La Carta più bella del mondo

Dopo la tragedia della seconda guerra mondiale e il referendum sulla forma di governo (repubblica o monarchia) la Costituzione ha dato all'Italia un nuovo ordinamento giuridico

Carta
La costituzione © Quirinale

“La più bella del mondo. La Costituzione raccontata a ragazze e ragazzi”. Si intitola così il libro di Walter Veltroni e Francesco Clementi, illustrato da Marcella Onzo. “La legge fondamentale della Repubblica italiana è una signora invecchiata con pochissime rughe- spiegano gli autori-. E’ ancora la legge delle leggi, quella su cui si basano il nostro essere cittadini. E, anche se può sembrare strano, le nostre vite”. Per mostrarci quanto la Costituzione sia ancora viva e riguardi tutti da vicino, anche le ragazze e i ragazzi, Walter Veltroni ci racconta i dodici principi fondamentali della Carta, che corrispondono agli articoli iniziali, attraverso le storie di dodici bambini. Alcuni sono personaggi di fantasia, altri sono esistiti per davvero, ma tutti, attraverso le loro vicende e riflessioni, ci mostrano il significato più profondo della Costituzione. Ogni storia illustra temi essenziali come dignità, diritti, accoglienza, pace, autonomia ed è seguita dalla spiegazione di Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico italiano e comparato, che indica alcuni modi per tradurre i principi alla base della Carta su cu si basa la Repubblica italiana.

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Foto di aitac su Unsplash

Carta fondamentale

La struttura dello Stato italiano è sancita dalla Costituzione, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, la quale dopo la tragedia della seconda guerra mondiale e il referendum sulla forma di governo (repubblica o monarchia) diede all’Italia un nuovo ordinamento giuridico. La Costituzione venne redatta dall’Assemblea costituente eletta in occasione del referendum del 2 giugno 1946. E fu successivamente approvata dalla stessa assemblea il 22 dicembre 1947, con 453 voti favorevoli e 62 voti contrari, nell’ambito di una votazione a scrutinio segreto. Entrò in vigore il 1° gennaio 1948 dopo la sua promulgazione da parte del capo provvisorio dello Stato e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Nel libro “Salviamo la Costituzione italiana” (Bompiani, 2008) il giuslavorista Pietro Ichino precisa a Dino Messina come la Carta nel garantire  al cittadino la più ampia libertà di scelta del come rendersi utile al Paese non include soltanto tutte le figure tradizionali del lavoro subordinato e di quello autonomo, ma anche l’attività dell’imprenditore che valorizza il lavoro altrui, nonché qualsiasi altra attività umana. Purché in qualche modo e misura “concorra al progresso materiale o spirituale della società”, quale che sia la forma contrattuale utilizzata per metterla a frutto.

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Foto © Sara Minelli (Imagoeconomica)

Le basi

Il “lavoro” di cui parla la Costituzione agli articoli 1 e 4, evidenzia il professor Ichino, c’è anche se manca un contratto: l’attività di milioni di volontari che si pongono gratuitamente al servizio del prossimo. Il lavoro casalingo e quello della cura tra le mura domestiche dei figli, degli anziani e delle persone con  disabilità. Il lavoro dello scrittore, del pittore o del musicista, anche quando non si curino di vendere i frutti della propria arte. La meditazione e la preghiera del monaco, che non sono oggetto di mercato. Tutto questo è a pieno titolo “lavoro” su cui la Repubblica italiana si fonda. Alla base c’è la scelta di attribuire valore prioritario alla capacità e alla volontà della persona di aprirsi al rapporto di cooperazione con i propri simili, di porsi al servizio del prossimo. Ne consegue il riconoscimento della dignità del lavoro dell’uomo nella sua dimensione oggettiva e soggettiva affinché il lavoratore possa non soltanto “avere” di più, ma prima di tutto “essere” di più. Cioè possa realizzare più pienamente la sua umanità sotto ogni aspetto.

 

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