Montagna tra ripopolamento e novità: ecco cosa accade

I comuni classificati come totalmente montani sono 3.471 e stanno vivendo una fase di rilancio

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La montagna si ripopola e cambiano i criteri di classificazione dei comuni montani. L’Istituto per la finanza e l’economia locale (Ifel) è una fondazione istituita vent’anni fa dall’ Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) in attuazione del decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze. In precedenza di questa materia si occupava il consorzio Anci-Cnc per la fiscalità locale: l’Ifel ne ha raccolto l’eredità. La montagna non si spopola, gli italiani ci stanno tornando. Il saldo dei movimenti tra chi scende e chi sale in montagna per viverci torna ad essere positivo. E non solo grazie ai migranti stranieri, rileva Dire. Gli ultimi tre quinquenni (2009-2013, 2014-2018, e 2019-2023) raccontano di tre stagioni diverse. Una dell’accoglienza”, una di “ripiegamento” e la terza (la più recente) di “risveglio”. Tradotto in numeri, tra 2009 e 2013, le 387 comunità territoriali della montagna italiana sono state uniformemente investite da un flusso di immigrazione di popolazione straniera. Il territorio montano, evidenzia mattia Cecchini per l’agenzia di stampa nazionale diretta da Nico Perrone, ha visto l’arrivo di oltre 150.000 immigrati, numero “ampiamente in grado di compensare il flusso in uscita che nel complesso interessa oltre 110.000 cittadini italiani”.

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Foto © Ufficio stampa Legambiente

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Tra il 2014 e il 2018 l’afflusso migratorio di popolazione straniera nelle comunità di montagna, invece, italiana si raffredda. L’apporto scende a meno di 60.000 individui. Per converso il flusso in uscita dalla montagna della popolazione italiana continua rispetto al periodo precedente. Registrando un saldo negativo più contenuto di 67.000 unità. Nel periodo 2022-2023 il saldo “tra i movimenti della popolazione in ingresso e in uscita dalla montagna torna a essere positivo e assume dimensioni assai più significative di quanto non si sia registrato nei momenti migliori del passato”, rileva l’Uncem (Unione dei comuni ed enti montani). Quasi 100.000 ingressi oltre le uscite, più del 12 per mille della popolazione. Ma non in modo uguale dappertutto. Sono 250 su 387, quasi il 65%, le comunità territoriali con saldo positivo; 136 lo fanno con valori che vanno oltre il 20 per mille. La disomogeneità segna una frattura rilevante tra regioni del nord e del centro, tutte sistematicamente con apporti migratori positivi, e quelle del sud dove il segno meno, pur circoscritto e non generalizzato, appare ancora con una certa frequenza.

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(Fonte foto: Pixabay)

Flussi

Rispetto al passato però la discontinuità più forte è determinata dalla composizione del flusso migratorio. Non solo, la popolazione italiana della montagna presenta -ed è una novità assoluta– un saldo positivo tra ingressi e uscite, ma questo, forte di quasi 64.000 unità, “sopravanza nettamente quello della popolazione di cittadinanza straniera che con meno di 36.000 unità si riduce ulteriormente (quasi si dimezza) rispetto ai valori del quinquennio precedente, portando in evidenza la tendenza ormai presente in tutto il Paese a una progressiva riduzione dell’interesse verso l’Italia da parte dei flussi migratori di lungo raggio”, dice Uncem. I comuni classificati come totalmente montani sono 3.471 (il 43,4% dei Comuni italiani) e ospitano una popolazione di otto milioni e 900.529 abitanti (il 14,7% della popolazione nazionale) su una superficie di 147.531,8 chilometri quadrati (il 48,8% dell’estensione del territorio nazionale) con una densità di 60,3 abitanti per chilometro quadrato (rispetto a un valore medio nazionale di 200,8). La densità insediativa dei comuni montani è, nella media, di 60,3 abitanti. contro una media nazionale di 200,1 abitanti. Sono 3.538 i comuni montani nel nostro paese, ben il 43,7% del totale delle amministrazioni comunali. Sono distribuiti in tutte le regioni, con una prevalenza nei territori dell’Italia settentrionale.

