Così la comunanza di valori e obiettivi fa girare l’economia

Imprese che credono nel valore dei territori in cui avviene la produzione e che in questi investono creando rapporti fiduciari 

A far crescere l’economia sono soprattutto le aziende coesive. Quelle cioè che investono nella solidità delle reti e delle relazioni con i dipendenti, le banche, il territorio, le filiere, le scuole e il terzo settore. Registrano, performance economiche nettamente superiori alla media. Imprese che credono nel valore dei territori in cui avviene la produzione e che in questi investono creando rapporti fiduciari. Per il 33% delle imprese coesive prevede un aumento di fatturato rispetto all’anno precedente, contro il solo 20% delle restanti, mentre sul delicato fronte occupazionale il 21% stima un incremento del personale contro il 13% delle non coesive.  Questa resilienza proattiva si traduce anche in una marcata propensione verso le transizioni gemelle, con il 68% delle aziende relazionali impegnate in investimenti green nel triennio 2023-2025 (contro il 41% delle non coesive) e il 76% attive nella trasformazione digitale, inclusa l’intelligenza artificiale, ormai adottata dal 31% delle imprese coesive rispetto al 16% delle altre.  A trainare questo ecosistema virtuoso sono le regioni settentrionali, con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna ai vertici per concentrazione di queste realtà.
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Economia. Foto di Markus Winkler su Unsplash

Economia coesiva

Negli ultimi 5 anni le imprese coesive sono aumentate, passando dal 37,4% del 2020 al 43,5% del 2025 e nel 2026 il 33% delle imprese coesive prevede aumenti di fatturato rispetto all’anno precedente, contro il 20% delle altre. Sul fronte occupazionale, il 21% prevede un aumento del personale, contro il 13% delle non coesive. Il report “Coesione è competizione” è frutto della cooperazione fra Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo, Unioncamere e Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne. In collaborazione con AICCON e Ipsos Doxa. “La coesione è un formidabile fattore produttivo in particolare in italia. l’incrocio tra imprese, comunità, territori, innovazione e bellezza è fondamentale per la nostra economia e per il made in Italy”, evidenzia Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola. “L’esperienza quotidiana di Intesa Sanpaolo al fianco delle imprese conferma la coesione come fattore determinante per la competitività del tessuto imprenditoriale nel suo complesso. mai come in questo periodo la coesione tra diversi soggetti economici e in generale nella società può rinsaldare quella comunanza di valori e di obiettivi proficua alla crescita economica”, afferma il presidente Gian maria Gros-Pietro.

Modello italiano

“La capacità di costruire relazioni e rapporti stabili nei diversi contesti e territori è un aspetto che caratterizza il modello di sviluppo italiano”, spiega il direttore generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli. “Basti pensare all’esperienza dei distretti: ecosistemi di piccole e medie imprese che, collaborando, sono riuscite a creare lavoro e sviluppo”. Il rapporto si sofferma sulle imprese coesive, che, in modo più ricco, realizzano questo modello e hanno performance migliori. ad esempio, sono più rapide ad adottare le nuove tecnologie (il 76% ha investito nella trasformazione digitale nel 2023-2025 contro il 49% delle non coesive), a partire dall’intelligenza artificiale (la utilizza il 31% delle coesive rispetto al 16% delle non coesive). inoltre, queste imprese investono di più sulle persone (l’87% ha puntato sul miglioramento delle competenze del personale contro il 60% delle altre imprese) e sulla conciliazione tra vita e lavoro, sostenuta dall’8,5% delle imprese coesive contro il 5,1% delle non coesive. Il bisogno di un tessuto sociale unito è avvertito profondamente anche dai cittadini. Secondo i dati Ipsos Doxa, l’85% degli italiani considera oggi la collaborazione e la coesione sociale un bisogno primario. Esempi virtuosi (da Ferrero a Selle Royal, dalle partnership di SPM e MUNER fino alle alleanze per il turismo come Slow Bike Tourism) dimostrano inequivocabilmente che, alimentando le relazioni di filiera e puntando sul benessere diffuso, il sistema produttivo italiano possiede le carte in regola per posizionarsi come leader indiscusso della sostenibilità competitiva globale. Affrontando con successo le sfide tecnologiche, ambientali e internazionali.

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