Vaticano-Venezuela: la diplomazia “altra” e il cambio di registro

Una chiave interpretativa dell'incontro tra Leone XIV e María Corina Machado. La Santa Sede "non alza il volume del conflitto, non promette scorciatoie"

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Foto di Jean Manzano da Pixabay

La diplomazia “zero decibel” della Santa Sede che “non alza il volume del conflitto, non promette scorciatoie“. Dal Consorzio avanzato sulla cooperazione, la complessità e il conflitto della Columbia University l’antropologo ed editorialista Aldo Civico indica una chiave interpretativa dell’incontro di lunedì tra Leone XIV e María Corina Machado. “Va letto come un gesto che lavora in profondità, non in superficie. Non è un atto di diplomazia ordinaria- spiega lo studioso-. È un segnale che interviene là dove oggi la politica è più fragile: nella sua legittimità morale. Viviamo in un tempo in cui il potere tende a mostrarsi senza misura, a parlare senza sosta, a imporsi attraverso il rumore. Ma questa esposizione continua non rafforza l’autorità: la logora. Quando il potere perde il senso del limite, smette di persuadere e comincia a intimidire. È così che la democrazia si svuota, non con un colpo solo, ma per consumo”.

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Foto @Vatican Media

Diplomazia senza scorciatoie

“L’udienza in Vaticano introduce invece una pausa. Un rallentamento. Un cambio di registro– prosegue il dottore di ricerca in ‘Advanced Consortium on Cooperation, Complexity, Conflict’- Non alza il volume del conflitto, non promette scorciatoie, non alimenta attese immediate. Riporta al centro il peso del tempo lungo, la responsabilità, la gravità delle scelte. In questo spazio, la leadership di María Corina Machado si definisce con maggiore chiarezza. Non come una leadership di forza, ma di sobrietà e fondata sulla capacità di custodire un orizzonte di dignità proprio quando il potere ha smarrito ogni misura”. Questo gesto, aggiunge Aldo Civico, “non produce potere nel senso classico del termine. Produce qualcosa di diverso. E cioè riduce la violenza simbolica. Riapre uno spazio che oggi in Venezuela continua a essere chiuso, quello in cui la politica può tornare credibile prima ancora che efficace”. Quindi “in un’epoca segnata dall’eccesso, l’incontro tra il Papa e María Corina Machado ricorda un fatto essenziale e spesso dimenticato. La democrazia non nasce dall’imposizione, ma dalla fiducia che qualcuno possa ancora indicare un limite“.

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Papa Leone XIV al Concistoro (foto: Vatican Media)

Abbassare i toni

Maria Corina Machado descrive al Papa le sofferenze che i venezuelani affrontano da anni: “Finalmente, con il sostegno della Chiesa e la pressione senza precedenti del governo Usa, la sconfitta del male nel Paese è più vicina”. Prima del colloquio tra 48 ore con Donald Trump a Washington, chiede e ottiene un faccia a faccia con Leone. È accolta in Vaticano con un “benvenuta”. Un’udienza a sorpresa, rimasta riservata fino all’ultimo. Fa seguito all’appello che Machado aveva rivolto al Pontefice ad ottobre in contemporanea ai primi due santi venezuelani: “Alziamo la nostra voce per chiedere una canonizzazione senza prigionieri politici“, aveva invocato la premio Nobel per la Pace e leader dell’opposizione: “Un gesto di giustizia”. Lunedì è tornata a chiederlo di persona al Papa perché “sono stati finora liberati meno del 2% dei prigionieri politici”. Ribadisce la vittoria di Edmundo González Urrutia nelle ultime elezioni del 2024 dopo le quali Nicolas Maduro era rimasto comunque al potere. L’incontro al Palazzo Apostolico è stato breve e non era stato inserito nelle udienze vaticane perché la diplomazia pontificia è attenta a tenere buone relazioni con Delcy Rodríguez proprio nelle ore in cui si raccolgono i frutti delle mediazioni con il chavismo moderato, inclusa la liberazione dei prigionieri alla quale l’ala militare di Caracas si opponeva. Machado esprime al Papa e al segretario di Stato Pietro Parolin (già nunzio in Venezuela) la disponibilità a placare il clima di tensione e pacificare la situazione interna mentre fino a una settimana chiedeva, come il resto dell’opposizione, l’allontanamento dal potere di tutti i vertici civili e militari dell’era Maduro.

Foto © Imagoeconomica via Asemblea Nacional

L’aiuto del Papa

“Machado con il cambio di atteggiamento otterrà qualcosa dal nuovo corso ma non toccherà a lei la leadership del Paese”, osservano in Curia. Il Pontefice ascolta i buoni propositi e assicura di pregare per il popolo venezuelano. Osserva Estefano Jesús Soler Tamburrini, intellettuale venezuelano ed ex operatore Caritas:”Delcy Rodríguez, insieme a suo fratello e presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge, lancia un pacchetto di riforme che prevede la rielaborazione di ‘otto grandi codici’, tra cui quello civile e penale, per ‘riorganizzare l’ordinamento giuridico‘ del Paese. Senza elezioni all’orizzonte il chavismo cerca di sopravvivere, cambiando tutto per restare sé stesso. I Rodríguez non comandano da soli e il chavismo non è unito affatto. Le alte gerarchie militari temono di essere lasciate indietro“. In carcere ci sono gli stranieri, ma la grande maggioranza sono venezuelani: per tutti Machado chiede un’ iniziativa al Papa. Dal Vaticano vola alla Casa Bianca, rafforzata dall’interlocuzione oltre Tevere nel ruolo di personalità in grado di contribuire a una transizione ordinata che salvi il Paese dalla guerra civile.

 

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