MARTEDÌ 24 APRILE 2018, 19:20, IN TERRIS


ALFIE EVANS

Il giudice: "Valutare se può tornare a casa"

Nessuna apertura per un trasferimento in Italia

REDAZIONE
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I genitori di Alfie Evans, Tom e Kate
I genitori di Alfie Evans, Tom e Kate
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essuna apertura su un possibile trasferimento in Italia, ma i medici dell'ospedale Alder Hey dovranno valutare se consentire che Alfie Evans venga riportato a casa dal padre e dalla madre. E' quanto ha deciso il giudice dell'Alta Corte britannica, Anthony Hayden. La notizia è stata diffusa dai reporter che hanno presenziato all'udienza di oggi a Manchester, citati dal Liverpool Echo. Il giudice ha inoltre criticato alcune persone vicine ai genitori accusandole di dare "false speranze". 


Speranza

Il bimbo inglese di 23 mesi, nella serata di ieri sera, è stato staccato dalla macchina per la ventilazione assistita ma, sorprendentemente, ha continuato a respirare da solo. Pur sprovvisto di quanto è necessario per la sopravvivenza, Alfie ha resistito, anche grazie all'abnegazione dei genitori, che per tutta la notte gli hanno praticato la respirazione bocca a bocca. "Dicevano che stava soffrendo - ha spiegato Tom Evans - e invece non soffre anche senza respiratore". Il padre si era detto, comunque, convinto che entro un paio d'ore avrebbe avuto bisogno di "sostegno". "Va ancora avanti e resiste bene come può, ma avremo bisogno che riceva assistenza" ha sottolineato Tom. A suo parere, i medici dell'Alder Hey hospital di Liverpool si attendevano che durasse qualche decina di minuti dopo il distacco dai macchinari, non molto di più. Poi un post su Facebook. "Ad Alfie è stato assicurato l'ossigeno e l'acqua. E' soprendente! Non importa cosa accadrà, ha già dimostrato che i medici si sbagliano", ha scritto la mamma sul social network stamattina. Poi il lavorio del Governo italiano, dopo aver concesso la cittadinanza ad Alfie, per trasferirlo al "Bambino Gesù" di Roma.


Il distacco

Prima dell'ok del giudice al distacco il procedimento era stato più volte posticipato dopo la concessione della cittadinanza italiana al bimbo e la disponibilità dell'Ospedale pediatrico "Bambino Gesù" di Roma a ricoverare il bambino, affetto da una malattia neurodegenerativa sconosciuta. E il trasferimento nella Capitale era anche il desiderio della mamma e del papà di Alfie, per il quale in serata era arrivato un nuovo appello del Santo Padre, il quale aveva invitato ancora una volta "ad ascoltare la sofferenza dei genitori". Stamattina Mariella Enoc, presidente del nosocomio vaticano, ha detto: "Ho parlato poco fa con il papà di Alfie che ha la mascherina per l'ossigeno, però bisogna trasportarlo. Poco fa ho parlato con l'ambasciatore Trombetta a cui ho detto che l'Equipe del Bambino Gesù è pronta a partire in pochi minuti. Il ministro Pinotti si sta attivando per dare l'aereo. La situazione va risolta in pochi minuti".


La battaglia

Quella di ieri è stata una giornata difficile a Liverpool, dove molti manifestanti avevano organizzato un sit-in (tentando anche di fare irruzione nell'Alder Hey Children's Hospital) per far desistere i medici dal far morire il piccolo. A ogni modo, né l'aver concesso la cittadinanza né la disponibilità manifestata sul posto dalla direttrice del "Bambino Gesù", Mariella Enoc, sembravano aver mai davvero convinto i giudici britannici a rivedere la propria decisione sul caso Evans, nonostante la sospensione delle cure fosse stata posticipata anche oltre l'orario inizialmente previsto. Addirittura, in un video pubblicato su Facebook poco dopo le 22.30, riporta il 'The Guardian', Tom Evans aveva spiegato che suo figlio avrebbe iniziato a respirare da solo fin dalle 21.17 e che i medici si sarebbero rifiutati di dargli ossigeno. Al momento, però, dalla direzione dell'Alder Hey non sono arrivati commenti sulle parole del padre di Alfie.


Gli sforzi

Pare dunque che lo sforzo del nostro Paese per dare una possibilità al bambino non sia servito a far cambiare idea alla giustizia britannica, ferma nella sua decisione di togliere ad Alfie i supporti vitali per lasciarlo morire, senza tentare di trasferirlo presso il "Bambino Gesù" che pure si era offerto di ricoverarlo, anche perché il bimbo era ormai un cittadino italiano. Una decisione che non aveva convinto il governo britannico, convinto che l'autorità sul caso dovesse restare quella del Regno Unito. Il rinvio del distacco dei macchinari aveva alimentato le speranze dei giovanissimi genitori i quali, però, hanno dovuto fare i conti con l'ennesimo "no" della magistratura. A nulla sono valsi gli appelli di Papa Francesco, le proteste sotto l'Alder Hey o la mobilitazione generale per dare una chance al bambino che, ora, respirerà da solo. La speranza di vederlo in Italia, in quello che era ormai diventato il suo Paese, è naufragata nello spazio di qualche ora: una sentenza ha deciso che Alfie deve morire, in quella stanza sorvegliata a vista dalla Polizia e nella quale solo ai suoi genitori, assieme al sacerdote italiano che li ha seguiti fino a oggi, è concesso di entrare.


Tajani: "Giusto dare altra possibilità"

Sul tema è intervenuto anche Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, al termine di un incontro con il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana. "Credo sia giusto dare un'altra possibilità ad Alfie, il bambino britannico al quale è stata staccata la spina - afferma Tajani -. Forse si poteva tentare, senza accanimento terapeutico, di poterlo salvare in Italia all'ospedale Bambino Gesù, per esempio. Voglio dare una parola di speranza anche per questo piccolo cittadino europeo la cui vita credo si debba in tutti i modi tutelare".

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