L’innovazione cambia volto all’economia. Dal punto di vista giuridico il brevetto è un titolo in forza del quale si conferisce al titolare un “monopolio temporaneo di sfruttamento” di un’invenzione per un periodo di tempo limitato. Ciò consiste nel diritto esclusivo di realizzarlo, disporne e farne un uso commerciale. Vietando tali attività ad altri soggetti non autorizzati. Un brevetto non attribuisce al titolare un’autorizzazione al libero uso dell’invenzione coperta dal brevetto. Ma solo il diritto di escluderne altri soggetti dall’utilizzo. Intanto il sistema-cultura in Romagna ha generato un valore di circa un miliardo. Innovazione e creatività hanno ricadute economiche e sociali rilevanti. Per esempio la Camera di Commercio romagnola ha elaborato per le province di Forlì-Cesena e Rimini i dati del rapporto “Io sono cultura” (fonti: Unioncamere, Fondazione Symbola e Istituto Tagliacarne). I numeri confermano la solidità di una filiera che conta 3.857 imprese “core cultura” (+1,2% in un anno) e dà lavoro a 17.500 occupati”. Carlo Battistini, presidente della Camera di commercio della Romagna rivolge un pensiero a tutte le persone al lavoro per animare piazze e teatri. “Il sistema produttivo culturale e creativo naturalmente non è solo svago, ma un’industria vera e propria che nel nostro territorio ha superato la soglia del miliardo di euro di valore prodotto- osserva Battistini-. Dietro ogni evento, ogni allestimento e ogni innovazione digitale ci sono competenze straordinarie. Dai professionisti del design e della comunicazione a chi opera nelle performing arts”. E aggiunge: “I dati relativi all’intero sistema ci consegnano un quadro di crescita per le imprese e l’occupazione. E sebbene le incidenze sulla ricchezza totale siano ancora leggermente inferiori alle medie nazionali, la vitalità del nostro ‘core cultura’ (+1,2% di imprese) supera la media regionale. Questo ci dice che la strada è quella giusta. La cultura è il lievito che accresce il valore di tutto il nostro sistema produttivo“.

Focus innovazione
Bologna e Modena sono le due province italiane che hanno registrato la crescita annua maggiore di brevetti depositati all’European Patent Office. Bologna ha raggiunto 383 invenzioni pubblicate, 43 in più rispetto ai dodici mesi precedenti. Mentre Modena è arrivata a 233 con un aumento di 40 domande. A riferirlo sono elaborazioni di Unioncamere su dati dell’ufficio brevetti europeo. L’Emilia-Romagna si conferma prima regione italiana per domande di brevetto pro capite. 207 per milione di abitanti, contro le 146 della Lombardia e le 134 del Veneto. In valori assoluti la regione si colloca al secondo posto in Italia e tra le prime diciassette in Europa. Tra i primi quindici soggetti italiani per numero di brevetti europei depositati sette sono emiliano-romagnoli: Coesia, Ferrari, Chiesi, Manitou, Sacmi, Scm Group e Ima. I settori più rappresentati sono meccanica, logistica, farmaceutica ed energia. “I numeri si inseriscono in un quadro nazionale che segna una flessione del 3,5% complessiva, ma vedono la nostra regione in controtendenza positiva- osserva Vincenzo Colla, vicepresidente della Regione con delega allo Sviluppo economico- .Un segno chiaro della capacità di innovazione degli imprenditori. Come Regione continueremo a garantire il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese attraverso appositi bandi per l’innovazione”, sottolinea Colla.