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Foto di Anastasia Pirri su Unsplash

Regione per regione

In Lombardia e Piemonte si trova il maggior numero dei comuni montani (rispettivamente 527 e 503), anche se la maggior parte delle realtà comunali sono classificate come non montane (65,9% e 58,3%). Segue il Trentino-Alto Adige, dove, al contrario, tutte le 333 amministrazioni hanno carattere di montanità. Al sud registrano il dato più elevato Abruzzo, Calabria e Sardegna dove gli oltre 200 comuni montani rappresentano più della metà delle realtà amministrative presenti sul territorio. La presenza più contenuta si rileva, invece, in Puglia: i 26 comuni montani costituiscono appena il 10,1% del totale regionale. Seguono l’Umbria e la Valle d’Aosta che, se da un lato presentano un dato contenuto in termini assoluti (rispettivamente 69 e 74), dall’altro registrano un valore percentuale elevato se si considerano le realtà montane rispetto al totale dei comuni regionali. In particolare, come nel Trentino-Alto Adige, tutti i comuni valdostani sono classificati come montani. Percentuali elevate si riscontrano anche in Molise e in Basilicata, dove oltre l’80% delle amministrazioni comunali sono realtà montane. All’opposto, in relazione al rapporto tra comuni montani e il totale delle amministrazioni distribuite sul territorio regionale, sono da segnalare Veneto, Sicilia ed Emilia-Romagna dove oltre il 70% dei comuni è classificato come non montano. Oltre il 96% dei comuni montani appartiene alla classe di ampiezza fino a 10.000 abitanti e tra questi prevalgono quelli di piccole dimensioni. Ben 2.280 sono le realtà montane appartenenti alla classe di ampiezza minore (0-2mila abitanti), il 64,8% delle piccole amministrazioni.

Foto di Pixabay: https://www.pexels.com/it-it/foto/umano-in-piedi-accanto-alla-statua-del-crocifisso-sulla-montagna-415571/

Arco alpino

Al crescere della taglia dimensionale il numero dei comuni con carattere di montanità diminuisce, così come la percentuale calcolata come rapporto tra il numero di tali realtà e il totale delle amministrazioni comunali appartenenti a ciascuna fascia demografica. All’opposto, come facilmente intuibile, esiste una relazione direttamente proporzionale tra la percentuale dei comuni non montani rispetto al totale dei comuni appartenenti alle singole taglie demografiche: tutte le 12 grandi città sono classificate come comuni non montani, mentre solo il 35,2% dei piccolissimi comuni non ha carattere di montanità. I territori comunali montani sono distribuiti sull’arco alpino e lungo tutta la dorsale appenninica, dal nord al sud, inclusa la Sicilia, nell’area dei monti Peloritani e Nebrodi. Elevata è la presenza di comuni montani in Sardegna dove gran parte del territorio ha carattere montuoso. In arrivo nuovi criteri per la classificazione dei comuni montani. Si sono svolti a Cortina gli incontri tecnici di esperti, associazioni di categoria e testimoni della montanità più viva. Nell’occasione Roberto Calderoli, ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, ha dialogato con Luigi Borgo, presidente del Collegio Maestri di Sci. E’ stata annunciata una novità importante e molto attesa per le terre alte.

Altimetria

Spiega il ministro Calderoli: “Sono pronti i criteri per la classificazione dei comuni montani che, in buona sostanza, andranno a identificare cosa vuol dire ‘montagna’ in Italia“. Una definizione “attesa da tanti anni e che, finalmente, stabilisce dei principi chiari e oggettivi”. Il primo criterio stabilisce che un comune, per essere montano, deve avere il 25% di superficie sopra i 600 metri e il 30% di superficie con almeno un 20% di pendenza. In alternativa un secondo criterio stabilisce che si può ritenere comune montano quel territorio con altimetria media superiore ai 500 metri. Infine, per evitare paradossi territoriali e favorire l’inclusione, un terzo criterio prevede un’altimetria media più bassa ma che consenta di considerare montani anche quei comuni che risultano “interclusi”, ovvero interamente circondati da comuni che rispettano uno dei primi due criteri.

Foto di Ricardo Gomez Angel su Unsplash

Parametri montani

I nuovi indicatori sono frutto di una sintesi tra il lavoro degli esperti preposti e che mi sono stati indicati dagli enti territoriali (regioni, province, comuni) insieme ai dati elaborati dal Libro Bianco e alle diverse segnalazioni che abbiamo ricevuto in questi anni, nel rispetto della legge 131 ora in vigore. In questo modo prevediamo di risolvere il paradosso tutto italiano per cui il 35% di territorio italiano è montano, ma oltre il 55% dei comuni risultava negli elenchi degli Affari Regionali. Secondo le nostre stime, dunque, da oltre 4 mila comuni a circa 2.800. E’ da oltre settant’anni che si aspettava un rinnovo complessivo e funzionale dei criteri, soprattutto considerando quelli in vigore fino a ieri. Ci abbiamo lavorato molto e siamo alle battute final. Invierò il testo del regolamento alla Conferenza Uniticata, con la quale faremo le valutazioni nella prima seduta utile”, puntualizza il ministro Calderoli.

 

 

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