“Il dialogo di cui abbiamo bisogno non può che essere aperto e rispettoso, e allora si rivela fruttuoso– ha evidenziato Jorge Mario Bergoglio lungo tutto il suo pontificato-. Il rispetto reciproco è condizione e, nello stesso tempo, fine del dialogo interreligioso. Rispettare il diritto altrui alla vita, all’integrità fisica, alle libertà fondamentali, cioè libertà di coscienza, di pensiero, di espressione e di religione”. Nel solco del Magistero pontificio il “popolo” di Sant’Egidio ha celebrato il 58esimo anniversario della Comunità con una liturgia presieduta dall’arcivescovo Vincenzo Paglia nella Basilica di San Paolo fuori le Mura. Alla celebrazione hanno partecipato persone di ogni età e condizione sociale. Insieme a senza fissa dimora, anziani, persone con disabilità e rifugiati arrivati in Italia attraverso i corridoi umanitari. La preghiera ha ringraziato in particolare le popolazioni colpite dalla guerra in Ucraina, Medio Oriente, Nord del Mozambico e Sudan. Unitamente alle crescenti povertà e alle emergenze ambientali che attraversano molte regioni del mondo. Tra i presenti anche un gruppo di giovani ucraini della Comunità di Sant’Egidio, impegnati dall’inizio della guerra nel sostegno agli sfollati provenienti dalle zone del fronte.

Missione-dialogo
L’ultimo anno della Comunità di Sant’Egidio è stato segnato da momenti significativi, come la beatificazione di Floribert Bwana Chui. Il giovane congolese ucciso a 26 anni per aver rifiutato la corruzione è stato elevato agli onori degli altari lo scorso 15 giugno. C’è poo stato l’Incontro internazionale “Osare la Pace” che si è svolto in ottobre con un forte monito di Leone XIV contro la guerra. Al termine della celebrazione nel cuore di Roma si è svolta una festa con tutti i partecipanti. Quello nella città eterna è stato il primo di altri appuntamenti in programma nei Paesi in cui la comunità è presente. Sant’Egidio è nata nel 1968, all’indomani del Concilio Vaticano II, per iniziativa di Andrea Riccardi, in un liceo del centro di Roma. Con gli anni è divenuta una rete di comunità che, in più di 70 paesi del mondo, con una particolare attenzione alle periferie e ai periferici, raccoglie uomini e donne di ogni età e condizione, uniti da un legame di fraternità nell’ascolto del Vangelo e nell’impegno volontario e gratuito per i poveri e per la pace. Preghiera, poveri e pace sono i suoi riferimenti fondamentali. La preghiera, basata sull’ascolto della Parola di Dio, è la prima opera della Comunità, ne accompagna e orienta la vita. A Roma e in ogni parte del mondo, è anche luogo di incontro e di accoglienza per chi voglia ascoltare la Parola di Dio e rivolgere la propria invocazione al Signore. I poveri sono i fratelli e gli amici della Comunità.

Al servizio degli ultimi
L’amicizia con chiunque si trovi nel bisogno (anziani, senza dimora, migranti, disabili, detenuti, bambini di strada e delle periferie) è tratto caratteristico della vita di chi partecipa a Sant’Egidio nei diversi continenti. La consapevolezza che la guerra è la madre di ogni povertà ha spinto la Comunità a lavorare per la pace, proteggerla dove è minacciata, aiutare a ricostruirla, facilitando il dialogo là dove è andato perduto. Il lavoro per la pace è vissuto come una responsabilità dei cristiani, parte di un più ampio servizio alla riconciliazione ed alla fraternità che si sostanzia anche nell’impegno ecumenico e nel dialogo interreligioso nello “Spirito di Assisi”. Dal 1989 la Comunità è riconosciuta dalla Santa Sede come Associazione Pubblica Laicale della Chiesa. “La cultura della riconciliazione vincerà l’attuale globalizzazione dell’impotenza, che sembra dirci che un’altra storia è impossibile – osserva Robert Francis Prevost-. Sì, il dialogo, il negoziato, la cooperazione possono affrontare e risolvere le tensioni che si aprono nelle situazioni conflittuali. Devono farlo! Esistono le sedi e le persone per farlo. Il mondo ha sete di pace, ha bisogno di una vera e solida epoca di riconciliazione, che ponga fine alla prevaricazione, all’esibizione della forza e all’indifferenza per il diritto”.

Vangelo di riconciliazione
Invoca Leone XIV “Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, di distruzioni, esuli! Noi oggi, insieme, manifestiamo non solo la nostra ferma volontà di pace, ma anche la consapevolezza che la preghiera è una grande forza di riconciliazione. Chi non prega abusa della religione, persino per uccidere. La preghiera è un movimento dello spirito, un’apertura del cuore. Non parole gridate, non comportamenti esibiti, non slogan religiosi usati contro le creature di Dio”. Dice alla Comunità il Pontefice figlio spirituale di Sant’Agostino: “Abbiamo fede che la preghiera cambi la storia dei popoli. I luoghi di preghiera siano tende dell’incontro, santuari di riconciliazione, oasi di pace”.

