Dall’autismo alle tecnologie per la nuova medicina. Un focus su genomica, tecnologie a Rna e nanomedicina, le storie delle start-up innovative e una dimostrazione di protesi robotiche, al centro della presenza dell’Istituto Italiano di Tecnologia all’Expo Osaka in occasione della settimana della salute. L’istituto ha organizzato un workshop sulle tecnologie che stanno cambiando la sanità per rispondere alle sfide dell’invecchiamento della popolazione globale: “Health Technologies: How Science is Transforming Healthcare” che ha visto la partecipazione, assieme agli scienziati dell’IIT, di esperti di istituti di ricerca ed aziende Italiane e giapponesi con cui l’Istituto collabora nell’ambito delle tecnologie per la medicina del futuro. Il workshop ha mostrato come scienza e tecnologia giocano un ruolo cruciale nell’identificare soluzioni importanti, sia per la diagnosi precoce e il trattamento efficace delle malattie da invecchiamento, che per fare fronte alle sfide economiche connesse, come la carenza di manodopera e il calo della produttività.

Focus autismo
Tra i momenti centrali il dibattito tra Hiroshi Ishiguro, noto nel mondo per avere creato un robot a sua somiglianza, e il direttore scientifico dell’IIT Giorgio Metta che ha mostrato gli sviluppi della robotica umanoide, dalla nascita di iCub fino al più recente ergoCub per l’assistenza in contesti di lavoro, evidenziando come il settore continua a progredire, sviluppando umanoidi capaci di interagire con l’essere umano, lavorare al nostro fianco ed essere impiegati in clinica per percorsi terapeutici per persone con autismo. L’evento è stato organizzato nel contesto di un protocollo di intesa firmato dall’IIT e dal Commissariato generale per l’Italia ad Expo 2025 Osaka per la valorizzazione della ricerca e della tecnologia made in Italy. Intanto procede anche la lotta alle patologie. La più grande analisi mai condotta sul Dna dei gemelli identici indica che come il dialogo fra i geni l’ambiente è diverso da individuo a individuo, tanto da portare in alcuni casi alla manifestazione di problemi legati allo stress, come ansia e depressione fino ai disturbi dell’attenzione e l’autismo. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Human Behaviour, si devono alla ricerca coordinata dal King’s College di Londra e alla quale hanno partecipato Queen Mary University di Londra e di 23 università di tutto il mondo.

Ricerca medica
La ricerca, basata sull’analisi di circa 11mila coppie di gemelli con il patrimonio genetico identifico (monozigoti), ha permesso di identificare 13 associazioni significative fra alcuni disturbi neurologici e singoli geni, gruppi di geni o varianti genetiche, fornendo così una nuova chiave importante per affrontarli. “Le differenze nella sensibilità individuale alle esperienze di vita possono spiegare perché le stesse esperienze, negative o positive, possano avere effetti diversi sulla salute mentale delle persone, a seconda del loro corredo genetico”, osserva il primo autore della ricerca, Elham Assary del King’s College. “I nostri risultati – prosegue – suggeriscono che specifiche varianti genetiche condizionano il modo in cui l’esposizione ambientale influisce sui sintomi psichiatrici e neuroevolutivi”. Scoprire queste corrispondenze era finora considerato estremamente difficile, ma l’analisi a tappeto dei dati di 21.792 gemelli monozigoti (10.896 coppie) pubblicati in 11 studi e conservati in banche dati di Danimarca, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Svezia e Australia. I risultati hanno finalmente permesso di individuare le caratteristiche genetiche associate, per esempio, al disturbo da deficit di attenzione e iperattività, ai tratti autistici, ai sintomi di ansia e depressione, a esperienze simil-psicotiche o nevroticismo, ossia la tendenza a sperimentare emozioni negative come ansia, tristezza, rabbia e ad avere difficoltà a gestire lo stress.

Fattori di crescita
Sono stati individuate così 13 caratteristiche genetiche coinvolte nel modo in cui si reagisce allo stress quando si è depressi, altri geni correlati ai fattori di crescita per i tratti autistici e come esperienze di tipo psicotico siano correlate all’assorbimento delle sostanze che giocano un ruolo chiave nella risposta allo stress, le catecolamine. Si chiama Ptch1, per esempio, il gene associato a variazioni nei sintomi della depressione mentre il gene C15orf38 entra in gioco nei sintomi legati all’ansia e non si esclude che sua alcune varianti gene influenzino la sensibilità agli effetti della dieta. Geni legati ai fattori di crescita risultano collegati ai tratti autistici. Per la coautrice dello studio, la genetistaThalia Eley del King’s College, “questi risultati confermano che i geni influenzano i tratti psichiatrici e neuroevolutivi, in parte influenzando il modo in cui le persone reagiscono al mondo che le circonda. Alcune persone sono più sensibili alle circostanze, e questo può essere positivo in circostanze favorevoli, ma può rendere la vita più difficile rispetto ad altre in situazioni stressanti”.

