Condivisione del dolore di Gaza. E’ rientrata al buio, priva di fiori per essere vicina alle sofferenze del popolo palestinese. È l’icona della Madonna del Buon Consiglio a cui la città di Ruvo di Puglia (Bari) è devota. Proprio come lo è Papa Leone XIV. “Abbiamo seguito anche gli appelli del Pontefice e ci è sembrato che far rientrare la Vergine in chiesa senza i soliti abbellimenti fatti di boccioli e luci, fosse un modo per dire basta alle violenze, basta al continuo affamare un popolo che muore nell’indifferenza”, afferma don Nicola Brattoli, parroco della chiesa di San Rocco e in cui ora è conservato il dipinto. “È arrivato qui quando si celebra la Madonna del buon Consiglio ed è rientrato nella parrocchia del Redentore dove si trova di solito“, aggiunge il sacerdote. “Le immagini della coppia di medici che piangeva sui corpi dei loro nove figli carbonizzati dai raid israeliani, l’assalto di donne e bambini agli aiuti umanitari, la disperazione della morte hanno scosso me e l’intera comunità. Ci siamo interrogati su cosa potevamo fare e abbiamo pensato al rientro mariano al buio”, chiarisce il parroco. Evidenziando che “abbiamo voluto lanciare un messaggio perché le proteste sembrano essere inutili e le manifestazioni lasciano il tempo che trovano. Il nostro è stato ovviamente un atto simbolico, una goccia nel mare ma è una via per dire che non siamo indifferenti a quanto accade a Gaza”.

Inferno Gaza
Intanto nella Striscia la situazione è sempre più disastrosa. Clan che agiscono come milizie armate nella Striscia di Gaza, saccheggiano i magazzini per sequestrare cibo con la forza e sparano per proteggersi da Hamas. Sono i clan emergenti nell’enclave palestinese, che si stanno affermando sfidando l’autorità di Hamas, secondo alti funzionari delle Idf citati dal sito di notizie israeliano Walla. Alcune fonti hanno riferito al sito saudita “Al Hadath” che Hamas ha perso il controllo della sicurezza sulla Striscia di Gaza, aggiungendo che ladri e bande armate sequestrano aiuti, saccheggiano case e terrorizzano i residenti. In realtà l’influenza di questi clan è precedente all’attuale conflitto d è radicata in reti di contrabbando che trafficano armi, droga, sigarette e prodotti elettronici provenienti da Egitto e Israele. Nel corso degli anni, Hamas ha raggiunto accordi con alcuni di questi clan, arrivando talvolta a collaborare con loro. Il più influente sembra essere il clan Abu Shabab, guidato da Yasser Abu Shabab della famiglia Tarabin. Dopo essere stato espulso da Rafah, il clan ha operato con aggressività nel nord e nel sud della Striscia di Gaza.

Controllo di Gaza
Fonti palestinesi indicano che il gruppo Abu Shabab si occupa sia di proteggere i convogli di aiuti umanitari, sia di saccheggiarli. Hamas ha accusato il clan di collaborare con Israele. Un altro clan influente è quello di Dughmush, noto anche come Dajmash, proveniente da Tel al-Hawa e al-Sabra a Gaza City. Questo clan era già coinvolto nel rapimento del caporale israeliano Gilad Shalit ed è stato protagonista di violenti scontri con Hamas. Il suo leader è stato ucciso lo scorso anno, accusato di legami con Israele. Fonti della sicurezza citate dal Jerusalem Post affermano che la maggior parte di questi clan è motivata dal desiderio di potere e ricchezza piuttosto che dall’ideologia. In questo momento stanno sfruttando la posizione indebolita di Hamas per espandere la propria influenza. Tra gli altri c’è il clan Abu Tir, che operava a Khan Yunis ed era specializzato nel contrabbando dal Sinai. Quindi il clan Al Kashk, con sede a Gaza City, strettamente legato ai centri di autorità locali. Poi il clan Abu Risha, attivo a Rafah e legato a gruppi salafiti, il clan Shawish, relativamente piccolo, ma attivo a Gaza. Infine il clan Baraka, affiliato ad al-Fatah e operante principalmente a Gaza City.

