I “carichi di cura” si riferiscono alle responsabilità di assistenza familiare. Il work-life balance (o equilibrio vita-lavoro) concilia la sfera professionale e quella privata. Al Convention Center La Nuvola, si è svolto il Forum PA 2026. Tre giorni di lavori, progettazione e condivisione di esperienze, nel corso dei quali si sono alternati convegni, talk e rubriche, seminari, academy di formazione e tavoli di lavoro. L’evoluzione delle politiche di inclusione e benessere nelle organizzazioni compie un passo decisivo. Dall’esperienza consolidata sulla parità di genere, il talk ha approfondito la Pdr 192. Si tratta della prassi di riferimento introduce per la prima volta un sistema di gestione strutturato per le organizzazioni che scelgono di implementare misure concrete a favore del work-life balance e della conciliazione tra vita familiare e professionale. Un nuovo sistema focalizzato da relatori qualificati. Tiziana Pompei, vicesegretaria generale di Unioncamere, Riccardo Cuomo, dirigente Area politiche del lavoro e progetti istituzionali per la semplificazione, Miriana Detti, dirigente generale dell’Agenzia per la coesione sociale della Provincia Autonoma di Trento. Elena Mocchio, responsabile Innovazione Uni, Ente italiano di normazione, Arianna Visentini, esperta di welfare aziendale e work-life balance. Le conclusioni sono state affidate a Matteo Orlandini, esperto della presidenza del Consiglio dei Ministri.

Carichi di cura
La società di consulenza Moneyfarm, citata dal Sole 24Ore, quantifica il divario nel lavoro di cura non retribuito fra donne e uomini. Secondo il rapporto mondiale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, le donne italiane si fanno carico della quasi totalità (74%) del tempo non retribuito dedicato all’assistenza e alla cura della persona. Oltre 5 ore di lavoro al giorno a titolo gratuito contro le neanche due ore degli uomini. E’ stato analizzato il valore economico dell’impegno quotidiano delle donne in famiglia. Per quantificare questo lavoro “extra” di 3 ore al giorno è stata usata la stima Inapp dell’introduzione di un salario minimo legale a 9 euro lordi all’ora. Quindi se alle donne venisse corrisposto un salario minimo di 9 euro all’ora per 5 giorni alla settimana, a fine anno una lavoratrice potrebbe contare su circa 7.000 euro lordi in più. Intanto in Italia sta emergendo una nuova fascia sociale che ogni giorno tiene in equilibrio il welfare del Paese. Sono persone nel pieno della vita lavorativa che assistono contemporaneamente figli minori, genitori anziani o altri familiari fragili. Sostituendosi in parte ai servizi pubblici e sostenendo sulle proprie spalle il peso crescente della cura. È la cosiddetta “Generazione Sandwich”, protagonista della ricerca “Lavoro di cura domestico–Generazione Sandwich”, di Nuova Collaborazione (Associazione nazionale datori di lavoro domestico) realizzata da Ipsos Doxa su un campione di 5.655 italiani tra i 25 e i 75 anni. Ne viene fuori, osserva il Sole24Ore, un welfare familiare sostitutivo, con famiglie e caregiver che si trovano a compensare quotidianamente le carenze dei servizi territoriali e assistenziali attraverso un enorme lavoro invisibile di organizzazione, presenza e gestione.

Vita-Lavoro
Un esempio di work-life balance arriva dalla Svizzera. “Vita-Lavoro nasce dalla volontà di affrontare a 360 gradi il tema della conciliabilità tra vita privata e vita lavorativa. Sia dal punto di vista del mondo aziendale, sia del singolo individuo e della famiglia- spiegano i promotori-. Vuole offrire alle aziende un punto di accesso per rispondere alle loro esigenze di conciliabilità accompagnandole nel percorso tenendo conto delle singole esigenze“. Vita-Lavoro è nato a seguito della riforma cantonale fiscale e sociale, approvata dal Cantone Ticino nell’aprile 2018. Una svolta che ha originato il partenariato tra l’Associazione industrie ticinesi (in rappresentanza delle principali associazioni economiche) Equi-Lab (Centro di competenza per la conciliabilità lavoro-famiglia) e Pro Familia Svizzera italiana. Proseguono i promotori: “Vita-Lavoro si prefigge come obiettivo la sensibilizzazione e l’implementazione di buone pratiche di conciliabilità lavoro e famiglia presso le aziende e organizzazioni pubbliche e private del Cantone Ticino”.

Csr
Il tema della responsabilità sociale d’impresa (Csr –Corporate social responsibility) sta assumendo una rilevanza sempre maggiore nell’ambito delle scelte strategiche ed operative delle imprese. “Assumere responsabilmente gli effetti sulla società e sull’ambiente della propria attività, oltre che favorire uno sviluppo economico sostenibile, porta simultaneamente degli effetti positivi sul piano della competitività delle aziende- sottolineano i promotori di Vita-Lavoro-. Fra le molte dimensioni della Csrla Confederazione svizzera ha indicato come prioritario il tema della conciliabilità tra lavoro e famiglia ed un consenso trasversale si sta costruendo per incoraggiare le aziende a voler cogliere le opportunità offerte da questo momento di cambiamento”. Il cantone Ticino è fra le regioni svizzere più attive in questo campo attraverso le misure sociali introdotte dalla riforma cantonale fiscale e sociale, accettata in votazione popolare nell’aprile 2018. Alcune di queste misure prevedono di sostenere concretamente le aziende durante tutto il percorso di sviluppo di misure e strumenti volti a favorire la conciliabilità fra la vita ed il lavoro.

