Così la guerra spezza i legami sociali. L’allarme di Leone XIV

Il Vangelo della riconciliazione di Robert Francis Prevost per non lasciare indietro nessuno

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Sono i legami sociali le prime vittime della guerra. E al tempo stesso sono gli antidoti alla logica dell’odio e del conflitto. Secondo il Magistero di Leone XIV quando si sfaldano i legami sociali ad essere minacciata è la pace. Non c’è vera sicurezza senza genuina concordia. Non è forma, è sostanza. Nei testi della visita papale nel Principato di Monaco, come è stato rilevato, è significativo che il Pontefice abbia sottolineato che si tratta di uno Stato dove la il cristianesimo è religione di Stato. Quindi è uno Stato confessionale. Il Papa  lo ha evidenziato in uno Stato che si trova sostanzialmente in Francia. E il discorso l’ha fatto in francese a dire che non esiste solo il modello esagerato di laicità francese per poter vivere una relazione tra Stato e chiesa. Cioè si può anche vivere in uno Stato confessionale ed essere accogliente verso le persone che vengono da tutto il mondo c0sì appunto come è internazionale il Principato di Monaco. La dittatura degli “idoli” a danno degli innocenti. Nelle Scritture, ha ricordato Leone XIV, nel suo viaggio a Monaco, “siamo testimoni di due moti opposti.

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Gaza. Foto: Vatican News

No alla guerra

La mentalità bellica rischia di inasprire ulteriormente il clima di contrapposizione. Da ogni concessione alla mentalità di guerra giunge un segnale inquietante al mondo intero. Ogni qual volta la libertà religiosa viene proibita o ostacolata si priva l’essere umano della possibilità di rispondere alla chiamata della verità. Così si mina qualunque convivenza. Dunque da una parte la rivelazione di Dio, che mostra il suo volto come Signore onnipotente e salvatore. Dall’altra l’agire occulto di potenti autorità, pronte a uccidere senza scrupoli”. Si chiede Robert Francis Prevost: “Non è quello che accade oggi?”. Nella storia di Gesù, secondo il Papa figlio spirituale di Sant’Agostino, è riassunta la vicenda di tutti noi. A cominciare dai più piccoli e oppressi. Osserva Leone XIV: “Ancora oggi, quanti calcoli si fanno nel mondo per uccidere innocenti. Quante finte ragioni si pretendono per toglierli di mezzo”. Al contrario “è la misericordia che salva il mondo“. Da qui l’appello a “prendersi cura di ogni esistenza umana”. Da “quando sboccia nel grembo a quando appassisce e in ogni sua fragilità“. Dunque “la cultura della misericordia respinge la cultura dello scarto“. Già papa Francesco deplorava il fatto che “questa cultura dello scarto ci ha resi insensibili agli sprechi”. E “agli scarti alimentari che sono ancora più deprecabili quando in ogni parte del mondo, purtroppo, molte persone e famiglie soffrono fame e malnutrizione”. Infatti “il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici. Ricordiamo bene, però, che il cibo che si butta via è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame!”, avvertiva Jorge Mario Bergoglio.

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Vatican Media

Sos idoli

Nel Vangelo della riconciliazione di Leone XIV riecheggia la voce dei profeti. Così Dio realizza il suo “disegno di salvezza”. Ezechiele annuncia che l’opera divina inizia come liberazione e si compie come santificazione del popolo. Un itinerario di conversione. Si tratta, sottolinea Leone XIV, di “un’iniziativa coinvolgente, non privata o individuale, che trasforma le nostre relazioni con Dio e verso il prossimo”. La liberazione assume secondo Robert Francis Prevost “la forma di una purificazione dagli idoles immondes”. Con questo termine il profeta indica “tutte quelle cose che rendono schiavo il cuore, che lo comprano e lo corrompono”. La parola idolo significa “piccola idea”. Cioè una visione diminuita, che “rimpicciolisce non solo la gloria divina trasformandola in un oggetto”. Ma “la mente dell’uomo“. Per Leone XIV “gli idolatri sono dunque persone di corte vedute”. Cioè “guardano a ciò che rapisce i loro occhi, annebbiandoli”. E così “proprio le cose grandi e buone di questa terra diventano idoli. Trasformandosi in forme di schiavitù non per chi ne è privo, ma per chi se ne ingozza, lasciando il prossimo nella miseria e nella mestizia. L’affrancamento dagli idoli è allora liberazione da un potere che si è fatto predominio, dalla ricchezza che degrada in bramosia, dalla bellezza truccata in vanità“, avverte Robert Francis Prevost.

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Povertà (@ calinconstantinescu02 da Pixabay)

Pace compromessa

Leone XIV ha detto a Monaco: “L’ostentazione della forza e la prevaricazione compromettono la pace. Oggi incontro e amicizia sociale sono minacciati da chiusura e autosufficienza”. Si tratta del  prevalere della legge del più forte già stigmatizzato da Francesco. In visita al secondo Stato più piccolo al mondo dopo quello della Città del Vaticano. Un “Microstato”, come ricorda l’Osservatore Romano, «multietnico e sfaccettato in cui il cattolicesimo è religione ufficiale». Un territorio dall’identità composita: “francese per il suo ambiente, italiana per le sue radici genovesi, internazionale per vocazione”. Appello alla pace di Leone XIV nel Principato di Monaco, “una Città-Stato che si distingue per il vincolo profondo che la unisce alla Chiesa di Roma e alla fede cattolica”. Una terra “affacciata sul Mediterraneo e incastonata fra Paesi fondatori dell’unità europea” che “ha nella propria indipendenza una vocazione all’incontro e alla cura dell’amicizia sociale, oggi minacciati da un diffuso clima di chiusura e autosufficienza. Il dono della piccolezza e un’eredità spirituale viva impegnano la vostra ricchezza a servizio del diritto e della giustizia, specie in un momento storico in cui l’ostentazione della forza e la logica della prevaricazione danneggiano il mondo e compromettono la pace. Nella Bibbia, come sapete, i piccoli fanno la storia”.

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Foto di Mohammed Ibrahim su Unsplash

Fragore delle armi

La denuncia di questo tipo di cultura e l’invito a contrastarla sono presenti anche in alcuni documenti fondamentali del magistero di Francesco, a partire dall’esortazione apostolica Evangelii gaudium, pubblicata a novembre 2013 e vero e proprio documento programmatico dell’attuale pontificato. Al numero 53,  No a un’economia dell’esclusione, il Papa scrive: “Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l’essere umano in sé stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare”. E aggiunge: “Abbiamo dato inizio alla cultura dello scarto che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono sfruttati, ma rifiuti, avanzi”. Dio, assicura Leone XIV, “non ci abbandona in queste tentazioni, ma soccorre l’uomo debole e triste, che crede siano gli idoli del mondo a salvargli la vita”. Come insegna sant’Agostino, “l’uomo si libera dal loro dominio quando crede in colui che per risollevarlo ha offerto un esempio di umiltà”. Questo esempio è “la vita stessa di Gesù, Dio fatto uomo per la nostra salvezza. Anziché castigarci, Egli distrugge il male col suo amore, avverando una solenne promessa: ‘Io li purificherò: saranno mio popolo e io sarò il loro Dio’. Il Signore cambia la storia del mondo chiamandoci dall’idolatria alla vera fede, dalla morte alla vita“. E “non abituiamoci al fragore delle armi, alle immagini di guerra! La pace non è mero equilibrio di forze, è opera di cuori purificati, di chi vede nell’altro un fratello da custodire, non un nemico da abbattere”.

 

 

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