Dopo la tragedia di Gaza il senso del ritorno nei luoghi santi

Intervista a suor Rebecca Nazzaro, direttrice dell’Ufficio per la pastorale del pellegrinaggio del Vicariato di Roma

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Suor Rebecca Nazzaro (Foto © Diocesi di Roma)

Il senso del ritorno in Terra Santa come percorso interiore. “Il pellegrinaggio cristiano dice che per i credenti il senso non è un’idea, ma una Presenza che ha preso sul serio la vita umana, fino a incarnarsi in luoghi, strade, volti. Anche a chi non crede, questo annuncio pone una domanda silenziosa: e se il senso non fosse qualcosa da inventare, ma Qualcuno che viene incontro lungo il cammino?”, si interroga suor Rebecca Nazzaro, direttrice dell’Ufficio per la pastorale del pellegrinaggio del Vicariato di Roma. Madre Rebecca, al secolo Antonia Romana Nazzaro è nata a Roma da una famiglia originaria di Benevento ed è una missionaria della Divina Rivelazione. La sua passione per l’arte, unita alla formazione biblico-catechistica, ha ispirato lei e le sue consorelle a realizzare il progetto di evangelizzazione attraverso l’arte, grazie alla loro presenza stabile nella Basilica di San Giovanni in Laterano, “Mater et caput” di tutte le chiese di Roma e del mondo. È nata così nel 2004 “Catechesi con Arte”, programma approvato dal Vicariato di Roma, con l’intento di far riscoprire le radici della fede cristiana ai romani e ai tanti pellegrini che arrivano nella Città Santa, ripercorrendo le orme degli Apostoli e dei Martiri attraverso visite guidate nelle Basiliche romane. Il progetto ha avuto grande risonanza che ha portato le Missionarie della Divina Rivelazione ad essere guide per itinerari di arte e fede nella basilica di San Pietro dal 2007 e nei Musei Vaticani dal 2009. Le Missionarie svolgono anche itinerari personalizzati per parrocchie, istituti religiosi, seminari e gruppi di pellegrini provenienti da tutta Italia e dall’estero.

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Theophilos III, patriarca greco ortodosso di Gerusalemme. Foto: Vatican News

Perché è importante tornare in Terra Santa
“In primis, perché il Vangelo che ascoltiamo tutte le domeniche in Terra Santa, diventa tangibile, addirittura riconoscibile, nei luoghi e nei posti che visitiamo. Riconosciamo il percorso che faceva Gesù, visualizziamo il luogo dell’agonia e ne calcoliamo la distanza con quello della Via Dolorosa, fino al Calvario e all’edicola del Santo Sepolcro. Tornare ancora una volta in Terra Santa si iscrive nella logica dell’Incarnazione: Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, ha vissuto e compiuto l’opera della Redenzione in questa terra, e qui tutto ne è testimonianza. Non mi riferisco solo alle pietre e alle magnifiche chiese, ma anche — e soprattutto — alla comunità cristiana che, seppur minoritaria, abita questi luoghi e mantiene luminosa la luce della fede nella terra dove essa stessa si è accesa più di duemila anni fa”.

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Suor Rebecca Nazzaro (Foto © Diocesi di Roma)

Qual è il senso più profondo di questo cammino?
“Tornare in Terra Santa oggi, nella delicata situazione derivante dal conflitto a Gaza, significa offrire speranza, come pellegrini, a tutti i nostri fratelli che qui vivono ogni giorno sfide importanti per la loro fede; significa contribuire al sostegno di tante famiglie attraverso il lavoro. Significa partecipare alla vita concreta di una comunità che custodisce la memoria viva della presenza di Cristo. Il cristiano va in pellegrinaggio per toccare con i piedi la fede, per pregare là dove il Vangelo si è fatto vita, dove la salvezza ha assunto un volto, dei gesti, una terra. Il cammino verso questi luoghi diventa già preghiera, affidamento, risposta a una chiamata. Oggi, in un mondo che corre e pretende risposte immediate, il pellegrinaggio conserva tutta la sua forza proprio perché educa alla lentezza, alla riflessione e all’essenziale. È una ricerca di senso”.

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Foto di Ri Butov da Pixabay

Il pellegrinaggio è un gesto antichissimo qual è il suo significato oggi?
“Il pellegrinaggio è antichissimo perché tocca qualcosa di profondamente umano: il mettersi in cammino. Non è solo spostarsi, ma accettare di non restare fermi, di lasciare certezze e controlli. Anche per chi non è credente, il cammino pone domande decisive: dove sto andando? cosa conta davvero? La fatica, le soste, gli incontri imprevisti rendono queste domande concrete, vissute nel corpo e nel tempo. Per il cristiano, questa ricerca ha un centro chiaro: Cristo. Come accade ai due discepoli di Emmaus, Gesù si affianca al cammino, ascolta le domande e le delusioni, cammina insieme senza imporsi. Non elimina la fatica del percorso, ma la condivide; non offre risposte immediate, ma scalda il cuore lungo la strada. Così il pellegrinaggio ricorda che il senso della vita non è qualcosa da possedere, ma Qualcuno da seguire, passo dopo passo”.
Cosa spinge i fedeli a muoversi verso i luoghi di fede?
“Per un cristiano, ciò che spinge ad andare nei luoghi di fede è il desiderio di incontrare Cristo, che si è fatto carne ed è entrato nella storia. Proprio perché Dio si è incarnato, ci sono luoghi che portano l’impronta della sua presenza, luoghi dove Gesù ha vissuto, camminato, sofferto, donato la vita. Andarvi significa avvicinarsi concretamente al mistero di un Dio che ha scelto di abitare il tempo e lo spazio dell’uomo”.

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Gerusalemme (@ Pixabay)

Cosa dice il pellegrinaggio ai non credenti?
“Dice che la vita non è solo consumo, prestazione o successo, ma cammino: un andare che richiede tempo, fatica, pazienza. In un mondo che spinge a restare fermi o a correre senza meta, il pellegrinaggio afferma che vale la pena muoversi per qualcosa che non si possiede ancora. Dice che le domande fondamentali non sono un segno di debolezza, ma di umanità. I pellegrini camminano perché non si accontentano, perché cercano senso, perdono, luce. Anche chi non condivide la fede può riconoscersi in questa inquietudine. Il pellegrinaggio esprime il linguaggio del corpo. Camminare, stancarsi, fermarsi, affidarsi agli altri indica soprattutto relazione. Restituisce dignità alla fragilità, ricordando che l’uomo non è autosufficiente. La fatica condivisa crea legami essenziali, non costruiti sull’utile ma sull’esperienza di vita”.

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