LUNEDÌ 29 GENNAIO 2018, 20:35, IN TERRIS


GRAN BRETAGNA

Isaiah come Charlie, i giudici: "Staccate la spina"

Ok dell'Alta Corte a interrompere le cure del piccolo, di soli 11 mesi, affetto da un grave danno cerebrale. I genitori si oppongono

REDAZIONE
Lanre e Takesha Haastrup, i genitori di Isaiah
Lanre e Takesha Haastrup, i genitori di Isaiah
L'

ombra di un nuovo caso Charlie si allunga sul Regno Unito, dove l'Alta corte ha dato l'ok ai medici del King's College hospital di Londra a staccare la spina del piccolo Isaiah Haastrup, di appena 11 mesi, rimasto vittima di un grave danno cerebrale subito dopo la nascita e che sopravvive grazie alla ventilazione di alcuni macchinari. Come nel caso del piccolo Charlie Gard, anche i genitori di Isaiah si sono opposti con tutte le loro forze al verdetto dei giudici e al parere dei medici, i quali hanno ritenuto le condizioni del bambino non possano migliorare e che, non rispondendo alle stimolazioni, "non sia nel suo miglior interesse" continuare a vivere in questo modo.


Il caso di Isaiah

Una versione, quella fornita dai magistrati, totalmente avversata dalla madre del bimbo: "Quando gli parlo reagisce, lentamente, aprendo un occhio. Io vedo un bambino malato, che necessita amore e cure. Io lo amo e posso dargliele. Non è giusto affermare che non ha diritto di vivere". Per i giudici dell'Alta corte, invece, Isaiah avrebbe subito un tale danno cerebrale, definito "catastrofico", da non rendere utile la prosecuzione delle cure e l'azione del macchinario per la respirazione artificiale: "Emetto questa sentenza con profonda tristezza", ha dichiarato il giudice lettore del verdetto". Una vicenda che, in tutto e per tutto, si attaglia a quanto accaduto ai genitori di Charlie Gard, protagonisti loro malgrado di un contezioso giuridico andato avanti per mesi, con appelli, consultazioni e il susseguirsi di pareri degli esperti. Isaiah, secondo quanto riportato alcuni mesi fa dal quotidiano 'Guardian', avrebbe riportato la grave paralisi cerebrale durante il parto, avvenuto con metodo cesareo: "Il battito del bimbo - aveva raccontato il papà - diminuiva ma nessuno ha fatto nulla per almeno 40 minuti".


La mamma: "Non sta a voi decidere"

La battaglia legale dei genitori del piccolo è andata avanti per alcuni mesi, fra la speranza e il timore di rivivere l'esperienza già provata da Chris e Connie Gard: alla lettura della sentenza, Takesha e Lanre hanno commentato con un doloroso "siamo delusi": negli ultimi tempi, la mobilitazione del web era stata imponente per salvare la vita del piccolo Isaiah, con iniziative e raccolte firme per chiedere all'Alta Corte non solo di consentire la prosecuzione delle cure ma anche per permettere a suo parde, Lanre, di tornare a visitarlo dopo il suo allontanamento, avvenuto a seguito di un diverbio con lo staff medico. La direzione del King's College, tramite il suo legale, che "nessuno può comprendere il dolore provato dai suoi genitori", ribadendo comunque che la decisione presa è la più giusta per il bambino: "Dire che è in condizioni troppo gravi per aver diritto di vivere - ha detto ancora Takesha Haastrup - non è giusto, non sta a loro deciderlo". 

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COMMENTO | EMMANUELE DI LEO

Lo Stato mette alla gogna un bambino

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In nome del suo massimo interesse si sta imponendo anche ad Isaiah la morte, come a Charlie Gard. Questa azione attuata dal tribunale, contrapponendosi al volere dei genitori, è l’evidente risultato della rottura del rapporto medico-paziente. Con questa sentenza del tribunale si ha una vera e propria invasione dello Stato nella vita familiare di queste persone. Lo Stato ha deciso che il massimo interesse per Isaiah è la morte. Questo mi sembra un atto di violenza nei confronti di due genitori che vogliono salvare il loro piccolo. Secondo il tribunale si parla di un bambino senza qualità di vita, si parla di un bambino che vive in condizioni sanitarie per cui non vale la pena offrire sostegni vitali. Applicare violenza nei confronti di una famiglia e di un bambino in nome della qualità della vita lo trovo profondamente ingiusto. Nuovamente la giurisprudenza sanitaria inglese in spregio al “Favor Vitae” mette un bambino alla gogna confermando che la società odierna è ritornata ai tempi dell’antica Sparta con uno Stato che ha il potere di senteziare su chi è degno di vivere e chi deve essere gettato dalla rupe.

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