Ai: rischi e opportunità per l’informazione. L’Intelligenza artificiale pone l’umanità di
fronte a un bivio epocale e cioè “può aprire nuovi orizzonti di uguaglianza o fomentare conflitti”. Il Papa avverte che l’autentica saggezza non consiste nella “disponibilità di dati” ma nel riconoscere “il vero significato della vita“. Quindi c’è urgente bisogno di una seria riflessione e di un’ampia discussione sulla “intrinseca dimensione etica dell’Intelligenza artificiale e del suo governo responsabile. Nell’Ai il laureato in matematica Robert Francis
Prevost vede sia “lati positivi” sia “pericoli”. Ne elogia “le applicazioni positive e nobili
che possono promuovere maggiore uguaglianza e giustizia, specie nei contesti più fragili”. Ma mette in guardia dal lato oscuro, dalle minacce connesse a un utilizzo malvagio. “Esiste il rischio che l’AI venga usata in maniera impropria, per interesse personale a scapito altrui o, peggio, per alimentare conflitti e aggressioni”. Un allarme etico, non solo tecnologico. La preoccupazione più profonda è la perdita del senso dell’umano: “L’accesso ai dati, per quanto esteso, non deve essere confuso con l’intelligenza, che necessariamente
comporta l’apertura della persona alle domande ultime della vita e riflette un orientamento verso il Vero e il Bene”.

Focus Ai
Il Pontefice ha elencato “le sfide che interpellano il rispetto per la dignità della
persona umana”. Richiamando appunto “l’intelligenza artificiale, le biotecnologie, l’economia dei dati e i social media che stanno trasformando profondamente la percezione e l’esperienza della vita”. In questo scenario “la dignità dell’umano rischia di venire appiattita o dimenticata, sostituita da funzioni, automatismi, simulazioni”. Però, ribadisce
Leone XIV, “la persona non è un sistema di algoritmi: è creatura, relazione, mistero”.
Dunque va sviluppata una “visione antropologica come strumento essenziale del discernimento”. Perché “senza una riflessione viva sull’umano, nella sua corporeità, vulnerabilità, sete d’infinito e capacità di legame, l’etica si riduce a codice e la fede diventa disincarnata”. Anche il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, ha evidenziato: “Con l’Ai c’è chi rischia di rimanere indietro e perdere alcuni diritti. L’algoritmo del cuore è insostituibile”. La lezione di Francesco è fatta propria dal suo successore. “Sarebbe un futuro senza speranza se fosse sottratta alle persone la capacità di decidere su loro stesse e sulla loro vita condannandole a dipendere dalle scelte delle macchine. Bisogna garantire uno spazio di controllo dell’essere umano sul processo di scelta dei programmi di intelligenza artificiale: ne va della stessa dignità umana».

Volto e voce
“Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro. Gli antichi lo sapevano bene”, scrive Leone XIV nel suo messaggio agli operatori delle comunicazioni sociali. E proprio “Il tuo volto io cerco” si intitola il dibattito sull’informazione organizzato al Centro “Sul Monte” di Castelplanio dalla responsabile suor Anna Maria Vissani e da Don Mariano Piccotti parroco a Castelplanio e Poggio San Marcello in provincia di Ancona. Nell’ambito delle domeniche di spiritualità promosse dal centro Marina Marozzi il 15 febbraio ha dialogato con o giornalisti Pino Nardella, Tiziana Fenucci, Cristina Corsini dando vita ad una intensa e partecipata riflessione collettiva sulla missione di “informare per conservare l’umanità” e cercando “il volto di Dio nell’attualità”. A partire dall’esperienza sul campo dei relatori è stata sviluppata una coinvolgente analisi a più voci delle opportunità e difficoltà della comunicazione in tempi di continue innovazioni tecnologiche. Il forum ha preso le mosse proprio da una considerazione del Papa. “Una comunicazione disarmata e disarmante ci permette di condividere uno sguardo diverso sul mondo e di agire in modo coerente con la nostra dignità umana”. Intrecciando racconti di esperienze professionali e valutazioni sul momento che i mass media stanno attraversando, il dibattito ha focalizzato l’esigenza di preservare un “nucleo di umanità” nel modo di informare e di rapportarsi alle fonti e ai destinatari della notizia. “Volto e voce sono sacri”, raccomanda il Papa perché non siamo una specie fatta di algoritmi biochimici, definiti in anticipo. “Ciascuno di noi ha una vocazione insostituibile e inimitabile che emerge dalla vita e che si manifesta proprio nella comunicazione con gli altri”, insegna il Papa.

Testimonianze
Come testimoniato dai relatori a partire dall’esercizio quotidiano della loro professione in continua mediazione tra istituzioni e cittadini, la tecnologia digitale, se veniamo meno a questa custodia, rischia di modificare radicalmente quei pilastri fondamentali della civiltà umana che diamo per scontati. I sistemi di intelligenza artificiale, infatti, sono in grado di simulare voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia. Perciò non solo interferiscono negli ecosistemi informativi, ma invadono anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane. “La sfida non è tecnologica, ma antropologica- avverte il Papa-. Custodire i volti e le voci significa in ultima istanza custodire noi stessi”. I giornalisti che si sono confrontati tra loro e con la platea al Centro “Sul Monte” confermano proprio l’urgenza di accogliere con coraggio, determinazione e discernimento le opportunità offerte dalla tecnologia digitale. Senza nasconderne i punti critici, le opacità, i rischi. Un grido d’allarme che nasce dalla pratica quotidiana del lavoro giornalistico nelle sue varie espressioni (carta, web, tv, radio). E che risulta in linea con le molteplici evidenze del fatto che algoritmi progettati per massimizzare il coinvolgimento sui social media premiano emozioni rapide e penalizzano invece espressioni umane più bisognose di tempo come lo sforzo di comprendere e la riflessione. Il pericolo, già denunciato dal Magistero pontificio, è quello di chiudere gruppi di persone in bolle di facile consenso ed effimera indignazione. Indebolendo così la capacità di ascolto e di pensiero critico e aumentando la polarizzazione sociale.

L’ascolto
Invece, come ha ricordato nel suo intervento don Mariano Piccotti: “ Gesù cita la preghiera ebraica fondamentale, lo Shemà (“Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore”), nel Vangelo di Marco (Mc 12,28-34) indicandola come il primo e più grande comandamento. Egli unisce l’amore per Dio con tutto il cuore all’amore per il prossimo, riassumendo la legge biblica nell’amore totale e obbediente”. Il giornalismo inteso come servizio al bene comune contrasta l’affidamento ingenuamente acritico all’intelligenza artificiale come “amica” onnisciente, dispensatrice di ogni informazione, archivio di ogni memoria, “oracolo” di ogni consiglio. Dalle considerazioni dei giornalisti ne esce rafforzata, al contrario, la speranza che sia ancora possibile preservare la capacità di pensare in modo analitico e creativo, di comprendere i significati, crescendo in umanità e conoscenza, con un uso sapiente di strumenti comunicativi sempre più potenti e pervasivi.

