MARTEDÌ 14 GENNAIO 2020, 15:04, IN TERRIS

LA NUOVA EDITORIA

Contro il calo dei lettori, edicole-bistrot e librerie-caffetterie

Con corsi di scrittura e incontri di poesia, la creatività degli edicolanti 2.0 fa rinascere un luogo fondamentale per la società

GIACOMO GALEAZZI
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I

l giornaio del futuro fornirà  piccoli servizi di facility a misura di residenti, ma anche una piattaforma offline che incontra e supporta il mondo digital e nello stesso tempo uno spazio multimediale che accompagna e approfondisce l’offerta del mondo della carta stampata, secondo il progetto Edicola 2.0 realizzato per contrastare la crisi che ha colpito le edicole. "Quotidiano, caffè e streaming: l’edicola tradizionale diventa accogliente e multimediale", riferisce Sussidiario.net.La lettura e l'approfondimento sono indispensabili per lo sviluppo culturale e democratico di un popolo. In Italia negli ultimi 18 anni hanno chiuso i battenti 21 mila edicole (erano 36 mila). Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'editoria, Andrea Martella, nell'audizione alla Camera, ha illustrato la riforma del settore prevista dal governo. "Le edicole continuano a svolgere una funzione di servizio pubblico", afferma Martella. Nel 2001 le edicole vere e proprie, cioè i chioschi e i negozi che vendevano esclusivamente giornali, riviste e altri prodotti editorial, erano più di 36 mila. Alla fine del 2018 anno quel numero era sceso a 15 mila. In 18 anni sono scomparse dalle città 21 mila edicole.


Intervento pubblico

"La disciplina che regola l'intervento dello Stato è il frutto di una stratificazione di norme che si sono succedute negli anni- spiega Martella-. Ne è derivata una condizione di instabilità del quadro legislativo e di incertezza sulle risorse disponibili che ha in molti casi condizionato la stessa efficacia dell'intervento pubblico".  E "l'intervento pubblico a sostegno dell'editoria e del sistema dell'informazione non solo è giustificato, ma addirittura imposto al legislatore ai fini del rispetto del pluralismo". A fronte di una diffusione dei quotidiani in Italia che si attestava a 5,5 milioni di copie nel 2007, sono oggi circa 2 milioni le copie giornaliere rilevate dagli ultimi dati Fieg. 


Crisi profonda

In 10 anni sono andate perdute quasi due copie su tre, con una tendenza che non mostra segni di inversione. In affanno anche il mercato delle copie digitali: meno 3,4% il dato relativo al 2018 sull'anno precedente. Male, poi, i ricavi pubblicitari: nell'ultimo decennio, il fatturato si è ridotto del 71,3% complessivo, ad un ritmo maggiore del 10% l'anno. "Il sistema editoriale attraversa, da almeno un decennio, una crisi profonda e per molti versi inedita, per natura e dimensione. È una crisi sistemica e strutturale, alla quale sarà possibile dare risposta non solo adottando misure urgenti, che pure sono indispensabili, ma anche e soprattutto individuando un nuovo paradigma d’intervento, che orienti stabilmente ed efficacemente le politiche di sostegno per i prossimi anni", puntualizza martella al Sole 24 ore.


Congelamento

"In coerenza con le linee programmatiche annunciate al Parlamento, infatti, la legge di bilancio ha introdotto un primo e importante pacchetto di misure urgenti per il settore editoriale, al quale nei prossimi mesi farà seguito - sottolinea Martella - un organico intervento legislativo di riforma di tutti gli strumenti, diretti e indiretti, di pubblico sostegno all’editoria, che abbiamo chiamato "Editoria 5.0". Intanto, con la manovra è stato confermato per il il livello dell’investimento pubblico diretto, attraverso il "congelamento" per un anno della riduzione dei finanziamenti all’editoria già prevista dalla precedente normativa. Questo arco di tempo lo useremo per costruire, proprio nell’ambito di "Editoria 5.0", un più efficace e inclusivo modello di sostegno pubblico".


Promuovere la lettura

"Abbiamo inoltre stanziato 20 milioni di euro l’anno per promuovere la lettura dei quotidiani e di altri prodotti editoriali all’interno delle scuole- precisa Martella -. Una novità che intendiamo rendere operativa al più presto, perché siamo consapevoli di quanto sia fondamentale offrire uno strumento di formazione e di educazione alla lettura critica in un Paese come il nostro, dove i dati Istat e Ocse-Pisa hanno appena raccontato di quanto siano gravi, soprattutto tra i ragazzi, i deficit di comprensione di un testo scritto. Crediamo davvero si tratti di una misura di 'infrastrutturazione immateriale” che guarda al futuro, al rafforzamento delle competenze e di quel bene decisivo che si chiama “capitale umano'".


