Focus-Britannia. Giornalisti prestigiosi come Antonio Polito e Antonio Caprarica raccontano nei loro libri il Regno Unito a partire da un’espressione: “Cool Britannia”. Un’espressione chiave per comprendere l’Inghilterra di oggi. “Cool” vuol dire più o meno quello che in Italia vuol dire “ganzo”, “figo”. Qualcosa di nuovo, di creativo, qualcosa che fa tendenza. Spiega Polito: “E’ certo che la Gran Bretagna è oggi un punto d’osservazione molto elevato per leggere la modernità: forse è il punto più elevato d’Europa”. L’Inghilterra, infatti, “ha imboccato con più decisione di ogni altro paese la strada della deindustrializzazione, della deregulation, della flessibilità”. E i cambiamenti, aggiunge Polito, “non riguardano solo gli aspetti esteriori, ma coinvolgono in profondità gli stili di vita”. Una serie di sguardi, quindi, taglia quest’isola della trasformazione in atto, e la riconnette con i suoi tratti costitutivi di lungo periodo. Polito descrive così le “geometrie” della politica britannica, in cui maggioranza e opposizione siedono contrapposte, e non affiancate senza soluzione di continuità. I meccanismi “popolari” della stampa e dell’informazione, l’intero spettro psicologico delle possibili identità, il liberalismo, l’individualismo, il mare, la disoccupazione. “Leggere Londra con lo sguardo di un italiano significa riattivare, contro ogni pigrizia, la riflessione su di noi – sottolinea Polito-. Significa anche leggere l’Italia da Londra, cercando di vedere in che cosa, eventualmente, questi benedetti inglesi sono meglio di noi“.

Cool Britannia
Osserva Antonio Caprarica: “Sembrano ormai lontani i tempi della Cool Britannia, quegli anni ‘ruggenti’ a cavallo tra il XX e il XXI secolo in cui la stella di Londra brillava più che mai, rappresentando nell’immaginario collettivo un faro a cui guardare per capire dove stesse andando il mondo. Dalla musica delle Spice Girls all’arte di Damien Hirst, dal fenomeno David Beckham alla moda di Alexander McQueen e Vivienne Westwood fino al cinema di Danny Boyle, c’è stata un’epoca in cui la Gran Bretagna era il centro nevralgico di tendenze e rivoluzioni, all’avanguardia in tutti i campi. Anche in quello politico, con l’elezione del suo nuovo, giovane primo ministro, Tony Blair”. Ma oggi, quasi trent’anni dopo, si chiesde Caprarica “cos’è rimasto di quel Paese delle meraviglie? Tra la Brexit e la clamorosa uscita dall’Unione europea, la crisi economica, la morte di Elisabetta, lo sfaldamento della famiglia reale e le gravi malattie che hanno colpito il nuovo re e la futura regina, un premier da dimenticare a cui sono seguiti altri dei quali a malapena si ricorda il nome, la luce del Regno Unito sembra farsi sempre più fioca“. Antonio Caprarica, da narratore e testimone privilegiato, racconta da anni la società britannica agli italiani. “E’ utile comprendere le cause del declino e le prospettive di una nazione che, nonostante appaia sempre più distante, continuiamo a guardare con affetto”, spiega Caprarica. Passando dal descrivere le ultime vicende della monarchia alla più stretta attualità e facendo chiarezza una volta per tutte sulle tappe che hanno segnato il tramonto di un impero.

Alla corte dei Windsor
“Cosa significa per un bambino essere l’erede al trono? – si interroga Caprarica-. All’apparenza, godere di privilegi inarrivabili per i comuni mortali. Ma in realtà, ieri come oggi, anche essere sottoposti a regole e modelli di comportamento che sembrano studiati apposta per creare dei disadattati in lotta col proprio destino– Ne sa qualcosa Carlo d’Inghilterra, il più longevo pretendente alla Corona. A tre anni ha già imparato a fare l’inchino alla bisnonna, la regina Mary, e a quattordici viene spedito in un collegio gelido e isolato dove subisce, insieme a una disciplina da caserma, anche le umiliazioni dei bulli con cui divide la camerata. E se oggi i suoi figli e nipoti godono di trattamenti molto meno severi, l’attenzione ossessiva dei mass media rende l’esistenza di tutti loro piuttosto scomoda. L’arroganza e l’insolenza del duca di York, l’ira funesta della principessa Margaret, i comportamenti poco aristocratici di Meghan Markle, duchessa del Sussex, Catherine Middleton, principessa del Galles, elegante e preparata, mai un “faux pas”, amatissima dai sudditi. Escono in Inghilterra i segreti del personale, maggiordomi, paggi, staffieri, dame di compagnie al servizio della royal family inglese, da Riccardo III a Carlo III, tra ricordi e gustosi aneddoti, “Yes Ma’am, The Secret Life of Royal Servant” firmato da Tom Quinn. “Un tempo i domestici erano indispensabili alla Corona, necessari per il perpetuarsi della favola – racconta Tom Quinn-. In caso di pericolo potevano cambiare d’abito. E trasformarsi in militari al servizio del proprio signore, più fidati certo dei rappresentanti dell’aristocrazia, spesso in lotta tra loro per la presa del potere. E’ quello che accadde quando Enrico VII Tudor conquistò il trono uccidendo Riccardo III, ultimo sovrano inglese della casa di York“.

Old Britannia
Aggiunge Quinn: “Un tempo i paggi del re dovevano essere attraenti, con una fisico di tutto rispetto e soprattutto polpacci resistenti per poter restare in piedi per lunghe, lunghissime ore”. Si tratta di un “impiego” che spesso si tramanda di padre in figlio, che sicuramente si trasforma in trampolino di lancio per il futuro di una famiglia, di un’intera dinastia. Uno degli antenati della regina Camilla, per esempio, era un “valet de chambre”. Oggi non ricevono più terre come dono per i servigi offerti, i maggiordomi o quelli che un tempo erano semplici servitori, mutano di ruolo, vestendo i panni di consiglieri fidatissimi come lo scudiero di Carlo III, Johnny Thompson. Nel libro scorrono i ricordi e alcuni aneddoti, non sempre felicissimi sui rappresentanti dei Windsor. “Il principe Andrew è un ‘enfant gaté’, un fanciullo viziato, pensa sempre di avere ragione, capriccioso e insolente verso i suoi sottoposti – continua l’autore di ‘The secret life of royal family‘-. Stesso atteggiamento anche da parte della principessa Margaret, sorella di Elisabetta II, che controllava se la televisione fosse ‘calda’ quando lei era fuori dal palazzo. Segno che le persone di servizio avevano approfittato della sua assenza per guardare la tv. Ma forse è il problema dei ‘suppleant’, principi in ordine di successione, lontani, lontanissimi dal trono”.

Istituzione monarchica
Poche parole su Meghan Markle, moglie del principe Harry e sulla principessa del Galles. “Meghan Markle è arrivata in Inghilterra con un’idea forse sbagliata della monarchia e della sua vita di principessa, molto cinematografica, quasi hollywoodiana. Ma sbagliata. La principessa Catherine è inglese, consapevole dell’importanza e della forza dell’istituzione monarchica”. Tra le “occupazioni” più curiose e insolite Tom Quinn ne sceglie due. E cioè il responsabile della piccionaia di corte di Sandringham (Elisabetta II adorava le corse dei piccioni). E il responsabile del fuoco dei camini di casa Windsor. “Purtroppo ne sono rimasti solo due da vigilare con attenzione – conclude – quelli del castello di Windsor e quelli del Palazzo di Buckingham”.

