La povertà: missione della Chiesa ed emergenza sociale

Focus indigenza: la carità secondo il Magistero pontificio e le indagini sull'emerginazione

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Credit: CARINO CARLO via Imagoeconomica
Alla povertà Leone XIV ha dedicato la sua prima esortazione apostolica “Dilexi te”. Il Magistero pontificio, dal Concilio Vaticano II in poi, ha focalizzato la missione della Chiesa sul precetto evangelico di soccorrere i bisognosi. A ciò fa riscontro un crescente disagio sociale rilevato dalle indagini statistiche. “Una contrazione della platea dei beneficiari del 40-47%, senza che questo abbia migliorato l’efficacia nel raggiungere i più fragili”. E’ uno dei dati più significativi del passaggio dal Reddito di Cittadinanza all’Assegno di Inclusione (Adi) che emergono dal Rapporto di Caritas Italiana sulle politiche di contrasto alla povertà. Un primo bilancio sull’Assegno di Inclusione, introdotto a gennaio 2024 con la vice ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Maria Teresa Bellucci, che tiene a precisare: “Nessuno ha inteso restringere gli strumenti di protezione sociale, ma al contrario ogni sforzo è stato volto a condividere con maggiore equità tra i cittadini le opportunità di uscire dalle condizioni di una passiva povertà“.
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Foto di Reneé Thompson su Unsplash

Scala di equivalenza

 La riforma, che ha sostituito il Reddito di Cittadinanza, ha segnato un cambio di paradigma: dal principio universalistico dell’aiuto a tutti i poveri a un approccio categoriale, riservato solo ad alcune tipologie familiari. Il quasi dimezzamento della platea dei beneficiari è dovuto al fatto che sono escluse molte famiglie in età da lavoro senza figli, lavoratori poveri, stranieri e nuclei residenti nel Centro-Nord. In particolare, le famiglie straniere, pur con un allentamento del requisito di residenza, risultano ulteriormente penalizzate dalla nuova scala di equivalenza. Secondo il Rapporto, alla cui presentazione è intervenuto anche il presidente di Caritas Italiana, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, “una delle strade percorribili avrebbe potuto essere quella di indirizzare maggiormente il sostegno pubblico verso i più deboli, incrementando la percentuale di poveri tra i beneficiari della misura pubblica. E correggendo così i limiti del reddito di cittadinanza nella capacità di raggiungere gli ultimi”.
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POVERTA’. CREDIT: CARLO CARINO BY IA MID

Risorse

 In altre parole, “si sarebbe potuto modificare la misura con un intervento verticale, cioè concentrando le risorse verso i più poveri; al contrario, si è scelto un approccio orizzontale, che ha ristretto la platea con criteri categoriali (presenza di figli minori, di persone con disabilità e non autosufficienza, over 67 anni), indipendentemente dal livello di povertà e lasciando così nuclei fragili scoperti”. A essere maggiormente penalizzati dalla riforma sono “le famiglie in età da lavoro senza figli minori, i lavoratori poveri, gli stranieri e chi vive nel Centro-Nord”. Al tempo stesso, “i criteri categoriali adottati non sembrano ridurre in modo significativo l’accesso da parte di famiglie non povere”. Avviene così che “alcune famiglie vulnerabili restano escluse, mentre altre, non necessariamente povere, riescono comunque a ricevere il sussidio”. Inoltre, si conferma, come già accadeva con il reddito di cittadinanza, “una forte discrepanza tra la distribuzione geografica dei poveri e quella dei beneficiari.
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@Ansa

Nord-Sud

Nel Nord si trova oggi il 41% delle famiglie povere assolute, ma solo il 15% delle famiglie che ricevono l’Adi”. In questo scenario proprio la Caritas è tornata a svolgere un ruolo di “paracadute” sociale. Anche il Supporto per la Formazione e il Lavoro (Sfl) mostra alcuni limiti: bassa partecipazione, percorsi poco incisivi e scarse opportunità occupazionali stabili. E “più che un trampolino verso l’inclusione, rischia di essere percepito come un sostegno temporaneo e inefficace”, quindi “una misura da ripensare”.

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