La geopolitica della misericordia: parla monsignor Marco Malizia

Intervista a In Terris del consigliere ecclesiastico del ministro degli Esteri Antonio Tajani

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Foto © ministero degli Esteri

La geopolitica della misericordia secondo monsignor Marco Malizia, consigliere ecclesiastico del ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Bisogna schierarsi dalla parte dei perdenti dell’umanità, di tutte le popolazioni deboli e marginalizzate- spiega a In Terris-. Una giustizia sociale è necessaria per la pace in queste terre martoriate dal conflitto”. Aggiunge monsignor Malizia: “Anche la Chiesa, di fronte a queste drammatiche realtà, fa suo il grido dell’umanità sofferente, che ci interroga anche per il futuro. Si stima che tra i 17 e 19 milioni di bambini non vadano a scuola. Una generazione che rischia di andare perduta se non interveniamo in fretta”.

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Foto © ministero degli Esteri

Monsignore, lei ha appena portato a termine un’importante missione umanitaria in Sudan. Quali valori uniscono l’Italia a un Paese così duramente provato dalla guerra?
“’I popoli della fame interpellano in maniera drammatica i popoli dell’opulenza’. Così disse Paolo VI nel lontano ’64, in occasione del suo appello per la pace nel mondo. Un concetto quantomai attuale, oggi che la questione sociale ha acquisito una dimensione mondiale. Il Sudan è la più grave crisi umanitaria di questo secolo. Il conflitto che infuria nel Paese dall’aprile 2023 ha mietuto più di 150.000 vittime. 30 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, 15 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, 11 milioni di sfollati interni, 4 milioni nei Paesi confinanti… A fronte di questo quadro così catastrofico l’Italia non poteva rimanere insensibile. Sono quindi prossimità, solidarietà e anelito di pace ad unire i nostri popoli. ‘La pace è il nuovo nome dello sviluppo’ e il popolo sudanese ha fame di pace”.

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Papa Leone XIV al Giubileo della Diplomazia Italiana (foto: Vatican Media)

Ogni successore di Pietro, cominciando dal “globe trotter” Giovanni Paolo II, passando per Papa Benedetto XVI e Papa Leone XIV, ha lanciato appelli per la pace alla luce della globalizzazione dei conflitti. Lei come traduce in azioni concrete l’appello di pace di Papa Leone XIV?
“In un mondo interconnesso, ciò che accade in una parte del pianeta ha ripercussioni in tutto il globo. Nessuna crisi è lontana. Ricordo bene ciò che Papa Giovanni Paolo II fece quando scoppiò la guerra tra Argentina e Regno Unito per le Falkland e il suo appello contribuì ad una soluzione di pace. Ricordo benissimo gli appelli del Papa per la guerra in Iraq e anche l’impegno di Papa Francesco per la soluzione del conflitto in Ucraina, nel contesto di quella che definì la ‘terza guerra mondiale a pezzi’. Più di recente ricordo le prime parole espresse da Papa Leone XIV dal balcone di San Pietro nel giorno della sua elezione – ‘La pace sia con voi’ – e l’Angelus del 2 novembre, che ha insistito sull’importanza di non abbandonare il popolo sudanese. Un appello che il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha raccolto con l’iniziativa ‘Italy for Sudan'”.

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Papa Leone XIV saluta il Ministro degli esteri Antonio Tajani al termine dell’Udienza (foto: Vatican Media)

Come si svolgerà l’operazione?
“Si articolerà in più fasi, la prima delle quali con un aereo di aiuti ai più vulnerabili – 2.500 bambini figli di sfollati – atterrato significativamente il giorno del Santo Natale. Abbiamo voluto accompagnare il carico e consegnare personalmente gli aiuti, grazie anche alla collaborazione dei Padri comboniani e delle Suore di Madre Teresa di Calcutta, per dare una testimonianza concreta di vicinanza dell’Italia. A questa prima fase, faranno seguito ulteriori invii via nave, con l’obiettivo di raggiungere i 20.000 profughi che vivono nei campi della città di Port Sudan e dei suoi dintorni. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la sensibilità del nostro ministro degli Esteri e la generosità degli imprenditori e del popolo italiano, che non hanno esitato a mobilitarsi per quest’importante iniziativa umanitaria.

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Foto di Anthony Beck: https://www.pexels.com/it-it/foto/in-legno-mondo-cartina-geografica-mappa-4493205/

Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha promosso diversi ponti umanitari con i Paesi in guerra, come Gaza. Quali ispirazioni animano quest’iniziativa umanitaria della Farnesina?
In un mondo globalizzato nessuna crisi è lontana. Tutte le crisi ci interpellano. Trovare soluzioni e creare ponti è il compito della diplomazia. ‘Un gesto concreto, perché la solidarietà non ha confini’, per riprendere le parole dello stesso ministro Tajani. Non dimentichiamoci che l’Africa è una priorità della politica estera italiana. Questo governo ha compreso il senso profondo delle parole di Don Luigi Sturzo, che esattamente un secolo fa sosteneva, profeticamente, che ‘occorre investire in Africa per non essere investiti dall’Africa’. L’impegno dell’Italia si traduce non solo nell’invio di aiuti umanitari, ma anche in altre azioni concrete per creare le condizioni di pace, sanare le ferite sociali e riunire ciò che la guerra ha diviso. È con questo obiettivo che il ministro Tajani ha aperto le porte degli ospedali italiani ai bambini feriti dalla guerra di Gaza e alle loro famiglie. Ha favorito l’ingresso di studenti palestinesi nelle nostre università, grazie alla collaborazione con la ministra Bernini. Ha avviato un censimento di tutti gli ospedali italiani nel mondo, non solo per formare il personale sanitario e consegnare attrezzature mediche, ma soprattutto per mettere tali strutture in condizione di curare in loco le popolazioni bisognose. Non devono più esserci crisi dimenticate. Riportare al centro dell’attenzione uno dei conflitti più tragici del nostro tempo, come il Sudan, è la prova concreta della visione che anima l’azione della Farnesina”.

Sudan (@ Annie Spratt su Unsplash)

Come viene percepita dalle popolazioni come quella sudanese la politica di pace del ministro italiano?
“Personalmente, rimangono nella mia mente gli occhi di tanti bambini che ho visitato nei campi profughi insieme alle loro mamme, e a pochissimi papà, superstiti di un inumano conflitto che ha falcidiato vittime innocenti e diviso famiglie. Rimangono nella mia mente questi visi, a cui la nostra presenza e il nostro aiuto concreto hanno restituito un sorriso e una speranza. Non ci dimenticheremo di loro. In quegli occhi ho ritrovato non solo la richiesta di aiuti materiali, ma soprattutto un anelito di pace, di ritorno alle proprie terre, di ricongiungimento con le proprie famiglie, di una nuova prospettiva di vita che la guerra ha strappato loro. Di questo mi sono fatto interprete nel colloquio con il primo ministro, insieme all’ambasciatore Tommasi. Il premier mi è sembrato un uomo di buona volontà. A lui ho chiesto di fare tutto ciò che è in suo potere per raggiungere una pace, come disse il Santo Padre, disarmata e disarmante. Gli ho chiesto questo ‘per amore del suo popolo’”.

 

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