“Non sapremo mai quanto bene può fare un semplice sorriso”, insegna Madre Teresa di Calcutta. Si intitola “Se il mondo si desse la mano” ed è lo spettacolo messo in scena da 70 persone con disabilità ed educatori. A Firenze un evento di inclusione, musica e sorriso. C’è chi interpreta Raffaella Carrà e chi racconta barzellette. C’è chi prende i panni di Riccardo Cocciante e chi canta “Imagine”, l’inno alla pace composto da John Lennon. C’è chi balla il valzer e chi interpreta Sister Act. Una festa collettiva di creatività, emozione e condivisione. Tutto questo è la terza edizione di “Se il mondo si desse la mano”, che svolta al teatro Puccini di Firenze. Tra i protagonisti persone con disabilità, educatori, operatori, familiari e volontari uniti sul palco per portare gli spettatori in un viaggio fatto di gag, canzoni, musica, gesti semplici. “Tutte persone – spiegano gli organizzatori – che sono ospiti delle strutture per disabili e per giovani fragili del Consorzio Zenit, tra cui la principale è il centro diurno La Tenda di via del Guarlone“. L’evento è stato realizzato in collaborazione con i volontari della Compagnia delle arti di Romena e ideato da Stefania Barbieri Benvenuti.

Il sorriso come inclusione
L’iniziativa solidale è nata dal desiderio di dare voce e visibilità ai talenti, alle aspirazioni e alle storie di chi spesso non è ascoltato abbastanza. Sul palco si sono intrecciati momenti di teatro, sketch comici, performance musicali e momenti corali. In cui ogni partecipante, con le proprie capacità e sensibilità, ha contribuito a costruire un racconto comune. Proseguono i promotori del progetto: “Non è soltanto uno spettacolo. E’ un gesto di comunità, un simbolo di come, se davvero ‘il mondo si desse la mano’, ciascuno di noi diventerebbe parte attiva di un tessuto sociale più ricco, più accogliente”. Lo spettacolo è frutto di mesi di lavoro e prove all’interno delle strutture per disabili del Consorzio Zenit. All’interno delle attività occupazionali e laboratoriali, aggiungono gli educatori, “l’esperienza teatrale è quella più arricchente per gli ospiti dei centri”. Un’attività “capace di far risaltare le loro abilità comunicative, motorie ed emotive. Oltre a rinforzarne la percezione di sé, l’autostima, il senso di appartenenza ad una comunità che li sa accogliere. Tanti gli obiettivi e i valori di questo show, tra cui l’inclusione, la partecipazione, la visibilità, l’empatia”.

Teatro oltre la disabilità
Tra i valori dello show ci sono appunto l’inclusione (dimostrare che arte e creatività sono per tutti), la partecipazione (superare barriere e differenze con la collaborazione concreta fra persone con disabilità e il loro contesto educativo/familiare). La visibilità (mostrare al pubblico una realtà spesso nascosta, con spontaneità, leggerezza e spessore emotivo). L’empatia (invitare lo spettatore non come semplice pubblico, ma come testimone e complice dell’azione scenica). “Questo spettacolo – osserva Valentina Blandi, direttrice del Consorzio Zenit – è il risultato più autentico e potente di ciò in cui crediamo ogni giorno. E cioè la bellezza delle relazioni, la forza della diversità, la possibilità per ciascuno di esprimersi e sentirsi parte di qualcosa di più grande. ‘Se il mondo si desse la mano’ non è solo un titolo, è un augurio, un invito, un orizzonte concreto. Sul palco talento, impegno, verità. Persone che si mettono in gioco con coraggio e gioia. Ed è questo che ci insegna la comunità che cresce all’interno delle nostre strutture. Una comunità viva, che ha molto da dare e da raccontare”.

