La cultura italiana all’estero: il caso Varsavia

Personaggi in fuga o alla ricerca di un nuovo inizio: l'eredità letteraria di Elio Vittorini

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Foto di Bianca Fazacas su Unsplash

La cultura italiana in Polonia attraverso l’eredità letteraria che contraddistingue la storia del nostro paese. L’Istituto italiano di cultura di Varsavia collabora con la casa editrice Austeria, impegnata nella pubblicazione di opere che uniscono profondità culturale e raffinatezza per lettori esigenti e appassionati. Da questa cooperazione è scaturita la presentazione della prima traduzione polacca del volume “Le città del Mondo’ di Elio Vittorini. L’evento si è svolto all’Istituto italiano di cultura di Varsavia.  “Le città del mondo” è l’ultimo romanzo, rimasto incompiuto, di Elio Vittorini. Racconta il viaggio di un pastore e di suo figlio attraverso la Sicilia sud-orientale, incontrando personaggi in fuga o alla ricerca di un nuovo inizio. I luoghi attraversati, vivi di sicilianità, riflettono le speranze e i tormenti dei viandanti. Alla presentazione hanno partecipato Radoslaw Klos, traduttore del libro, e Wojciech Ornat, redattore capo della casa editrice Austeria. Protagonista attivo della Resistenza, lo scrittore Elio Vittorini pubblicò nel 1945 “Uomini e no”, il suo romanzo di maggiore impegno civile. Nello stesso periodo uscì per l’editore Einaudi la rivista “Il Politecnico”, nel quale era centrale il concetto di autonomia dell’arte rispetto alla militanza politica.

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Varsavia – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’incontro con il Presidente della Repubblica di Polonia Andrezej Duda, 17 aprile 2023. Foto di Paolo Giandotti – Ufficio Stampa per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica

Italia-Polonia

“Il rapporto tra Italia e Polonia è saldo e profondo – sottolinea il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella-. Si nutre della comune condivisione dei valori risorgimentali di indipendenza e identità nazionale. Bene incarnati da una figura, quella del colonnello Francesco Nullo, garibaldino – protagonista delle 5 Giornate di Milano e dell’impresa dei Mille – che diede la vita per questa terra alla guida di una legione internazionale Reciprocamente, ‘per la nostra e per la vostra libertà’ recitano le parole incise sul marmo nel cimitero polacco di Montecassino. A ricordo del valoroso contributo e del sacrificio del Secondo Corpo d’armata polacco per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo durante il secondo conflitto mondiale”. Espressione di valori e di un destino comune del popolo italiano e di quello polacco. Prosegue il Capo dello Stato: “Una prova di amicizia che l’Italia non dimentica. Oggi il continente europeo si trova nuovamente a fronteggiare una insensata guerra di aggressione, mossa dalla Russia all’Ucraina. Italia e Polonia sono unite nella solidarietà a un popolo attaccato, nella comune convinzione che, a essere in gioco, sono le ragioni e i valori che condividiamo nell’Unione Europea. L’unità di intenti tra gli Stati membri è preziosa. Rappresenta la forza di nazioni e popoli eguali, contro ogni impulso imperialista frutto di esasperazioni nazionalistiche”.

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Foto di Karolina Grabowska da Pixabay

Solidi legami

Sergio Mattarella rende omaggio, quindi, “allo straordinario sforzo della Repubblica di Polonia e dei suoi cittadini nel tragico frangente che insanguina l’Europa”. E “all’esempio offerto dal popolo polacco nell’assistenza ed accoglienza ai cittadini ucraini in fuga dalle devastazioni della guerra”. Osserva il presidente della Repubblica: “Lo sforzo che l’Unione Europea e i nostri due Paesi stanno compiendo nel sostegno a Kiev, nell’assistenza militare all’Ucraina nel quadro della comune e convinta appartenenza all’Alleanza Atlantica, sono elementi indispensabili del processo che deve far pervenire a una pace giusta”. È in questo contesto che si alimentano e sviluppano i rapporti bilaterali tra Italia e Polonia. Trainati anche dalla solidità dei legami economici, come testimoniato anche dalla intensità del nostro interscambio commerciale e dalla presenza in Polonia di oltre 2.500 imprese italiane. “I nostri rapporti sono felicemente caratterizzati da solidi e storici legami culturali – sottolinea Sergio Mattarella-. Significativa è la spinta che arriva dai nostri giovani. Sono moltissimi infatti quelli che scelgono di visitare, studiare o vivere nell’uno e nell’altro Paese. Cittadini di una casa comune, quindi. Alimentano un continuo scambio di influenze e suggestioni reciproche tra l’arte e la cultura dei nostri due Paesi, rinverdendo un’esperienza secolare: basti pensare all’accoglienza delle opere di Chopin, con il pubblico dell’Italia risorgimentale che si rispecchiava nella narrazione di un esule che canta le sorti di un paese oppresso”.

