La crisi silenziosa che sfugge ai sondaggi

Le indagini post-enumerazione indicano una diminuzione della copertura e dell'accuratezza dei censimenti

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Foto di Luma Pimentel su Unsplash

Sos crisi demografica. Tra i compiti affidati da Leone XIV alla Cei c’è anche “una sana cooperazione con le autorità civili”. La Conferenza episcopale italiana, secondo Robert Francis Prevost, è “luogo di confronto e di sintesi del pensiero dei vescovi circa le tematiche più rilevanti per il bene comune”. Essa, ha precisato il Pontefice, “all’occorrenza, orienta e coordina i rapporti dei singoli vescovi e delle Conferenze episcopali regionali con tali autorità a livello locale”. Poi la citazione di Benedetto XVI, che nel 2006 “descrisse la Chiesa in Italia come una realtà molto viva, che conserva una presenza capillare in mezzo alla gente di ogni età e condizione e dove le tradizioni cristiane sono spesso ancora radicate e continuano a produrre frutti”. Ciò nonostante, “la comunità cristiana di questo Paese si trova da tempo a dover affrontare nuove sfide, legate al secolarismo, a una certa disaffezione nei confronti della fede e alla crisi demografica”, l’analisi di Leone XIV. “In questo contesto – osservava Papa Francesco – ‘ci è chiesta audacia per evitare di abituarci a situazioni che tanto sono radicate da sembrare normali o insormontabili. La profezia – diceva – non esige strappi, ma scelte coraggiose, che sono proprie di una vera comunità ecclesiale: portano a lasciarsi ‘disturbare’ dagli eventi e dalle persone e a calarsi nelle situazioni umane, animati dallo spirito risanante delle Beatitudini’”, puntualizza il Papa.

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Crisi silenziosa

Intanto cresce la “crisi silenziosa” legata alla sottostima della popolazione mondiale nei dati ufficiali, dovuta a un calo dei tassi di risposta ai censimenti e a problemi di accuratezza. A lanciare l’allarme uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Southampton e della Columbia University, pubblicato su Science. Gli autori evidenziano che milioni di persone non vengono conteggiate nei censimenti e nei sondaggi, lasciando i decisori politici privi di informazioni essenziali per governare efficacemente. La pandemia di Covid-19 ha interrotto le tradizionali modalità di raccolta dati, come i colloqui porta a porta, aggravando la situazione già compromessa da una crescente sfiducia nelle istituzioni e dalla riduzione dei finanziamenti internazionali destinati ai censimenti, in particolare a seguito dei tagli agli aiuti esteri da parte di Stati Uniti, Regno Unito e altri Paesi europei. Questi tagli rischiano di peggiorare ulteriormente la crisi, compromettendo la qualità e la tempestività dei dati demografici fondamentali per la pianificazione di servizi pubblici come ospedali e scuole.

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Foto di Sam Balye su Unsplash

Impegno dei governi

Le indagini post-enumerazione indicano una diminuzione della copertura e dell’accuratezza dei censimenti. Ad esempio, il censimento statunitense del 2020 ha probabilmente sottostimato la popolazione latina di 2,9 milioni, mentre quello sudafricano del 2022 ha sottostimato la popolazione complessiva fino al 31%. Le Nazioni Unite stimano che un africano su tre non sia stato conteggiato nel censimento del 2020. Per contrastare questa situazione, i ricercatori propongono di combinare nuove tecnologie, come l’uso dell’intelligenza artificiale per analizzare immagini satellitari e ricavare impronte degli edifici, con un maggiore impegno dei governi nel creare fiducia e trasparenza sull’uso dei dati. Solo così sarà possibile garantire che tutte le persone siano conteggiate e che le risorse siano allocate equamente, evitando che le comunità più vulnerabili rimangano invisibili e marginalizzate. Come sottolinea Andrew Tatem, direttore del WorldPop a Southampton, “dati demografici accurati non sono un lusso, ma un’infrastruttura essenziale per società sane, resilienti e funzionanti”. La crisi attuale minaccia non solo l’accuratezza statistica, ma anche i fondamenti stessi di una governance equa e inclusiva.

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