“Molto fare, poco dire”: la geopolitica vaticana e il rilancio dell’Onu

Cardinale Parolin: "Il momento che i rapporti internazionali stanno attraversando chiama tutti ad una concreta presa di coscienza per formulare proposte, favorire la ricerca e concorrere ad elaborare strategie"

geopolitica
card. Pietro Parolin (foto: Vatican Media)

La geopolitica vaticana tra multilateralismo e rilancio delle organizzazioni sovranazionali. Si intitola “Pace e giustizia nell’azione della diplomazia della Santa Sede di fronte alle nuove sfide”. E’ la lectio magistralis alla Pontificia Accademia Ecclesiastica del cardinale Pietro Parolin. Afferma il segretario di Stato: “Il momento che stiamo vivendo sollecita un percorso di conversione anche per coloro che agiscono sulla scena internazionale. E che, a diverso titolo e ragione, si confrontano con le ansie di giustizia e i desideri di pace della famiglia umana. Dalle diverse regioni del pianeta continuano a levarsi voci che reclamano pace e giustizia. Nonostante i segni della guerra, le violazioni della vita umana, le distruzioni, le incertezze e un diffuso senso di smarrimento siano ormai prevalenti”. Ciò, aggiunge il porporato, “non può lasciare indifferente specialmente chi opera nel contesto delle relazioni internazionali”. Ma richiede di “instaurare un nuovo stile, capace di dare risposte alle tante difficoltà nella certezza che in ogni angolo della terra c’è attesa del bene, nonostante ogni possibile incertezza del domani”. Inoltre “nel contesto a dir poco critico per le relazioni internazionali, non è difficile, purtroppo, riconoscere che la convivenza di persone e popoli abbia perso di vista le modalità per realizzare le aspirazioni più profonde della famiglia umana, ad iniziare dalla stabilità, dalla pace, dallo sviluppo
economico e sociale. Ciò tocca il mondo intero e non solo le aree dei conflitti”. Il cardinale Parolin fa riferimento alle “decisioni politiche che trovano sostegno solo sulla forza delle armi”. E alla “volontà di potenza che ispira il linguaggio e le manifestazioni sullo scenario internazionale”. E la radice va ricercata in comportamenti che “per la loro gravità ed effetti vanno oltre le tragedie della guerra“.

geopolitica
NEW YORK SEDE ONU

Onu nella geopolitica

Spiega il segretario di Stato vaticano: “Nella fase che viviamo, l’ordine internazionale non è più quello che ottanta anni or sono veniva delineato con l’istituzione dell’Onu, del sistema delle Nazioni unite e di nuove forme di intesa e collaborazione tra gli Stati formulate secondo il diritto internazionale e nell’ambito del diritto internazionale. Di questo dobbiamo prendere atto, e non solo come spettatori, magari con qualche nostalgia del mondo che fu, ma per essere pronti ad operare come protagonisti”. Prosegue il cardinale: “Il momento che i rapporti internazionali stanno attraversando chiama tutti ad una concreta presa di coscienza per formulare proposte, favorire la ricerca e concorrere ad elaborare strategie per rendere credibili discorsi, programmi e attività. Nelle diverse funzioni e nei compiti che ci sono affidati, la sfida è saper offrire non un semplice apporto, pur competente, ma una visione del futuro fatta di riflessioni, di idee e possibilità concrete“. Aggiunge il porporato: “Oggi, per chi opera nelle istituzioni, di fronte alle vicende anche drammatiche che toccano l’ordine internazionale non è facile spiegare perché alla giustizia subentra la forza e alla pace si sostituisce la guerra. E la difficoltà aumenta sapendo che le conseguenze sono la fragilità degli assetti mondiali, l’accrescersi delle tensioni anche in situazioni che sembravano riconciliate, l’aumentano delle diverse tipologie di crimini internazionali, l’ampliamento del divario tra i livelli di sviluppo di popoli e Paesi”.

geopolitica
Il Card. Parolin riceve in dono il rosario con i colori della Città del Vaticano realizzato dalle ragazze accolte nella “Casa tra le Nuvole di Papa Francesco”

