Ciad, catastrofe umanitaria per 3,3 milioni di persone

La situazione alimentare sta raggiungendo "un punto di rottura"

Ciad
La formazione del personale sanitario locale (© Progetto “Sanità Italia – Ciad”)
In Ciad è in corso una devastante crisi di umanità, di sicurezza e di infanzia. Le vite e il futuro di milioni di civili innocenti, avverte l’Unhcr, sono in bilico. “Senza un aumento significativo dei finanziamenti, l’assistenza salvavita non potrà essere fornita con la portata e la velocità necessarie”, spiega l’agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati. La situazione alimentare in Ciad sta raggiungendo “un punto di rottura catastrofico” mentre continua l’afflusso degli sfollati sudanesi che fuggono dalla guerra che persiste in Sudan. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), secondo cui nel Paese dell’Africa centrale, una delle regioni più fragili ed esposte ai cambiamenti climatici del mondo, si sta verificando una “catastrofe umanitaria”. Sono 3,3 milioni le persone che oggi nel Paese fanno fatica a sfamarsi, ha dichiarato il rappresentante delle Nazioni Unite e coordinatore umanitario in Ciad, François Batalingaya, con un aumento “sbalorditivo del 400%” nell’ultimo decennio, rispetto alle 660.000 persone del 2015. “Le cause sono chiare. Gli shock climatici si stanno intensificando, con impatti devastanti”, ha aggiunto Batalingaya che ha sottolineato come il Ciad stia subendo il peso maggiore del conflitto armato che sta devastando il vicino Sudan dal 2023. Di fronte al massiccio afflusso di rifugiati in fuga dagli scontri, la situazione umanitaria sta diventando sempre più preoccupante.
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Foto: Unicef

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Dall’inizio della guerra in Sudan, più di 850.000 rifugiati sudanesi sono entrati in Ciad, aggiungendosi ai 400.000 rifugiati sudanesi già presenti, arrivati a ondate negli ultimi 15 anni e triplicando il loro numero in soli due anni. “I sopravvissuti alla guerra, arrivano traumatizzati, affamati e senza niente – spiega il rappresentante Onu -. Raccontano storie di massacri, violenze sessuali e intere comunità distrutte”. E nonostante le sue difficoltà, il Ciad ha mantenuto aperti i suoi confini: “Uno straordinario atto di generosità perché il Ciad – dice ancora Batalingaya – si trova ad affrontare le sue stesse sfide umanitarie e di sviluppo”. E a peggiorare una situazione già allo stremo, una nuova minaccia si profila all’orizzonte: il colera è stato rilevato a El Geneina, a soli 10 chilometri dalla città ciadiana di Adré, epicentro della crisi dei rifugiati. “In condizioni di sovraffollamento e di scarsa igiene, una potenziale epidemia potrebbe essere devastante”, puntualizza il rappresentante Onu. Dall’aprile 2023, più di 844.000 rifugiati sudanesi hanno attraversato il Ciad. Prima di quest’ultima crisi, il Ciad ospitava circa 409.000 rifugiati sudanesi fuggiti dalle precedenti ondate di conflitto in Darfur tra il 2003 e il 2023. In poco più di due anni, il Paese ha visto questa popolazione di rifugiati salire a oltre 1,2 milioni di persone, superando di gran lunga il numero di persone accolte nei due decenni precedenti e sottoponendo a una pressione insostenibile la capacità di risposta del Ciad.

 

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Foto di Allen Meki su Unsplash

In cerca di sicurezza

L’afflusso più recente in Ciad è iniziato alla fine di aprile 2025, in seguito ai violenti attacchi dei gruppi armati nel Darfur settentrionale all’inizio di aprile. Gli assalti ai campi per sfollati, tra cui Zamzam e Abu Shouk, e alla città di El Fasher hanno ucciso più di 300 civili e costretto decine di migliaia di persone alla fuga in cerca di sicurezza. In poco più di un mese, 68.556 rifugiati sono arrivati nelle province ciadiane di Wadi Fira e Ennedi Est, con una media di 1.400 persone che hanno attraversato il confine quotidianamente negli ultimi giorni. Fuggono terrorizzati, molti sotto il fuoco, attraversando posti di blocco armati, estorsioni e strette restrizioni imposte dai gruppi armati. I team di protezione dell’Unhcr hanno intervistato 6.810 rifugiati appena arrivati dalla fine di aprile, ascoltando racconti strazianti di violenze e perdite. Uno sconcertante 72% ha riferito di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui violenze fisiche e sessuali, detenzione arbitraria e reclutamento forzato; il 60% ha dichiarato di essere stato separato dai propri familiari. Oltre all’emergenza di sfollati e rifugiati, è in corso una devastante crisi che colpisce i bambini.

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In fuga verso il Ciad

Tra i bambini in età scolare, il 66% non ha accesso all’istruzione e 30 bambini sono arrivati con gravi ferite. Tra loro c’è Hawa, una bambina di sette anni fuggita in Ciad con la sorella maggiore dopo aver perso la madre, il padre e due fratelli in un bombardamento su Zamzam. Durante l’attacco, Hawa ha riportato gravi ferite ed è stato necessario amputarle una gamba. La sua storia è solo una tra le innumerevoli che riflettono il devastante tributo fisico e psicologico della guerra in corso sui civili in Sudan. È urgente espandere l’assistenza sanitaria e il sostegno alla salute mentale per affrontare le sofferenze immediate e gettare le basi per la ripresa e la riconciliazione. Nonostante gli sforzi dei partner umanitari e delle autorità locali, la risposta all’emergenza rimane pericolosamente sottofinanziata. Anche le condizioni degli alloggi sono disastrose. Solo il 14% dei bisogni attuali viene soddisfatto, lasciando decine di migliaia di persone esposte a condizioni climatiche estreme e all’insicurezza. I rifugiati ricevono attualmente solo 5 litri d’acqua a persona al giorno, ben al di sotto dello standard internazionale di 15-20 litri per i bisogni quotidiani di base. Questa grave carenza costringe le famiglie a fare scelte impossibili che mettono a rischio la loro salute e la loro dignità. Inoltre, circa 290.000 rifugiati rimangono bloccati al confine, esposti alle intemperie, all’insicurezza e al rischio di ulteriori violenze.

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