L’Europa alla prova del nuovo disordine mondiale. Tra geopolitica ed economia. “Quello dell’identità europea è un problema antico. Ma il dialogo tra letterature, filosofie, opere musicali e teatrali esiste da tempo. E su di esso si fonda una comunità che resiste alla più grande barriera: quella linguistica”, diceva lo scrittore Umberto Eco.“La tensione geopolitica sta crescendo, viviamo in un mondo che cambia. Tutti noi vogliamo che l’Europa e l’Unione europea giochino un ruolo cruciale anche in questo nuovo mondo. E se sapremo fare un passo avanti e restare uniti, potremo davvero plasmare il futuro e non solo essere plasmati da esso”, ha detto la ministra danese dell’Economia, Stephanie Lose all’Ecofin di Copenaghen.

Basi
Il “Trattato di Helsinki”, più propriamente chiamato Atto Finale della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE), fu firmato a Helsinki il 1° agosto 1975 da 35 Stati (inclusi USA e URSS) per migliorare le relazioni tra i blocchi occidentale e orientale durante la Guerra Fredda. L’atto stabilisce dieci principi fondamentali, tra cui il rispetto della sovranità, l’inviolabilità delle frontiere, la risoluzione pacifica delle controversie, l’autodeterminazione dei popoli e la promozione dei diritti umani. 50 anni fa, dunque, il trattato di Helsinki ha gettato le basi per la fine della guerra fredda. Oggi l’Europa sembra aver smarrito la sua ispirazione originaria, quella dei padri fondatori ma nelle guerre in corso può ritrovare la sua anima nell’indicare vie di pace. 80 anni fu sganciata la prima bomba atomica della storia su Hiroshima: oggi si torna a parlare di uso del nucleare come strumento di soluzione delle controversie internazionali. La minaccia atomica, dopo decenni, è nuovamente una opzione della geopolitica mondiale.

Sfide per l’Europa
Intanto l’Europa torna ad armarsi eppure non riesce a incidere diplomaticamente sui fronti di guerra. A Gaza muoiono ogni giorno decine di bambini di fame sotto le bombe e la comunità internazionale sembra impotente. L’Ucraina si dice “non fa più notizia”. Gli analisti si interrogano se ci sia veramente la volontà di negoziare la pace o la Nato stia cedendo alla logica della forza della Russia. Ci si chide al tempo stesso se l’Europa possa contribuire a fermare l’offensiva israeliana nella Striscia e a indurre Putin a una mediazione con Kiev. E e la forza morale della Chiesa sia un fattore che possa spingere alla de-escalation della tensione internazionale come accadde con Giovanni XXIII durante la crisi missilistica Usa-Urss a Cuba.

Confronto
Al centro del confronto a Copenaghen anche “l’importanza delle riforme strutturali nazionali”. Perché, sottolinea Stephanie Lose, “se vogliamo davvero accrescere la competitività e la produttività europea, è essenziale che gli Stati membri facciano i compiti a casa”. Tra le priorità “i costi derivanti da nuove normative Ue” e l’esigenza di guardare non solo alla riduzione degli oneri esistenti con i pacchetti omnibus della Commissione, ma anche a “prevenire nuovi pesi regolatori in futuro”. Lose aggiunge che “è tempo di parlare anche di una semplificazione della regolamentazione finanziaria”. Dopo la stretta seguita alla crisi, “oggi ci troviamo di fronte a norme molto complesse, ed è importante discutere come semplificarle, salvaguardando al tempo stesso stabilità e protezione dei consumatori“.