Prevenzione

“Paradossalmente la stessa dimensione della sicurezza, ormai invocata per ogni azione che va dalla prevenzione al riarmo, necessita di un approccio non più limitato alla sola questione militare e del terrorismo, ma aperto a garantire la sicurezza alimentare, sanitaria, educativa, ambientale, energetica- sostiene il porporato-. E questo senza
dimenticare la sicurezza in materia religiosa che va assicurata di fronte alla violenza esercitata verso chi crede con l’utilizzo delle armi, della discriminazione, dell’isolamento; o con la strumentalizzazione della fede, la privatizzazione della pratica religiosa e finanche l’indifferenza verso ogni dimensione trascendente”. A questi elementi (“già sufficientemente allarmanti per la diplomazia, la Chiesa, la dimensione accademica e sociale”) si affianca una costatazione. Ossia vengono messi in discussione “principi come l’autodeterminazione dei popoli, la sovranità territoriale, le regole che disciplinano la stessa guerra”. Di fatto, sottolinea il segretario di Stato, “si assiste alla relativizzazione di tutto l’apparato costruito dal diritto internazionale per ambiti come il disarmo, la cooperazione allo sviluppo, il rispetto dei diritti fondamentali, la proprietà intellettuale, gli scambi e i transiti commerciali”. È in questa inquietudine che “deve farsi strada ancora di più la volontà di dare risposte”. E cioè “la necessità di ricercare ed elaborare soluzioni che abbandonino l’idea dell’uso della forza, la volontà di potenza, il disprezzo delle regole pur di raggiungere obiettivi che negano la giustizia”.

geopolitica
Il Segretario di Stato, Card. Pietro Parolin e, a sinistra, don Aldo Buonaiuto nella struttura APG23 “Casa tra le Nuvole di Papa Francesco”

Proposta

Evidenzia il cardinale Parolin: “È il momento di concorrere allo sviluppo di una dottrina rispondente alla situazione odierna, che sia al tempo stesso una proposta educativa, di formazione e di ricerca. Nell’analizzare i rapporti internazionali l’analisi non riguarda solo la loro legittimità, ma richiede la capacità di identificare le strade per superare ostacoli in modo preciso e concreto, anche quando sembra prevalere un senso di impotenza che sovente tradotto come ingiustizia”. Su questa direttrice opera la Santa Sede con la sua
diplomazia. Intravedendo in ogni livello di attività e di responsabilità “la possibilità di cercare modalità e strumenti per garantire un ordine internazionale secondo giustizia e nel quale principio e fine della convivenza è la pace”. E lo fa “secondo i principi, gli usi e il rispetto delle regole della diplomazia“. Mantenendo lo stile che le è proprio. Il porporato cita il Pastor nella sua celebre Storia dei papi. Fabio Chigi (futuro papa Alessandro VII) come nunzio apostolico a Colonia partecipava al negoziato di Münster che portò alla Pace di Westphalia del 1648. Descriveva l’opera del diplomatico con l’espressione “molto fare, poco dire”. Commenta il cardinale Parolin: “Oggi il richiamo dei mezzi di comunicazione sembra aver adombrato questo atteggiamento”.

geopolitica
Papa Leone XIV pronuncia il suo discorso al Palazzo presidenziale a Beirut (fotogramma diretta Vatican Media)

Modelli

“Giovanni XXIII, nella ‘Pacem in terris’ (1963), di fronte al baratro a cui conduceva il possibile uso dell’arma atomica, non esitò a ricordare quanto la pace necessiti della giustizia- osserva il cardinale Parolin-. Paolo VI, nella ‘Populorum Progressio’ (1967), fa dello sviluppo il nuovo nome della pace. Giovanni Paolo II, nella ‘Sollicitudo rei socialis’ (1987), reclama un grado superiore di ordinamento internazionale. Benedetto XVI, nella ‘Caritas in Veritate’ (2009), indica che la costruzione della pace esige l’azione della diplomazia. Francesco, in ‘Fratelli tutti’ (2020). propone un’architettura della pace
che gli artigiani della pace debbono realizzare”. Pace e giustizia sono ripresi nel loro significato più profondo poiché, come ha ricordato Leone XIV sin dall’inizio del suo ministero, “affondano le loro radici nel mistero cristiano”. E cioè “sono un dono che si collega all’azione umana, la ispira e conduce alla via disarmante della diplomazia,
della mediazione, del diritto internazionale, smentita purtroppo da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali»

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: