La misericordia unisce Leone e Francesco. Nel giorno successivo all’elezione al Soglio Pontificio Leone XIV si è presentato con le scarpe nere e la croce pastorale realizzata per Benedetto XVI e usata successivamente anche da Francesco. Robert Francis Prevost ha celebrato la Missa Pro Ecclesia a Romano Pontefice alla presenza del Collegio cardinalizio. La sua omelia ha avuto un incipit in inglese. Il Pontefice ha tracciato, dopo l’anticipo della prima apparizione dalla Loggia delle Benedizioni, le linee guida di quella che sarà la sua azione, o meglio, il suo “tesoro”. Leone XIV non ha mancato di evidenziare le zone di crisi e sono proprio queste il luogo dove bisogna agire. Anche perché la mancanza di fede “porta spesso con sé drammi quali la perdita del senso della vita, l’oblio della misericordia, la violazione della dignità della persona nelle sue forme più drammatiche, la crisi della famiglia e tante altre ferite di cui la nostra società soffre e non poco“. È innegabile l’affievolirsi nei secoli del messaggio di misericordia divina che invece pervade tutto l’Antico e il Nuovo Testamento. Forse a molti è sembrato che un Dio che prova compassione venisse impoverito. E troppo spesso è stata attribuita a Dio la concezione umana di giustizia, che non è la sua, per fortuna degli uomini. Il Concilio Vaticano II ha contribuito a questa riscoperta, ma anche gli studi posteriori ad esso.

Lo slancio che porta a Dio e quello che porta al prossimo, sia come singolo che nelle strutture sociali che l’umanità ha creato, è lo stesso, come il Vangelo e il Concilio documentano. La tentazione è da sempre quella di dividere le due cose, mentre l’impegno
nell’una è la verifica della bontà dell’altro. “Leone XIII è stato il Papa della Rerum novarum, sostanzialmente è il padre della dottrina sociale della Chiesa, colui che poi ha rivoluzionato un po’ il pensiero. E’ stata proprio una porta aperta verso la giustizia sociale, partendo proprio dalle condizioni dei lavoratori. Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) commenta l’elezione di Papa Leone XIV. “Oggi la giustizia sociale si deve costruire a partire da un lavoro dignitoso per tutti, cosa che purtroppo dati alla mano manca in Italia ma soprattutto in tante parti del mondo– sostiene il presidente Acli-. Quindi io credo che se la Chiesa deve, può, deve partire da lì, dall’azione sociale del papato di Francesco che è stata forte”. Secondo Manfredonia, “c’è una continuità del papato di Pietro, una Chiesa che è rivolta soprattutto a dare voce a chi non ha voce”. Manfredonia ricorda l’azione sociale di Francesco perché comunque la Laudato Sì, la Fratelli Tutti riguardavano sia il tema della fratellanza umana come risposta, ma anche Laudato Sì che analizza un po’ il tema dell’ecologia integrale, pongono le basi sul tema della giustizia sociale“.
nell’una è la verifica della bontà dell’altro. “Leone XIII è stato il Papa della Rerum novarum, sostanzialmente è il padre della dottrina sociale della Chiesa, colui che poi ha rivoluzionato un po’ il pensiero. E’ stata proprio una porta aperta verso la giustizia sociale, partendo proprio dalle condizioni dei lavoratori. Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) commenta l’elezione di Papa Leone XIV. “Oggi la giustizia sociale si deve costruire a partire da un lavoro dignitoso per tutti, cosa che purtroppo dati alla mano manca in Italia ma soprattutto in tante parti del mondo– sostiene il presidente Acli-. Quindi io credo che se la Chiesa deve, può, deve partire da lì, dall’azione sociale del papato di Francesco che è stata forte”. Secondo Manfredonia, “c’è una continuità del papato di Pietro, una Chiesa che è rivolta soprattutto a dare voce a chi non ha voce”. Manfredonia ricorda l’azione sociale di Francesco perché comunque la Laudato Sì, la Fratelli Tutti riguardavano sia il tema della fratellanza umana come risposta, ma anche Laudato Sì che analizza un po’ il tema dell’ecologia integrale, pongono le basi sul tema della giustizia sociale“.

Il leader Acli ricorda “gli incontri di papa Francesco con i movimenti popolari di lavoratori auto-organizzati, raccoglitori di cartone in Buenos Aires come tanti altri. Dunque ripartire dalla dignità che dà il lavoro e dalla libertà che questo può portare credo sia fondamentale”. La nozione di misericordia fa parte della tradizione cristiana e del patrimonio del Vaticano II, ma il modo di presentarla di papa Francesco si capirebbe difficilmente senza la grande apostola della Divina Misericordia, santa Faustina Kowalska. E qui si rintraccia un altro elemento di continuità, perché la devozione a santa Faustina unisce san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. La misericordia non può però essere disgiunta dalla verità e dalla giustizia, proprio per essere credibile e per mantenersi fedeli ai documenti del Concilio. Anche qui chi legge Francesco secondo un’ermeneutica della discontinuità e della rottura cerca di separare la misericordia dalla dottrina. Sul fronte progressista per proclamare che la dottrina è “scaduta” come se fosse uno yogurt, e sul fronte cosiddetto tradizionalista per sostenere che la misericordia di Francesco nega la dottrina e quindi è eterodossa. Posizioni sbrigative molto più facili rispetto allo sforzo difficile di tenere insieme misericordia e verità, che però corrisponde allo spirito del Vangelo.

Francesco può utilizzare, in tema di Internet e social network, uno straordinario patrimonio costruito con i messaggi per le Giornate mondiali delle comunicazioni sociali da san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Contengono alcune delle più raffinate e profetiche analisi delle sfide, le opportunità e i rischi del mondo digitale. Francesco li leggeva, li citava, e su queste basi costruiva un vasto programma per evangelizzare i giovani delle generazioni digitali.

