La marcia per la pace e la fraternità si svolge domani 12 ottobre come testimonianza comunitaria “no war”, esperienza di impegno pubblico e opportunità di mobilitazione delle coscienze. “La Marcia della Pace Perugia-Assisi è un cammino che attraversa paesi, borghi e vallate per far risuonare il Vangelo della pace nella vita concreta delle persone- spiega il teologo francescano, padre Enzo Fortunato-. Dal 9 al 12 ottobre Perugia ospita il “Cantiere della Pace”, con l’Assemblea dell’Onu dei Popoli e numerose realtà associative, in dialogo tra istituzioni e cittadini”. E aggiunge: “Alla vigilia della Marcia di Assisi, il Giubileo appare per ciò che è: un tempo di verifica. Dopo mesi di pellegrinaggi, incontri e piazze colme, resta la domanda più importante. E cioè che cosa resta di tutto questo nella vita quotidiana? Forse proprio la consapevolezza che la pace si costruisce nei comportamenti concreti, nelle parole misurate, nella capacità di ascolto reciproco. È lì che il Giubileo può continuare, non come evento straordinario ma come pratica ordinaria di convivenza. L’anno delle piazze, allora, non è solo memoria di un tempo di grazia, ma il segno che il cambiamento delle coscienze è già iniziato, passo dopo passo, nella vita reale del Paese“. Ogni passo della marcia Perugia-Assis ricorderà che la pace non è uno slogan, ma una scelta da rinnovare ogni giorno, come afferma l’anima della marcia, Flavio Lotti.

Marcia e giustizia sociale
“Non c’è pace senza giustizia sociale, come diceva San Francesco, citato da Papa Leone nella prima esortazione ‘Dilexi te’- sottolinea padre Enzo Fortunato-. Il Giubileo è l’anno delle piazze. Non solo la piazza di San Pietro ha contaminato le altre piazze, ma ogni città ha riscoperto il valore della condivisione pubblica, della presenza visibile, del dialogo raccolto e dell’impegno civico. In questo senso il Giubileo non è stato soltanto un evento religioso, ma un ‘anno del risveglio delle coscienze’. Un invito costante a riconquistare lo spazio pubblico della speranza, della fraternità e soprattutto della pace. Proprio la pace è il filo che attraversa tutto questo tempo giubilare“. Prosegue il teologo francescano: “Nel cuore del cammino si fa sentire l’esigenza di rispondere al grido del mondo ferito: ‘pax’ come parola che interpella ciascuno, come scelta di vita, come impegno concreto nella costruzione del bene comune. Il Giubileo 2025, indetto con il motto Pellegrini di speranza, ha mosso verso Roma migliaia di persone da ogni parte del mondo“.

Impegno per i più fragili
“Alla Veglia dei Giovani presieduta da Papa Leone XIV a Tor Vergata si è radunato un popolo impressionante: oltre un milione di partecipanti attorno al silenzio, alla preghiera, alla contemplazione – osserva padre Enzo Fortunato-. Durante il Giubileo dei Missionari e dei Migranti sono arrivati circa diecimila pellegrini e operatori pastorali da diversi continenti, per rendere visibile l’impegno della Chiesa verso i più fragili. A Perugia, in una delle tappe di avvicinamento, novemila giovani provenienti da tre continenti hanno preparato il loro arrivo a Roma. Numeri che raccontano una presenza viva e sorprendente, ma anche una responsabilità: non fermarsi all’emozione dell’evento, bensì lasciare tracce nella vita delle comunità, nel volto delle città, nel cuore delle istituzioni“. È quanto ha ricordato con forza Papa Leone XIV: “Facciamo in modo che l’incontro giubilare non rimanga un momento isolato, ma segni un passo avanti nella vita cristiana e un forte incoraggiamento a perseverare nella testimonianza della fede”. E ancora, durante il Giubileo dei Migranti: “La fede non si impone con i mezzi della potenza, ma si propone con la coerenza della vita”.

Ispirazione giubilare
Parole, evidenzia padre Fortunato, che “restituiscono alla pace la sua concretezza quotidiana, fatta di gesti semplici e di relazioni vere. Il Giubileo ha ‘contagiato’ anche le piazze delle nostre città. Quelle dei cortei, delle manifestazioni, ma anche delle veglie, dei presidi civili e spirituali. In questo clima si è inserito un grande risveglio nazionale che ha attraversato l’Italia negli ultimi mesi. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere diritti, giustizia sociale, condizioni di lavoro dignitose. È stato un segno di partecipazione autentica, che ha trovato nell’anno santo una motivazione morale più profonda“. Prosegue direttore della rivista “Piazza San Pietro”: “Da Milano a Napoli, da Torino a Palermo, le piazze dello sciopero hanno riacquistato significato: non solo protesta, ma richiamo alla responsabilità collettiva, alla dignità, alla solidarietà. È come se il respiro del Giubileo avesse toccato anche il mondo della politica e delle mobilitazioni civili, restituendo senso e profondità all’impegno pubblico. Il risveglio delle coscienze, così, assume una doppia dimensione: spirituale e sociale. Da una parte invita ciascuno a ‘ritornare al cuore’, dall’altra ci chiede di abitare il mondo come cittadini consapevoli, capaci di farsi costruttori di pace”.

