità competenti e di conseguenza non balneabili, risultano avere in prossimità una spiaggia libera. Un dato preoccupante se si pensa che oltre 220km di costa sabbiosa ad oggi non sono monitorati dalle autorità competenti (sui 3.346 km di costa bassa), ovvero il 6,6%, e alle poche spiagge libere rimaste nella Penisola, soprattutto in alcune regioni. Al problema dell’inquinamento e dei pochi controlli, si affianca quello della crisi climatica e dei rifiuti. Al grido “Non è caldo, è crisi climatica”, Legambiente – rielaborando i dati forniti dalle immagini satellitari di Copernicus – ha calcolato che a giugno e luglio la temperatura media delle acque superficiali del Mediterraneo è stata di 25,4 C, la più calda dal 2016 ad oggi, collocandosi al primo posto nell’ultimo decennio, e superando i precedenti record del 2022 (media 25,2 C) e quello del 2024 (25,1 C) e i valori degli anni fino al 2021 che erano intorno ai 24,5 C. Un aumento sensibile di circa mezzo grado centigrado che mette a repentaglio la biodiversità marina e che amplifica gli eventi metereologici più estremi e persistenti per via di una sempre maggiore evaporazione delle acque marine e dell’energia termica accumulata, in particolare nei mesi estivi, che viene rilasciata successivamente con eventi meteo estremi.

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ANDREA MINUTOLO RESPONSABILE SCIENTIFICO NAZIONALE DI LEGAMBIENTE. CREDIT: LIVIO ANTICOLI

Rifiuti in acqua

Poi c’è il grande tema dei rifiuti in spiaggia e a mare, affrontato da Goletta Verde quest’anno insieme a Puliamo il Mondo, campagna storica di volontariato ambientale di Legambiente, con un’attività di pulizia dei fondali e della costa in Calabria, sul lungomare di Tropea. Esposta durante la conferenza stampa la teca con alcuni dei rifiuti raccolti durante l’attivita’ di pulizia nella tappa calabrese. Di fronte al bilancio emerso da Goletta Verde e dei Laghi, Legambiente torna a ribadire l’urgenza di approvare un piano nazionale per la tutela delle acque costiere e interne che abbia al centro una governance integrata su piu’ livelli prevedendo piani di adattamento ai cambiamenti climatici; piu’ risorse economiche da destinare al servizio di depurazione per ammodernare gli impianti rispondendo ai più stringenti parametri per il trattamento e riuso delle acque reflue; piu’ controlli da parte di Regioni, Arpa e Comuni sui punti critici e una migliore gestione delle acque interne. Sul fronte rinnovabili, e’ fondamentale spingere sulle fonti pulite a partire dall’eolico offshore, visto il grande potenziale e il fatto che questa tecnologia possa convivere con la fauna marina, come dimostrato dallo studio “Energia Rinnovabile e Conservazione Marina. Il case study dell’impianto Beleolico di Taranto” presentato da Goletta Verde insieme a Jonian Dolphin Conservation nella tappa di Taranto.

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Foto Ufficio stampa Legambiente

Report Legambiente

Per Legambiente l’Italia deve accelerare su questa fonte rinnovabile, dando tempi certi, iter autorizzativi piu’ snelli e coinvolgendo i territori nel dibattito pubblico. Per prevenire l’inquinamento delle nostre acque occorre intervenire sulle cause all’origine, ossia sugli scarichi non depurati e sugli sversamenti illegali nelle acque superficiali. La maladepurazione resta il grande tallone d’Achille del nostro Paese che ha gia’ pagato sanzioni pecuniarie per circa 210 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i ritardi ormai cronici rispetto al trattamento delle acque reflue. Inoltre, con la recente approvazione della revisione normativa della Direttiva Acque Reflue, gli impianti del paese dovranno adattarsi ai nuovi requisiti, una spesa che e’ stata stimata tra i 645 milioni e 1,5 miliardi di euro solo per gli impianti di maggiori dimensioni. Fare il bagno nel mare o nel lago inquinati almeno in un caso su tre: è quanto succede ai turisti del Belpaese alle prese con una situazione ambientale spesso al limite di legge. Lo evidenzia appunto il consueto rapporto (alla 39ma edizione) di Goletta Verde di Legambiente che anche quest’anno fornisce una mappa delle zone più a rischio.  Il rapporto evidenzia che su 388 campionamenti effettuati nelle acque costiere e lacustri in 19 regioni dagli oltre 200 volontari e volontarie di regionali e circoli dell’associazione ambientalista, il 34% è risultato oltre i limiti di legge, ossia 1 campione su 3. Legambiente esprime “preoccupazione perché “oltre 220 chilometri di costa sabbiosa ad oggi non sono monitorati dalle autorità competenti (sui 3.346 km di costa bassa), ovvero il 6,6%, e ci sono poche spiagge libere nella Penisola, soprattutto in alcune regioni”. Quanto alla temperatura del mare, l’aumento “mette a repentaglio la biodiversità marina e amplifica gli eventi metereologici più estremi e persistenti per via di una sempre maggiore evaporazione delle acque marine e dell’energia termica accumulata” spiega la ong mettendo in rilievo anche il tema dei rifiuti in spiaggia e a mare.

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Foto di Adnan Hajvazovic su Unsplash

Interventi necessari

“Per prevenire l’inquinamento occorre intervenire sulle cause all’origine, ossia sugli scarichi non depurati e sugli sversamenti illegali” rileva l’associazione ricordando che per la maladepurazione l’Italia “ha già pagato sanzioni pecuniarie per circa 210 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i ritardi ormai cronici rispetto al trattamento delle acque reflue. Inoltre, con la recente approvazione della revisione normativa della Direttiva Acque Reflue, gli impianti del paese dovranno adattarsi ai nuovi requisiti, una spesa che è stata stimata tra i 645 milioni e 1,5 miliardi di euro solo per gli impianti di maggiori dimensioni”.

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