Domande di brevetto Ue
Intanto l’Italia fa un mezzo passo indietro sul fronte della proprietà industriale. Le domande di brevetto europeo con titolari italiani scendono a 4.612, cioè 168 in meno rispetto all’anno precedente (-3,5%). Non è un crollo, ma è una frenata e l’innovazione perde velocità. E l’Umbria frena più della media. La mappa non è uniforme. Il Centro cresce nel complesso del +4,7% (da 664 a 695), il Nord-Est resta sostanzialmente stabile (+0,6%), mentre il Nord-Ovest arretra (-7,7%) e il Mezzogiorno scivola con decisione (-16,5%). Quanto ai settori, tengono i “classici”, soffre l’high-tech. Dentro questo quadro, il dato umbro è quello che accende la spia rossa: -26,7% in un anno, da 45 a 33 brevetti (-12). È il terzo calo più forte tra le regioni, molto oltre la media nazionale e in netta controtendenza rispetto al Centro. Non è una semplice oscillazione statistica – sottolinea la Camera di commercio – ma è un indicatore di competitività che si abbassa, e quindi di opportunità che rischiano di spostarsi altrove. Tra le regioni con volumi non marginali, la dinamica positiva riguarda Toscana (+15,1%), Emilia-Romagna (+7,5%), Liguria (+5,1%), Sicilia (+5,6%) e Lazio (+3%). Sul lato opposto, oltre all’Umbria, pesano le contrazioni di Abruzzo (-46,7%), Friuli Venezia Giulia (-25,2%), Puglia (-24,2%), Piemonte (-11%), Campania (-9,5%) e Lombardia (-7%) (che resta comunque la prima per numero assoluto). L’Umbria è particolarmente significativa perché, pur essendo una regione piccola, ospita due università. E cioè l’Università degli Studi di Perugia e l’Università per Stranieri. In teoria è un vantaggio competitivo: più ricerca, più competenze, più relazioni internazionali. Il punto – spiega l’ente camerale – è far diventare questi asset un flusso costante di innovazione industriale. In Umbria gli strumenti non mancano.

Il caso Umbria
L’Università di Perugia promuove la nascita di spin-off e iniziative di valorizzazione della ricerca; il mondo industriale regionale, con l’Umbria Digital Innovation Hub, offre servizi di accompagnamento alla trasformazione digitale e al trasferimento tecnologico. E progetti come Vitality lavorano su filiere avanzate con l’obiettivo di aumentare l’impatto sulle imprese. Se però i brevetti calano, significa che la “cinghia di trasmissione” va resa più veloce e più semplice, soprattutto per le Pmi. “Qui il ruolo del sistema camerale – viene sottolineato ancora – è decisivo”. Dintec, agenzia in house di Unioncamere e delle Camere di commercio (con Enea), lavora proprio per portare strumenti e servizi di innovazione vicino alle imprese. In Italia, iniziative come i Pid – Punti impresa digitale e progetti nazionali di accompagnamento alla trasformazione tecnologica puntano a ridurre la distanza tra chi produce e chi ricerca, traducendo bisogni aziendali in progetti concreti. Cosa serve subito secondo la Camera di commercio dell’Umbria? “Un pacchetto di scelte operative. Ossia più scouting di idee brevettabili nei dipartimenti, più servizi rapidi di tutela Ip (la proprietà intellettuale) per le Pmi, più progetti congiunti impresa-università su problemi concreti, più spazi e incentivi per prototipazione e test, più facilitazione nel passaggio da ricerca a prodotto”. Per l’Umbria la sfida è trasformare un patrimonio di competenze – università, imprese e reti di supporto – in risultati visibili e difendibili sui mercati.

Imprese e ricerca
“Il dato sui brevetti – ha commentato Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio dell’Umbria – interpella direttamente il sistema economico e istituzionale regionale. L’Umbria dispone di competenze, università e imprese di qualità. Ma deve rafforzare il collegamento tra ricerca e tessuto produttivo, soprattutto a favore delle piccole e medie imprese. La Camera di commercio è impegnata nel sostenere percorsi di innovazione, tutela della proprietà intellettuale e trasferimento tecnologico, perché brevettare significa creare valore, occupazione qualificata e nuove opportunità di crescita per il territorio. Su questo serve davvero una continua spinta che veda una sinergia totale tra regione, università, sistema camerale e associazioni di categoria. La sfida è trasformare il sapere in sviluppo concreto”. Secondo Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, “l’innovazione resta un fattore cardine per la competitività delle imprese. Il rallentamento della capacità brevettuale delle imprese italiane, registrato nel 2024, è probabilmente frutto delle molte incertezze del contesto internazionale. L’Italia è ancora indietro rispetto ad altri Paesi europei nella ricerca di brevetti industriali. Certo sarebbe assai utile individuare le modalità per favorire quanto più possibile l’incrocio tra impresa e ricerca.


