GIOVEDÌ 06 SETTEMBRE 2018, 00:01, IN TERRIS

Gender a scuola: come difendersi

Linee guida del ministero violate. Il comitato "Difendiamo i Nostri Figli" al fianco delle famiglie

PIERCARLO PERONI
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avvicinarsi dell’inizio dell’anno scolastico ha imposto al Comitato Difendiamo i Nostri Figli-Associazione Family Day, tramite il suo presidente, il prof. Massimo Gandolfini, una riflessione sull’effettiva realizzazione del consenso informato preventivo nell’ambito scolastico, a tutela del diritto sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani all’art. 26, il quale recita testualmente che “i genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai figli”.


Pensiero unico

Oggi questa visione antropologica è fortemente contestata da una parte del pensiero unico dominante, che ritiene come questo diritto debba fare capo allo Stato e non tanto alle famiglie. Il dibattito in essere, infatti, è fortemente influenzato da questa impostazione ideologica: basti pensare all’ostruzionismo svolto nei confronti delle scuole private, ed in particolare di quelle cattoliche, che per alcuni esponenti politici dovrebbero essere addirittura chiuse.


Consenso informato

Va comunque detto che sono stati eseguiti, da parte del ministero dell'Istruzione, vari interventi a sostegno dell’obbligo del consenso preventivo informato, e mi riferisco ad esempio alla nota Miur 4231 del 05/07/2015 che prevede in particolare “ … la partecipazione a tutte le attività extracurricolari, anch’esse inserite nel Pof, è per sua natura facoltativa, e prevede la richiesta del consenso dei genitori degli studenti minorenni e degli studenti stessi se maggiorenni, anche in caso di non accettazione possono astenersi dalla frequenza”. Non solo. Durante il question time del 12/04/2017 alla Camera, l'allora ministro Fedeli ha ribadito che nella scuola non può entrare l’ideologia gender (di cui finalmente anche il Governo ammette l’esistenza), e che le scuole devono riconoscere obbligatoriamente ai genitori il diritto al consenso informato e l’esonero dei figli da tutti quei progetti relativi all’educazione di genere contro le discriminazioni, che essi non condividano.


I fatti

Purtroppo, però, anche l’esperienza dello scorso anno scolastico ha dimostrato come nella pratica questi precisi diritti delle famiglie non vengano rispettati, ed a conferma di ciò voglio riportare due casi avvenuti nella provincia di Brescia, cui la stampa ha dato ampio risalto. Nel Liceo delle Scienze Umane “Fabrizio de André” è stato proposto un percorso di educazione civile contro stereotipi e pregiudizi, con personale esterno membro del direttivo del Comitato bresciano Arcigay “Orlando”, e di fronte alle rimostranze di alcuni genitori che hanno lamentato come la scuola non abbia attuato il cd consenso preventivo informato, con possibilità di esonero dei propri figli dalla partecipazione a tale attività, la dirigente scolastica ha sottolineato che il progetto faceva parte dell’ampia offerta formativa dell’istituto, e che essendo stato approvato dal Collegio Docenti e dal Consiglio di Istituto (in cui erano presenti alche alcuni componenti genitoriali) non era necessario il consenso preventivo da parte delle famiglie, in tal modo impedendo loro la possibilità di esonero per i propri figli.

Altro episodio significativo è quello avvenuto nell’Istituto Comprensivo Statale di Bedizzole, e precisamente nelle classi prime della scuola elementare di Mocasina, ove si è tenuto un “laboratorio interculturale” in assenza di un’informativa dettagliata alle famiglie. Non solo. Addirittura, nell’occasione, l’operatrice – anch’ella soggetto esterno alla scuola e non facente parte del corpo insegnanti – durante le lezioni ha chiesto ai bambini di non riferire alle rispettive famiglie del contenuto del progetto in corso. Anche in questo caso, di fronte alle lamentele sopraggiunte, il dirigente scolastico si è giustificato scrivendo che, essendo il progetto stato approvato dal consiglio di interclasse, di fatto non fosse necessario il consenso preventivo dei singoli genitori, escludendo così, ancora una volta, la possibilità per i medesimi di chiederne esonero.


