Il Giubileo di Leone: l’Anno Santo del “new Pope”

L'ispirazione giubilare nel passaggio dei pontificati: testimonianze

Giubileo
credito: CARLO LANNUTTI

Il Giubileo secondo papa Prevost. All’insediamento sulla Cattedra capitolina, Leone si è messo a disposizione del grande cantiere del Giubileo: “Roma è una grande casa aperta e accogliente, un focolare di fede”. Già il direttore del Tg2 Antonio Preziosi, autore di numerosi saggi su tematiche religiose, aveva raccontato l’ispirazione dell’Anno Santo nel saggio “Il Giubileo di papa Francesco. Vivere e capire lo straordinario Anno Santo della Misericordia” (Newton Compton). Cos’è la misericordia, qual è il suo significato nel cristianesimo e in che modo papa Francesco ne ha fatto il cuore del suo messaggio pastorale? Cos’è un giubileo, come si svolge e quali conseguenze ha dal punto di vista religioso, sociale e politico ma soprattutto spirituale? C’è un filo rosso che lega i pontifìcati di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco e Leone XIV?

Pietro
foto: Mallio-FalIcioni-

Yobel e Leone

“Giubileo” è il nome di un anno particolare: sembra derivare dallo strumento utilizzato per indicarne l’inizio; si tratta dello yobel, il corno di montone, il cui suono annuncia il Giorno dell’Espiazione (Yom Kippur). Questa festa ricorre ogni anno, ma assume un significato particolare quando coincide con l’inizio dell’anno giubilare. Ne ritroviamo una prima idea nella Bibbia: doveva essere convocato ogni 50 anni, poiché era l’anno ‘in più’, da vivere ogni sette settimane di anni (Lev 25,8-13). Anche se difficile da realizzare, era proposto come l’occasione nella quale ristabilire il corretto rapporto nei confronti di Dio, tra le persone e con la creazione, e comportava la remissione dei debiti, la restituzione dei terreni alienati e il riposo della terra.

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Papa Leone XIV con i cardinali (@Vatican Media)

Da Bonifacio a Leone

Citando il profeta Isaia, il vangelo secondo Luca descrive in questo modo anche la missione di Gesù: “Lo Spirito del Signore è sopra di me. Per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore” (Lc 4,18-19; cfr. Is 61,1-2). Queste parole di Gesù sono diventate anche azioni di liberazione e di conversione nella quotidianità dei suoi incontri e delle sue relazioni. Bonifacio VIII nel 1300 ha indetto il primo Giubileo, chiamato anche “Anno Santo”, perché è un tempo nel quale si sperimenta che la santità di Dio ci trasforma. La cadenza è cambiata nel tempo: all’inizio era ogni 100 anni; viene ridotta a 50 anni nel 1343 da Clemente VI e a 25 nel 1470 da Paolo II. Vi sono anche momenti ‘straordinari’: per esempio, nel 1933 Pio XI ha voluto ricordare l’anniversario della Redenzione e nel 2015 papa Francesco ha indetto l’Anno della Misericordia. Diverso è stato anche il modo di celebrare tale anno. All’origine coincideva con la visita alle Basiliche romane di San Pietro e di San Paolo. Quindi con il pellegrinaggio, successivamente si sono aggiunti altri segni, come quello della Porta Santa. Partecipando all’Anno Santo si vive l’indulgenza plenaria.

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La targa che ricorda la visita di Papa Wojtyla nel 1995 a S. Spirito in Sassia. Foto: Vatican News

Evento provvidenziale

Lo aveva già detto Giovanni Paolo II, proprio in vista del Giubileo del 2000: “Il Concilio Vaticano II costituisce un evento provvidenziale”. Ossia “un Concilio simile ai precedenti, eppure tanto diverso. Un Concilio concentrato sull mistero di Cristo e della sua Chiesa ed insieme aperto al mondo. Questa apertura è stata la risposta evangelica all’evoluzione recente del mondo” (Tertio Millennio Adveniente). In questa luce assunse una particolare pregnanza simbolica l’apertura della Porta santa, resa possibile dall’abbattimento del muro che la chiude, segno di ciò che sempre opera la misericordia. Se tradizionalmente i fedeli l’attraversano per entrare, la Chiesa è chiamata a imparare a varcare quella soglia in direzione opposta, per portare al mondo la misericordia e la salvezza di Dio e soprattutto per riconoscerle e incontrarle già all’opera.
Nel succedersi dei giubilei l’evangelizzazione ha sempre lo stesso cuore, o meglio lo stesso obiettivo. Il percorso e gli strumenti cambiano nel tempo – quindi si fa anche ricorso ai tweet nell’era dei social network –, ma il punto d’arrivo è sempre l’esperienza di un incontro personale con Gesù, che trasforma le relazioni con gli altri, con la società, con l’ambiente. È la meta a cui puntano gli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola, con cui papa Francesco aveva profonda familiarità.

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Foto di Simone Savoldi su Unsplash

Percorso mistico

Si tratta di  un percorso autenticamente mistico, non per abbandonare il mondo e arrivare al settimo cielo, ma per scoprire il mistero che si cela nella profondità di ciò che si vive ogni giorno. E infatti nella Laudato si’ Francesco scriveva che l’universo si sviluppa in Dio, che lo riempie tutto, quindi c’è un mistero da contemplare in una foglia, in un sentiero, nella rugiada, nel volto di un povero. E’ con questo spirito che Leone XIV prosegue e fa suo il Giubileo 2025. Papa Prevost, in occasione del suo primo discorso dalla loggia di San Pietro, ha concesso l’indulgenza plenaria a tutti i fedeli radunati in piazza e a quelli che ascoltavano la sua benedizione attraverso i mezzi di comunicazione. Un atto di grazia ecclesiastica che la Chiesa concede per la remissione totale della pena temporale per i peccati già confessati e perdonati.

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