La Cina sotto il manto di Maria. Nel Celeste Impero tra i luoghi di culto più frequentati ci sono i santuari mariani di Housangyu di Pechino e di Sheshan presso Shanghai. Insieme al santuario della Madonna Addolorata nello Shanxi, il Santuario di Lushan in Sichuan, o il Villaggio del Rosario presso il Santuario di Maria Rosa Mistica nel Fujian. La devozione popolare circonda anche le grotte della Madonna di Lourdes nelle parrocchie, le piccole nicchie con la statuetta della Madonna delle cappelle e nelle sale di Preghiera. Il gruppo di donne della parrocchia di Dupu dedicata al Sacro Cuore di Gesù, nella diocesi di Wenzhou (provincia di Zhejiang) ha appena compiuto un giornata di pellegrinaggio per l’inizio del mese mariano. Pregando in varie chiese della zona soffermandosi davanti alle grotte e alla montagna dedicata alla Madonna. Tutto il gruppo si è riunito alla solenne celebrazione eucaristica, affidando a Dio tutte le intenzioni di preghiera della giornata. Dopo si sono spostati tutti presso il Monte della Madonna. Mentre nella chiesa di Qianqi tutti hanno rinnovato la propria determinazione al servizio e a seguire la chiamata del Signore. Pet l’occasione due suore della parrocchia hanno illustrato la storia della chiesa. Sottolineando che la devozione mariana manifesta innanzitutto atto l’intima comunione spirituale dei credenti con Maria, la Madre di Cristo.

Maria in Cina
Uniti con il Papa, i pellegrini cattolici cinesi hanno iniziato il cammino di devozione mariana di maggio, il mese che la Chiesa universale dedica in modo particolare alla venerazione della Madre di Dio. “Nutriti dalla forte devozione tramandata di generazione in generazione, pellegrinaggi, rosari, ore di adorazione, processioni e opere caritative d’ispirazione mariana punteggiano il mese di maggio delle comunità cattoliche cinesi”, riferisce l’agenzia missionaria vaticana Fides. Le porte dei santuari, delle chiese e delle cappelle saranno aperte e accessibili secondo programmi di celebrazioni ben organizzati, in cui gli orari per la preghiera quotidiana comunitaria vengono indicati insieme alle disposizioni di carattere logistico a cui attenersi per garantire una gestione ordinata degli eventi comunitari. L’Accordo provvisorio del 22 settembre 2018 tra Santa Sede e Repubblica popolare cinese, dopo settant’anni di aspro conflitto, è uno degli eventi più importanti del pontificato di papa Francesco, sotto il profilo sia ecclesiale sia geopolitico. Jorge Mario Bergoglio è riuscito a superare le pesanti eredità storiche del colonialismo europeo e della guerra fredda, resistendo anche alle pressioni legate alla contrapposizione tra l’Occidente e la Cina. Questo Accordo mostra quanto lontano – sotto il profilo geografico, politico, culturale, antropologico ecc. – può giungere la “Chiesa in uscita” sempre più proiettata verso una nuova collocazione nel mondo del XXI secolo. “Il Papa è il capo spirituale di tutti i cattolici del mondo, qualunque sia la loro nazione. L’obbedienza al Papa non diminuisce, ma purifica e ravviva l’amore per la propria patria”, ha ricordato il segretario di Stato vaticano. Il cardinale Pietro Parolin è intervenuto alla Pontificia Università Urbaniana a un atto accademico che commemorava il Concilio di Cina tenutosi a Shanghai nel maggio-giugno 1924 per avviare un processo di “decolonizzazione” della Chiesa cattolica in Cina.

Chiesa cinese
L’obiettivo era formare una chiesa guidata da clero e vescovi cinesi, non più missionaria ma locale e “cinese”. L’evento fu voluto dal delegato apostolico Celso Costantini e diede inizio a un percorso di localizzazione e inculturazione ecclesiastica, con risultati visibili l’anno successivo, come la consacrazione dei primi vescovi cinesi a Roma nel 1926. “Il Papa desidera che i cattolici cinesi amino il loro Paese e siano i migliori dei cittadini”, ha sottolineato il cardinale Parolin. All’Università Urbaniana, sulle pendici del Gianicolo, il porporato ha ripercorso la lunga storia dei rapporti tra la Santa Sede e la Cina, definendo l’attuale accordo sulle nomine episcopali “un passo in un cammino di discernimento, tessuto di realismo, pazienza e fiducia“. Un cammino, ha ricordato il segretario di Stato vaticano, “è iniziato oltre un secolo fa con il Concilio di Shanghai ed è tuttora in corso, sotto lo sguardo della fede e nella speranza che non delude”. Il cardinale Parolin, riferisce l’Agi, ha voluto anzitutto collocare l’intesa con Pechino – siglata nel 2018 e rinnovata tre volte sotto il pontificato di Papa Francesco – all’interno di una prospettiva storica ed ecclesiale più ampia. Ricordando che “non si tratta di uno strumento perfetto, né pretende di risolvere tutti i problemi”, ma di un mezzo pastorale da verificare nel tempo.