Con riferimento ai giorni nostri, sottolineo l’ammirazione per la poetessa Szymborska, testimoniata dai numerosi eventi organizzati anche in Italia per celebrare il “2023 Anno di Wisława Szymborska”.

Il 2023 è stato proclamato anche “Anno della memoria delle eroine e degli eroi del ghetto di Varsavia”. Il 19 aprile tutto il mondo onorerà gli eroi della rivolta: mi unisco nel ricordo.

Domani sarò in visita ad Auschwitz dove, insieme a giovani di tutto il mondo, alla Marcia dei Vivi, ripeteremo: “mai più”.

Nella Sua stupenda città di Cracovia sarò poi ospite dell’Università Jagellonica, per rendere omaggio ad una delle più antiche istituzioni universitarie europee, simbolo della cultura polacca, della libertà della cultura e della ricerca, della resilienza del suo popolo.

Signor Presidente,

oggi i nostri due Paesi, saldi Membri della Unione Europea e dell’Alleanza Atlantica, sono chiamati a difenderne e promuoverne i valori fondanti, in primo luogo, libertà, pace, diritti umani, democrazia.

Lavorando assieme, Italia e Polonia, possono guardare al futuro con fiducia: consapevoli di potere sempre contare, nel cammino verso la costruzione di un mondo più libero e giusto, sul profondo legame che li unisce.

Con questi sentimenti, levo il calice all’amicizia tra i nostri Paesi e i nostri due popoli e a un’Europa in pace, unita e prospera.

 

 

Cultura come ponte

 

Anpi: Nato a Siracusa il 23 luglio 1908, deceduto a Milano il 12 febbraio 1966, scrittore.

Figlio di un ferroviere, vagò col padre da una località all’altra della Sicilia. Nel 1924 emigrò in Friuli, dove si impiegò come contabile in un cantiere edile. È del 1927 l’inizio di una collaborazione con La Stampa di Torino, durata due anni e, del 1929, quella con Solaria per la quale pubblicò la raccolta di racconti Piccola borghesia. Trasferitosi a Firenze nel 1930, fece il segretario di redazione della rivista e, al contempo, il tipografo al quotidiano La Nazione, che dovette però lasciare per un’intossicazione da piombo. Imparato l’inglese, Vittorini si diede al lavoro di traduttore e, anticipando i gerarchi che si sarebbero accaniti con i collaboratori di Solaria, non rinnovò l’iscrizione al partito fascista. Sulla rivista (lo scoppio della guerra di Spagna avrebbe favorito, in Elio Vittorini, una più concreta presa di coscienza politica), uscirono, a puntate, tra il 1933 e il 1936, Il garofano rosso e Viaggio in Sardegna e, nel 1938, sulla rivista Letteratura (sempre a puntate), Conversazione in Sicilia, la cui pubblicazione in volume nel 1941, rese ancora più tesi i rapporti con il regime di Vittorini, che si era intanto trasferito a Milano per lavorarvi in diverse case editrici. Non a caso, infatti, gli fu vietata la pubblicazione della antologia Americana e l’ostracismo nei suoi confronti non finì nemmeno con la caduta di Mussolini. Arrestato nel luglio 1943 a Milano, lo scrittore fu, infatti, rinchiuso a “San Vittore” e poté uscire dal carcere soltanto dopo l’8 settembre. Protagonista attivo della Resistenza, Vittorini collaborò con grande impegno a l’Unità clandestina, che per qualche mese diresse anche nel 1945, l’anno in cui pubblicò Uomini e no, il suo romanzo di maggiore impegno civile. Sempre quell’anno, nel settembre, uscì per l’editore Einaudi Il Politecnico, le cui posizioni sul concetto di “autonomia dell’arte” portarono a un durissimo scontro con Mario Alicata e Palmiro Togliatti. Cessata la pubblicazione di Il Politecnico, Vittorini riprese la produzione narrativa. È del 1947 Il Sempione strizza l’occhio al Freius, del 1949 Le donne di Messina, del 1950 La Garibaldina. Nel 1951 Elio Vittorini si staccò dal PCI, che accusò di intolleranza ideologica, e si diede prevalentemente ad un lavoro di organizzatore culturale. Nel 1960 ha diretto la collana La Medusa, della casa editrice Mondatori. Nel 1961, in collaborazione con Italo Calvino, ha curato Il Menabò, una rivista-collana einaudiana centrata sui rapporti tra letteratura e industria. Lo scrittore è morto prematuramente, mentre lavorava per la “Einaudi” alla raccolta di saggi Nuovo Politecnico. Sulla casa milanese di viale Gorizia dove abitava lo ricorda una lapide; al suo nome sono intitolate strade e scuole a Siracusa, a Milano, a Roma e in molte altre parti d’Italia.

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