Cibo e cultura: il modello-Bucoliche

"I valori della campagna per Virgilio": tra storia e cucina. Il nuovo libro di Paolo Lingua

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La cultura come terreno di incontro tra le tradizioni e le radici della nostra civiltà.

Il drammatico periodo storico vissuto da Roma dopo la morte di Cesare spingeva alla ricerca di un “otium” idealizzato, dove il tumulto e il timore non potessero raggiungere la quiete dell’esistenza campestre, semplice, sobria, dedita alla bellezza e al canto. E’ il mondo cui Virgilio aspira nelle Bucoliche (42-39 a.C.). Il segno più nuovo e coinvolgente di questi versi è la costante presenza dell’io, che trasforma l’oggettività delle cose e le riplasma a esprimere una tensione tutta individuale. La nostalgia per il mondo perduto dell’infanzia, il riconoscimento della propria solitudine, il disincanto e la paura dell’amore sono tutti motivi che danno il senso di una ricerca di sé e di un’ansia di pacificazione senza traguardo, in un estenuante alternarsi di entusiasmo e disillusione.

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Alle radici della cultura

“Virgilio e la campagna nella civiltà augustea” è il titolo di un libro recentemente pubblicato da De Ferrari editore e scritto da Paolo Lingua. Giornalista, saggista, appassionato di storia economica e di civiltà della tavola Lingua, coordinatore territoriale per la Liguria dell’Accademia Italiana della Cucina, da anni si divide fra saggi storici e testi dedicati al mondo della tavola. La nuova fatica editoriale tende a “unire” le due anime dell’autore, proiettando l’attenzione per l’economia della cucina in un contesto storico lontano, quello di Virgilio e di Ottaviano Augusto. Lingua, dunque, offre una interessante riflessione sull’arte di Virgilio attraverso le tre sue opere fondamentali. Il primo poema con cui il grande poeta ha segnato la letteratura latina, le “Bucoliche” è dedicato al mondo della pastorizia e Virgilio, ostile al caotico ambiente romano, non nasconde il suo amore per la vita agreste che per lui, influenzato dalla concezione dello stesso Ottaviano e del consigliere Mecenate, è simbolo di pace, di civiltà e di crescita sociale. Alle “Bucoliche” seguono le “Georgiche”: articolate in quattro libri trattano altrettanti temi agricoli (l’agricoltura, la coltivazione della vite, l’allevamento del bestiame, l’apicoltura). E’ il mondo di pace, serenità e ricrescita sociale che politicamente vagheggia Ottaviano, reduce dalle cruente guerre civili.
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Foto di Zoe Schaeffer su Unsplash

Virgilio

Virgilio è il più grande poeta romano. Ha messo in versi i canti dei pastori, il lavoro dei contadini e le imprese degli eroi e ci ha trasmesso risposte che non sono certezze, ma interrogativi e dubbi profondi sull’uomo, sul senso della storia e sulla possibilità della giustizia. Con le sue opere ha segnato un’impronta indelebile nella cultura occidentale. Studiato e preso a modello fin dall’antichità, celebrato come precursore del cristianesimo, fu per Dante maestro di stile e di pensiero e vertice dell’umana perfezione. Il successo arriso alle “Bucoliche” spinge Virgilio, incoraggiato da Mecenate e dallo stesso Augusto, ad affrontare il grande poema di ispirazione omerica, che sarà l’ “Eneide”. Il libro di Lingua, dunque, costituisce un agile e spigliato viaggio nel mondo virgiliano colto da una angolazione particolare che mette in relazione l’economia agricola analizzata con dovizia di particolari dal poeta con una visione politica di Ottaviano tesa a una rivalutazione dei valori religiosi e di una società più legata alla terra. La figura del grande poeta latino ha ispirato nei secoli scrittori e filosofi, diventando oggetto di una curiosità, di uno studio e di un’emulazione che lo hanno reso immortale.

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