Costi sociali

"Allo stesso fine, abbiamo esteso all’acquisto di quotidiani il bonus cultura per i diciottenni, il cosiddetto “18 App”. Per altro verso, di fronte alle obiettive difficoltà di tante imprese editoriali alle prese con crisi occupazionali, abbiamo previsto nuove norme in materia di pensionamento anticipato per giornalisti e poligrafici. Lo abbiamo fatto - puntualizza il sottosegretario - per incentivare il mantenimento in attività delle imprese editrici e stampatrici che investono per ristrutturarsi, escludendo ogni forma di assistenzialismo fine a se stesso, e per evitare i costi sociali, ben più elevati, del licenziamento dei lavoratori".


Ristrutturazioni

"Soprattutto, però, sempre a proposito di prepensionamenti, rivendichiamo di aver portato stabilmente al 50 per cento, il rapporto era di tre a uno, la quota minima di turnover del personale: dal 2020 in tutti i casi di ristrutturazione o riorganizzazione delle imprese editrici, ogni due uscite di giornalisti dovrà essere assicurata almeno una nuova assunzione, con priorità per gli under 35 e per i precari storici delle stesse imprese e di quelle dello stesso gruppo- ricorda Martella-. È stata anche ammessa la possibilità di assumere giovani non giornalisti ma con profili coerenti con gli obiettivi di rilancio o funzionali alla conversione digitale: una facoltà, non certo un obbligo, affidata al confronto tra le parti, nella consapevolezza che i piani sono necessariamente oggetto di confronto collettivo, prima di essere approvati in sede ministeriale, e che solo in quella sede possono essere utilmente valutate le specifiche esigenze delle imprese. Nessuna unilaterale imposizione e soprattutto nessuno svilimento della professione giornalistica, quindi".

Decreto "Milleproproghe"

"Sono consapevole dell’importanza di tutelare il valore della professione e al tempo stesso della necessità di restituire interesse per i prodotti editoriali attraverso una riqualificazione dell’offerta. Infine, c’è la questione Inpgi, l’Istituto di previdenza dei giornalistici che versa, da tempo, in una cronica crisi finanziaria- sostiene Martella-.Con una norma del decreto “Milleproroghe” abbiamo evitato, come avevamo annunciato, il commissariamento, fissando contestualmente al 30 giugno 2020 il termine inderogabile per arrivare alla definizione di un piano di messa in sicurezza dell’istituto. Come ricordato dal presidente Conte nel corso della conferenza stampa di fine anno, sarà presto attivato un tavolo tecnico con tutte le amministrazioni interessate e ognuno sarà chiamato a fare la sua parte per garantire la stabilità e l’autonomia dell’Inpgi".


Certezza delle regole

"Sempre a tutela della professione giornalistica, dopo aver avviato lo scorso 4 dicembre i lavori della Commissione sull’equo compenso contiamo di arrivare presto alla definizione di un nuovo quadro di regole - prosegue Martella - idoneo a contrastare abusi e sfruttamento, per i professionisti dell’informazione. La lotta alla precarizzazione del lavoro giornalistico passa anche attraverso la certezza delle regole e la dignità dei compensi. È una sfida “di filiera” che coinvolge tanti segmenti. Per vincerla serve una visione d’insieme, con la partecipazione di tutti i soggetti interessati: i giornalisti, gli editori, gli stampatori, i distributori, le edicole, i lettori. Per le edicole, in particolare, che rappresentano un imprescindibile presidio democratico soprattutto nelle aree più fragili e marginali, in legge di bilancio abbiamo confermato il tax credit e lo abbiamo esteso".

"In definitiva, è proprio a partire dal lavoro fatto in questi tre mesi che fin da gennaio avvieremo, con il più ampio coinvolgimento delle parti, il cantiere di “Editoria 5.0”. Una riforma è ormai indispensabile. L’intervento pubblico a sostegno dell’editoria e del sistema dell’informazione è non solo giustificato, ma addirittura “imposto” al legislatore per il rispetto del pluralismo, come la Corte Costituzionale ha recentemente ribadito. Ne va della qualità della nostra democrazia".

"Saremo chiamati anche a definire le regole per l’affidamento dei servizi di informazione primaria alle agenzie di stampa, in vista delle scadenze del 2020, e a dare al settore una nuova cornice di regole compatibile con la disciplina europea. E le sfide che affronteremo riguardano anche il rapporto con il web, con gli over the top, con gli algoritmi: tutti temi che si intersecano con il recepimento della nuova direttiva comunitaria sul copyright. È quindi mia intenzione non perdere tempo e avviare un confronto di merito a tutto campo. Thomas Jefferson sosteneva che “dove la stampa è libera e tutti sanno leggere, non ci sono pericoli”. Ecco, noi vogliamo lavorare per mettere le generazioni future al riparo da questi pericoli".

 

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