Gli altri settori

È chiaro che, mentre le scuole sono rigorosissime nel richiedere il consenso preventivo informato dei genitori per una gita scolastica, in assenza del quale i bambini non possono partecipare, quando si tratta, invece, di affrontare argomenti delicati o riguardanti la formazione e l’educazione dei minori, ecco che tale consenso informato “svanisce” venendo soppiantato da una burocrazia che non trova all’interno del dettato normativo alcun fondamento. Pensiamo ad esempio a tutta la giurisprudenza sul consenso informato in medicina e sulla rigorosa applicazione del principio da parte dei giudici, per cui il paziente deve essere compiutamente e preventivamente informato di ogni trattamento, demandandogli la scelta ultima su terapie e su qualunque altra cura che lo riguardi.

Nella scuola, invece, laddove ci si trova di fronte al delicatissimo compito di preparare, formare ed educare i giovani, ecco che questa libertà viene negata e viene imbavagliata all’interno di pastoie burocratiche inaccettabili.


L'iniziativa

Di fronte a questa situazione, il Comitato Difendiamo i Nostri Figli-Associazione Family Day, tramite il suo presidente prof. Massimo Gandolfini ed i referenti locali per Brescia Avv. Piercarlo Peroni e Dott. Daniele Torri, stanno presentando alla Regione Lombardia, grazie alla consigliera Regionale Claudia Carzeri, una richiesta e proposta di mozione in cui sottolineano le criticità in merito ad alcune attività extracurricolari promosse in diversi istituti scolastici regionali, dove sono stati avviati progetti aventi ad oggetto tematiche come l’educazione all’affettività ed alla sessualità senza aver opportunamente informato i genitori circa il contenuto, i materiali, gli obiettivi specifici di tali iniziative e le qualifiche degli eventuali soggetti coinvolti, esterni al corpo docenti, e quindi in totale assenza di adeguata autorizzazione da parte degli esercenti la potestà genitoriale.


Le richieste

Hanno inoltre sottolineato che, alla luce della delicatezza delle tematiche trattate, è opportuno che i dirigenti scolastici si attengano alle linee guida stabilite dal ministero, informando preventivamente le famiglie in maniera completa e dettagliata in occasione di attività che vertano su temi educativi sensibili e divisivi, applicando la prassi della richiesta del consenso informato con possibilità di esonero dei propri figli, ed assicurando attività alternative qualora la scuola collochi tali iniziative in orario ordinario, in ossequio al diritto di garantire lo studio anche agli alunni esonerati. Hanno infine chiesto di istituire all’interno della Regione Lombardia un Osservatorio che possa raccogliere le segnalazioni di eventuali violazioni e poter così intervenire per regolamentare la materia.

Al contempo, è da segnalare che il senatore Simone Pillon ha specificatamente presentato una interpellanza al Senato sul caso specifico di Mocasina, essendo inaccettabile che questi progetti – soprattutto nelle prime classi della scuola primaria – vengano tenuti senza la preventiva informativa ai genitori interessati, tenuto conto anche della presenza di personale esterno alla scuola che accede in tutta libertà alle classi durante l’orario curricolare.


L'auspicio

Il Comitato Difendiamo i Nostri Figli-Associazione Family Day spera in un pronto e tempestivo intervento sia da parte della Regione Lombardia, sia da parte del ministero dell’Istruzione, in modo da garantire il regolare svolgimento dell’anno scolastico senza contrapposizioni tra insegnanti e genitori, bensì in un clima di collaborazione nell’intento di portare a compimento quel patto di corresponsabilità educativa che dovrebbe interessare tanto i genitori quanto quegli insegnanti, che sono la stragrande maggioranza, che hanno a cuore unicamente la crescita equilibrata dei ragazzi.

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