Professor Di Martino: “Don Giussani parla di speranza all’umanità”

Si intitola “Un volto nella storia. Il compito della Chiesa nel mondo” il libro presentato ieri al Meeting di Rimini. Intervista all'ordinario di filosofia morale presso l’Università degli Studi di Milano

Giussani
@ Ufficio stampa CI

L’attualità del modello educativo di don Luigi Giussani nel terzo millennio “global”. Il professor Carmine Di Martino, ordinario di filosofia morale presso l’Università degli Studi di Milano, ha collaborato all’edizione di numerose pubblicazioni di don Luigi Giussani, inclusa l’ultima pubblicata da poco con Rizzoli “Un volto nella storia. Il compito della Chiesa nel mondo” e che è stata presentata ieri al Meeting di Rimini.

Chiesa
@Vatican media

Come nasce il libro “Un volto nella storia. Il compito della Chiesa nel mondo” di don Luigi Giussani?
“Il libro riproduce undici lezioni di don Giussani (dal marzo 1969 al giugno 1970), pensate come un ‘Corso di teologia’ o una ‘Scuola di comunione’ destinata ai giovani adulti che, nella tempesta del Sessantotto, restano fedeli all’incontro cristiano accaduto con don Giussani e che si radunano al Centro culturale Charles Peguy (di lì a poco questa realtà si chiamerà ‘Comunione e liberazione’: in una delle ultime lezioni viene dato il primo annuncio del cambiamento di nome). A queste lezioni Giussani affida la chiarificazione dei punti essenziali della sua concezione e della sua proposta educativa. Si tratta quindi di un volume prezioso, insieme a Una rivoluzione di sé. La vita come comunione (uscito nel 2024), in cui si trovano i contenuti di altri momenti fondanti degli stessi anni (1968-1970)”.

Giussani
I giovani in piazza San Pietro di sera al termine della Santa Messa (foto: Francesco Vitale)

Che anni sono stati quelli che hanno visto la nascita prima di Gioventù Studentesca e poi di Cl?
“Quanto a Gioventù Studentesca, bisogna dire l’antefatto: nei primissimi anni Cinquanta, attraverso ripetuti dialoghi, Giussani si accorge che, in quella che sembrava un’Italia tutta cattolica, con le chiese piene, nella maggior parte dei giovani delle scuole superiori vi era una radicale lontananza da una fede reale, un sostanziale scetticismo, figli della mancanza di una proposta adeguata del cristianesimo e della fede. È questo che, nel 1954, lo spinge ad abbandonare la carriera teologica per andare a insegnare religione al Liceo Berchet di Milano. Giussani è pervaso da un’incontenibile urgenza missionaria. Nel giro di qualche anno Gioventù Studentesca diventa il più grande ‘movimento’ giovanile milanese e si diffonde in tutta Italia. La fase che precede la nascita di Comunione e liberazione (1965-1970) è di altro segno. Un desiderio di cambiamento radicale della società pervade le università e le scuole superiori: sono gli anni in cui monta la contestazione studentesca. Con l’esplosione del Sessantotto, il ‘movimento’ nato nel 1954 subisce un grande colpo: un migliaio di liceali, la metà circa degli aderenti a GS, e alcune centinaia di universitari provenienti dalle sue fila si allontano per aderire al Movimento studentesco e, come si diceva, ‘cambiare il sistema’”.

Giussani
Giovani in festa (foto: Vatican Media)

In che modo?
“L’esperienza della fede cede il passo alla “prassi rivoluzionaria”. È certamente un momento di prova, che però si rivelerà anche un passaggio importante per una rinascita. Dall’autunno del 1965, lasciata la guida di GS, Giussani partecipa ai raduni del Centro culturale Charles Péguy, fondato nel 1964 e promosso da coloro che, dopo l’università, volevano continuare a vivere l’esperienza iniziata. In questi anni Giussani radicalizza il nucleo della sua proposta, esplicitandone ulteriormente la portata. Di questo approfondimento rende conto il volume ‘Un volto nella storia’”.
Il movimento di Comunione e liberazione è oggi una realtà viva. La proposta educativa di don Giussani resiste al passare del tempo. Qual è il segreto?
“Direi che la proposta di Giussani ‘resiste’ perché il suo punto di partenza è l’intuizione chiara del Fatto cristiano come realtà presente qui e ora, che sola può cambiare la vita dell’uomo e del mondo. Il cuore della sua proposta educativa è perciò l’incontro con Cristo oggi, attraverso la realtà del Suo corpo, che è la Chiesa, la compagnia cristiana, fatta di persone che quell’incontro hanno già compiuto e la cui vita da esso è già stata cambiata. Per me è accaduto in università, imbattendomi in un gruppo di persone di Comunione e liberazione che documentavano un modo di vivere – i rapporti, lo studio, l’impegno con le circostanze – più umano, più vero, desiderabile, corrispondente alle attese profonde della mia umanità”.

