Forum salute mentale. Il senso di un viaggio

Una piazza in cui si incontrano, si riconoscono, parlano le persone che per ragioni e a titolo diverso frequentano i luoghi della salute mentale

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Foto di Sam Mann su Unsplash

Il Forum Salute Mentale nasce nel 2003 tra persone che condividevano l’assunto che “ridurre la dissociazione che molti da tempo avvertono tra enunciati e pratiche nel campo delle politiche della salute mentale è il motivo fondante dell’incontro di oggi, e la proposta di lavoro del Forum per la Salute Mentale di cui abbiamo voluto la nascita e proponiamo qui lo sviluppo”. Attorno al Documento fondativo del 2003, in questi anni, si sono ritrovati, hanno aderito, hanno operato, hanno simpatizzato migliaia di persone. Il Forum Salute Mentale altro non è che una piazza. Una piazza in cui le persone per ragioni e a titolo diverso frequentano i luoghi della salute mentale si incontrano, si riconoscono, parlano.

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Foto di Uday Mittal su Unsplash

Marco Cavallo

Marco Cavallo è una scultura azzurra, alta 4 metri, è diventata l’icona della lotta sociale, medica e politica a favore della legge sulla chiusura dei manicomi. Un anno fa fu sistemato l all’ingresso del Convention centre, proprio dove papa Francesco passò  sulla sua carrozzella prima di entrare a parlare coi delegati. E fu il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, a spiegare a Francesco la sua storia, a cui s’intreccia quella di Trieste. Anche Marco Cavallo ebbe così il suo momento di partecipazione alla cinquantesima Settimana sociale dei cattolici d’Italia, riferisce Avvenire. La scultura diventata appunto l’icona della chiusura dei manicomi  la cosiddetta legge Basaglia del 1978 – nacque proprio all’interno del manicomio di Trieste nel 1973 dai disegni di una donna ricoverata, Angelina, e rappresentò da subito le istanze di libertà e di riconoscimento della propria dignità avanzate dai pazienti. Da allora è esibito in tutto il mondo come installazione itinerante per sensibilizzare l’opinione pubblica e il mondo politico sui problemi della salute mentale e sulle condizioni degli Ospedali psichiatrici giudiziari, oltre che più in generale su quelle dei reclusi nelle carceri, nei campi profughi, negli ospizi. Marco era il nome del vecchio cavallo che nella struttura di Trieste era adibito al traino del carretto della lavanderia: i pazienti scrissero una lettera commovente alle autorità triestine per chiedere che non venisse macellato e vinsero la loro battaglia.

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Foto di Guillaume de Germain su Unsplash

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Siamo alla terza tappa del viaggio di Marco Cavallo nei Centri di Permanenza per i rimpatri- spiegano i promotori dell’iniziativa solidale-. Dopo Gradisca e Milano, l’appuntamento per la manifestazione romana, davanti al Cpr di Ponte Galeria, è alle 10:30 di sabato 27 settembre. Ci incontreremo all’uscita della fermata FS “Fiera di Roma”. Ad avere l’idea di trasformare quello che all’inizio era un semplice disegno del cavallo in una scultura, sottolinea Avvenire, furono lo scrittore e drammaturgo Giuliano Scabia e l’artista Vittorio Basaglia, cugino dello psichiatra Franco. Il cavallo, di legno e cartapesta, ricorda il cavallo di Troia, contenitore delle istanze di libertà e umanità dei malati mentali: «Dai malati – spiegò lo stesso Scabia – emerge con più forza l’idea di fare un cavallo con pancia che contenga cose. Dunque l’idea di fare una casa, che ci era sembrata nascere da un’esigenza profonda, è già saltata appena l’azione pratica ha avuto inizio». Una curiosità riguarda la sua “uscita” dall’ospedale, sempre nel 1973: costruito all’interno della struttura, non si era tenuto conto delle dimensioni dell’opera e nessuna delle porte del manicomio era sufficientemente grande da permetterne l’uscita. La difficoltà era in qualche modo lo specchio dello stato di reclusione forzata dei pazienti dovuta alle allora vigenti leggi ospedaliere in merito ai malati mentali. Quando l’impasse venne risolta (sfondando alcune porte e un architrave) la sensazione fu quella della rottura anche del muro dello stigma fra il “dentro” e il “fuori”.

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Foto di Markus Spiske su Unsplash

Dal Forum ai Cpr

“Lì arriverà Marco Cavallo, simbolo della lotta ai manicomi e a tutte le istituzioni totali, storia inarrestabile della libertà riconquistata- aggiungono gli animatori della giornata-. Come negli anni Settanta si abbattevano i cancelli dei manicomi, oggi dobbiamo guardare oltre le reti dei Cpr e vedere quello che ci viene impedito di vedere: persone, vite, sogni interrotti, la cui unica colpa è non essere in regola con il permesso di soggiorno. Da troppo tempo nel nostro paese non avere documenti giustifica la privazione così crudele della libertà. E non è accettabile. Con Marco Cavallo chiediamo la chiusura dei Cpr e l’abolizione della detenzione amministrativa. L’abbiamo detto e lo ripetiamo: c’è in corso una disumanizzazione che ci riguarda tutti e tutte. Per questo vi invitiamo a essere con noi“. Dopo l’intervento del Forum salute mentale, Marco Cavallo guiderà il corteo fino alle porte del Cpr.

Magistero
Rifugiati etiopi in un campo profughi (immagine Ansa)

Atto poetico

Proseguono i promotori dell’iniziativa: “Non ci saranno slogan né bandiere di parte, ma solo bandiere fatte di tessuti di scarto (distribuite da noi), come quelle degli ospiti del manicomio di Trieste quando la prima volta, al seguito di Marco Cavallo, attraversarono le vie della città.  Un atto politico e poetico. Il corteo sarà accompagnato dal ritmo del gruppo di percussionisti del Samba Precario, poi la parola è a Marco Cavallo e alle testimonianze raccolte nei Cpr. Daranno loro voce due attori, Anna Ferraioli Ravel e Lino Musella, che si alterneranno al microfono. Verrà infine letta una lettera rivolta ai migranti rinchiusi nel centro, per portare loro un messaggio di solidarietà e di speranza.

Foto: @CaritasItaliana

Sensibilizzazione

“Nel frattempo ci sarà un accesso al Cpr di alcuni parlamentari accompagnati dal Tavolo Asilo e Immigrazione. Questa tappa, così come l’intero percorso, sarà documentata dal regista Giovanni Cioni, che insieme a un gruppo di registi sta realizzando un film collettivo che custodisca e diffonda le voci raccolte lungo la strada – riferiscono gli organizzatori-. La giornata non finisce qui. Un secondo appuntamento il pomeriggio, alle 15: 30 davanti all’ingresso dell’Ospedale G. B. Grassi di Ostia.  Si farà volantinaggio per sensibilizzare i cittadini e il personale sanitario sulle intollerabili condizioni di detenzione nei Cpr e, in particolare, per chiedere ai medici di non validare il trattenimento lì dentro“.

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