Gente di Primavera: la Giornata della fede eroica

La Chiesa celebra domani la 34ma Giornata dei Missionari Martiri, in ricordo di quanti hanno donato la vita a servizio della fede

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Foto di Alex Shute su Unsplash

“Oggi la fede in Cristo appare come un’assurdità – osserva Leone XIV-. Viviamo in un mondo che si fida solo di ciò che vede e tocca: la tecnologia, i soldi, il potere, il piacere. Non possiamo accontentarci di una fede privata, intimista, che non disturba e non accende”. Domani  24 marzo la Chiesa celebra la 34ma Giornata dei Missionari Martiri, in ricordo di quanti hanno donato la vita a servizio della fede. Un’occasione anche per riconoscere la presenza viva e operante di testimoni del Vangelo nei luoghi dove la vita e la dignità umana sono maggiormente minacciate. Il tema dell’edizione 2026 è “Gente di primavera“, ispirato al messaggio papale per la Giornata missionaria mondiale. Per approfondire il tema, trovare materiali di animazione e consultare ulteriori contributi, è possibile visitare il sito ufficiale di Missio Italia. In tutte le diocesi italiane, ogni 24 marzo, viene celebrata la Giornata dei missionari martiri. Per l’occasione si ricordano coloro che hanno donato la vita al servizio del Vangelo e del prossimo. L’iniziativa nasce nel 1992 dall’intuizione del Movimento giovanile missionario delle Pontificie Opere Missionarie italiane, che era rimasto fortemente colpito dall’esempio dell’arcivescovo salvadoregno Oscar Arnulfo Romero, oggi santo. Il prelato venne assassinato il 24 marzo 1980 durante la celebrazione della Messa. La figura di Romero, proclamato santo nel 2018, ucciso perché denunciava le violenze della giunta militare al potere in El Salvador, affascina ancora oggi i giovani di tutto il mondo.

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Foto di Jan Romero su Unsplash

Fede eroica

“Pensavano di mettere a tacere una voce scomoda – ha scritto don Giuseppe Pizzoli, direttore della Fondazione Missio, nella riflessione di quest’anno – e invece lui è diventato simbolo duraturo di lotta per ideali più grandi di giustizia e solidarietà con i più poveri, ispirando molte altre persone, gruppi e movimenti nell’impegno per la giustizia e la libertà”. In quest’occasione Missio Giovani vuole ricordare da una parte i missionari caduti nel loro impegno a servizio delle comunità. E dall’altra guardare alle loro storie come esempio di vita vissuta alla luce del Vangelo. Quello che rende la testimonianza vera e valida soprattutto agli occhi dei giovani è la piena e assoluta credibilità delle loro azioni. Si tratta di una fede vissuta non solo a parole, ma con la vita concreta. Per questo le storie dei testimoni sono di ispirazione per chi è alla ricerca di verità e coerenza. E di un modello che possa far riflettere sulle scelte per il futuro. Conoscendo le storie di questi uomini e donne, quello che colpisce profondamente è riconoscere lo Spirito Santo in azione. In particolare, nelle vite di quanti si dedicano agli “ultimi” in missione.

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Foto: @acs_italia

Momenti bui

Don Giuseppe Pizzoli sottolinea che “mantenere viva la Speranza è il principio vitale che sorregge la missione dei discepoli, anche nei momenti più bui e nelle situazioni di più aspre avversità. Temprando il loro carattere e rendendo efficace la loro testimonianza”. Il martire, “mosso dalla speranza, non si limita a subire la morte, ma la trasforma in una testimonianza potente”, dice don Pizzoli. Il martirio perciò non è un fine in sé, o una fine, ma un mezzo attraverso il quale la speranza si rafforza e si manifesta. Anno dopo anno questa Giornata è sempre più vissuta e sentita dai giovani e dalle comunità come un’occasione per ricordare i missionari uccisi o morti durante il loro apostolato. E per rinnovare l’impegno di ciascuno nel rendere il Vangelo vita concreta e quotidiana. Ciò, non fuori dal mondo, ma dentro il mondo. Sul posto di lavoro, nella scuola, nelle università, durante le attività extra, con gli amici e i familiari. Insomma all’interno della società. Sono molteplici le iniziative che i giovani propongono durante la Giornata, prendendo spunto anche dal materiale fornito ogni anno da Missio Giovani. I momenti di preghiera si alternano alle veglie, alle riflessioni e alle testimonianze dal campo. Ma anche ad occasioni di confronto attraverso il cineforum o il teatro. Con creatività i giovani si fanno loro stessi missionari nella realtà locali. In alcune diocesi si trovano per le strade animando una serata di spiritualità e testimonianza. Si esce dalle chiese per incontrare le persone.

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Foto © Acs

Sos libertà religiosa

Afferma Cristian Nanni, direttore di Open Doors: “Dal 2020 a oggi, non solo i massacri e i rapimenti, ma le oltre 47.000 chiese, ospedali e scuole cristiane attaccate o chiuse, più di 108.000 case e attività economiche saccheggiate o distrutte, costringono alla fuga famiglie ed intere comunità cristiane, dando vita a esodi inumani e a una ‘Chiesa profuga’ che grida aiuto!”. Aggiunge Nanni: “201 milioni di donne e bambine cristiane sperimentano l’odio e l’intolleranza a causa della loro
libera scelta di fede. Crescono gli abusi, le segregazioni domestiche, come arma per piegare la loro volontà”. Inoltre “388 milioni di cristiani nel mondo non godono del diritto umano fondamentale di credere in ciò che vogliono. Quanti altri cristiani uccisi, sfollati, abusati e incarcerati dobbiamo contare prima di porre al centro del dibattito politico la libertà religiosa?”. Poi, prosegue Nanni,
“ci sono nazioni come Corea del Nord, Somalia, Eritrea, Libia, Afghanistan, in cui l’unico modo
per vivere la fede cristiana è clandestinamente. Il governo algerino chiude tutte le chiese protestanti,
mentre quello cinese vessa quelle che osano rivendicare la libertà di credo e quello iraniano va a caccia di cristiani che si riuniscono nelle case“.

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Foto © Acs

Chiesa nascosta

La Chiesa nascosta è forse quella più in crescita nel mondo. Quindi “in 33 anni di ricerca, registriamo un costante aumento della persecuzione anticristiana in termini assoluti! Il 2025 è di nuovo anno record dell’intolleranza: 1 cristiano su 7 patisce discriminazione o persecuzione a causa della sua fede: è cruciale tornare a parlare di libertà religiosa nel dibattito pubblico”. Porte Aperte chiede al governo di “promuovere la libertà religiosa come priorità diplomatica, integrandola nei negoziati commerciali”. Serve “l’alfabetizzazione religiosa dei propri funzionari a vari livelli”. C’è bisogno di “collaborazione con attori religiosi locali, soprattutto in aree sensibili come il Sahel, per garantire equità nella distribuzione degli aiuti, prevenendo discriminazioni”, conclude Nanni.

 

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