Il monito di Leone XIV contro la follia bellica è perentorio: “Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli. Mai la guerra è santa, solo la pace è santa, perché voluta da Dio”. Dai malati oncologici ai mutilati, in 4 anni l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ha accolti 3.500 piccoli pazienti in fuga dalla guerra in Ucraina. Anna è arrivata a Roma a sei mesi in pieno conflitto e al centro sanitario vaticano d’eccellenza ha ricevuto la diagnosi di una grave malattia rara, ma anche le giuste terapie. Ilya soffre di crisi epilettiche, a causa di un tumore al cervello. Il piccolo Oleg, racconta l’Ansa, ha sconfitto la leucemia ed è tornato a Kiev con la famiglia. Sono alcuni dei migliaia di bambini arrivati in Italia per curarsi dopo l’inizio dell’offensiva militare russa contro l’Ucraina. A ormai quattro anni di distanza, secondo l’Unicef, i bambini in fuga dal conflitto sono più di 2,5 milioni. 791.000 sfollati in Ucraina e 1,7 milioni rifugiati all’estero. Più di 3.200 sono stati uccisi o feriti.

Distruzione bellica
La guerra ha costretto migliaia di famiglie a una corsa contro il tempo per salvare i propri figli. Molti bambini hanno trovato nei reparti italiani una possibilità di cura e di futuro. “Sono oltre 3.500, dal 24 febbraio 2022, i piccoli pazienti arrivati a bordo di ambulanze, pullman o voli umanitari e accolti all’ospedale pediatrico Bambino Gesù – spiega all’Ansa Lucia Celesti, responsabile dell’Accoglienza al nosonomio romano -. I bambini li abbiamo visti rifiorire, mentre chi porta le cicatrici più pesanti sono spesso i genitori”. In Ucraina, prima del conflitto, precisa la dottoressa Celesti, “gli ospedali funzionavano bene, ma con la guerra molti sono stati distrutti. Quelli rimasti si sono riempiti di pazienti e svuotati di farmaci“. Per alcuni l’esodo è stato una salvezza. È il caso della famiglia di Oleg, che nel 2022 aveva 4 anni. Un mese dopo l’invasione gli viene diagnosticata la leucemia. “Vivevamo a Cernivci, al confine con la Romania. Con l’aiuto dei volontari siamo riusciti ad arrivare in Italia. Al Bambino Gesù, i medici hanno iniziato subito gli accertamenti e la terapia. Oggi mio figlio sta bene. Siamo tornati a vivere in Ucraina”.

Rinascita
Per molte famiglie, però, l’accoglienza ha significato anche continui trasferimenti e precarietà. Come per Ilya, che abitava a Ternopil, a 120 chilometri da Leopoli. Oggi ha 12 anni ed è arrivato in Italia con il papà Vladimir e il fratello. “Quando è scoppiata la guerra a Ilya era stato da poco diagnosticato un tumore cerebrale”, spiega il padre. Presi in cura al Bambino Gesù, sono stati ospitati nella Casa di Peter Pan. Poi trasferiti a Fiuggi, quindi a Frosinone e infine ad Anagni. “Ilya ora frequenta la scuola italiana – spiega Vladimir – ma, a causa del tumore, ha crisi epilettiche ricorrenti ed emicranie debilitanti. Ha necessità di frequenti controlli all’ospedale. Il nostro desiderio è trovare una stanza a Roma”. Irina è partita quasi un anno dopo l’inizio del conflitto con tutta la famiglia. “Anna aveva sei mesi e sospettavamo una grave malattia rara, impossibile da diagnosticare tra esplosioni e bombardamenti”. Con l’aiuto dei volontari la famiglia è arrivata a Roma il 2 gennaio 2023. Il giorno successivo Anna era già ricoverata al Bambino Gesù. La diagnosi è stata di ipercalcemia con acidosi tubulare, che provoca gravi danni ai reni. “Grazie a medici e strutture qualificate abbiamo visto le sue condizioni migliorare giorno dopo giorno. Oggi viviamo a Guidonia, lavoriamo e studiamo. E’ stata una rinascita”.