attesa
Foto di Aaron Burden su Unsplash

Può farci un esempio?
“Giussani propone il cristianesimo nella sua natura originale, come un avvenimento presente, di cui si può fare esperienza: ‘Vieni e vedi’. È nella sperimentazione, nella verifica, che la fede, l’adesione al Fatto cristiano, si riempie di ragioni (‘Chi mi segue avrà la vita eterna e il centuplo quaggiù’). Insomma, l’opposto di quella riduzione intellettualistica, spiritualistica e intimistica che allontana il cristianesimo dalla vita di giovani e meno giovani. La proposta di Giussani resiste perché ripropone l’integralità del Fatto cristiano, che interloquisce con le attese più profonde del cuore umano, qualunque punto di partenza uno abbia e in qualunque situazione si trovi. L’incontro con Cristo, ‘il Cristo reale’, presente e vivo nel mistero della comunione cristiana, riaccende la vita, permette di compiere una esperienza di liberazione. Oggi più che mai, questo è ciò che tutti, anche inconsapevolmente, attendono. Quella che chiamiamo ‘emergenza educativa’ è, al fondo, una fame di incontri che portino la speranza”.
Quali indicazioni si possono trarre allora dall’insegnamento di don Giussani per imboccare una via di speranza per l’uomo contemporaneo?
“Senza una speranza fondata, di fronte alle contraddizioni e ai problemi, specialmente quelli più duri, si diviene facilmente preda o della presunzione (‘adesso ci penso io a risolvere’) o di un cinismo disperato (‘non c’è niente da fare, a nulla serve ogni impegno’). L’uomo contemporaneo avverte in modo particolare il deficit di speranza. Lo sguardo sul futuro si chiude, l’orizzonte si restringe”.

Foto di Tim Evans da Pixabay

Quale speranza di fronte a tante cupe apprensioni?
“La ‘speranza cristiana’ sembra a molti una fuga o un palliativo, più che un sostegno reale. Ecco, nel libro, Giussani affronta il problema di petto e insiste sulla “integralità” della speranza cristiana: ‘Cristo nostra speranza’ è ‘una affermazione che si pone come carica di un significato globale per la mia vita, per me stesso, per l’esistenza, per la storia e per il mondo’. Vale a dire, Cristo è nostra speranza non solo per l’interiorità dell’anima o per l’aldilà, ma per tutta la nostra esistenza, sia che preghiamo sia che lavoriamo, sia che viviamo i rapporti sia che affrontiamo i problemi della società e della politica. Ma, perché Cristo sia nostra speranza, ‘deve essere qui’, deve essere ‘dentro il presente’. Perciò Giussani insiste: “‘Cristo nostra speranza’ significa “la Chiesa nostra speranza”, perché la Chiesa è il prolungarsi nella storia di Cristo”. Proprio perché Cristo, attraverso la Chiesa, è una presenza, è un ‘organismo visibile’, può incidere su di sé, sugli umani rapporti, sulla società. ‘In qualche modo, se è un organismo visibile, deve perturbare la storia. La nostra speranza poggia su questo perturbamento e su null’altro’. È una speranza che c’entra con tutto, che non lascia a piedi l’uomo e fonda uno sguardo fiducioso verso il futuro, un giudizio e un’azione nuovi, dentro tutti i condizionamenti”.

Giussani
Papa Leone XIV (@ Vatican News)

Alla presentazione del libro sono intervenuti i rappresentanti dei principali movimenti e associazioni cattoliche. Cosa unisce oggi il laicato?
“Credo che la risposta più significativa l’abbia data Papa Leone incontrando i movimenti ecclesiali il 6 giugno: li ha esortati a collaborare con lui per ‘l’unità e la missione, cardini della vita della Chiesa, e priorità del ministero petrino’. È la comune vocazione missionaria, l’urgenza di portare, ovunque si vada, il fatto di Cristo e perciò il fatto della comunione cristiana, che unisce tutti i movimenti. Essi hanno infatti una natura eminentemente missionaria, nascono per rendere presente Cristo e la Chiesa nel mondo contemporaneo, segnato dal processo di secolarizzazione. L’invito del Papa a essere ‘lievito di unità, di comunione e di fraternità’, nella comune appartenenza alla Chiesa, e a comunicare questa unità affinché Cristo sia conosciuto mette i movimenti in una prospettiva di profonda unità e reciproca valorizzazione, per l’unico scopo: la missione”.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: