Appello accademico per una montagna “nuova” e più “autentica

Anche i comuni attualmente classificati come parzialmente montani possiedono quote di montagna che risultano significative in termini di servizi ecosistemici, uso del suolo, accessibilità

Montagna
Foto © Ufficio stampa Legambiente

Un appello sulla montagna a firma di professori universitari, tra i quali Mauro Varotto, (Università di Padova) e Monica Meini (Società di Studi Geografici, Università del Molise). Affermano i docenti universitari: “La geografia italiana sin dagli anni Cinquanta ha invocato una definizione complessa di ‘area montana‘, basata su un’analisi multicriteria che tenesse conto delle caratteristiche territoriali, nel rispetto di tutte le aree montane e della loro varietà”. E aggiungono: “Anche i comuni attualmente classificati come parzialmente montani possiedono quote di montagna che risultano significative in termini di servizi ecosistemici, uso del suolo, accessibilità. Chiunque può constatare che l’Isola d’Elba con il monte Capanne supera i 1000 metri di quota, o che il territorio comunale di Vieste nel Gargano supera gli 800 metri di quota pur affacciato sul mare, eppure non sono nel novero dei comuni montani”. Inoltre “una selettività della perimetrazione ancora fondata esclusivamente su criteri di classificazione orografici come quelli finora adottati presenta anche problemi di equità tra i diversi territori della montagna italiana. Generando disparità di sostegno e ignorando di fatto marginalità storicamente definitesi in varie parti degli Appennini. Provocando un aumento dei divari e finendo per mettere in competizione tra loro le aree montane anziché mirare a un’azione di coordinamento per recuperarne l’attrattività in termini di abitabilità e produttività”.

montagna

Focus montagna

Prosegue l’appello dello professori universitari: “Il Paese è complesso, molto più di altri in Europa. La montagna è per noi prima di tutto un luogo da abitare, più o meno in alto. Il dibattito sulla classificazione ha creato finora soprattutto contrapposizioni, incomprensioni, fragilità. Ha spostato il focus del dibattito, che nelle zone montane, alpine e appenniniche, si è sempre concentrato, tra le comunità, sui diritti di cittadinanza, sulle opportunità e sui servizi che il sistema pubblico deve garantire, sullo sviluppo economico, sui doveri dello Stato e dei cittadini”. Inoltre “la legge sulla Montagna varata dal Parlamento affronta alcuni di questi temi nella giusta direzione“. Intanto la montagna è al centro anche di interventi da parte degli enti locali. Ammontano a oltre 637mila euro le risorse che la Regione Piemonte assegnerà alle Unioni montane del Biellese nell’ambito del riparto del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (Fosmit). Fino 16 marzo  le Unioni montane potranno presentare i propri progetti, nell’ambito delle tre linee di intervento previste. E cioè miglioramento della connettività e la promozione del territorio. Servizi all’infanzia 0-6 anni, per il pre e dopo-scuola e per servizi logistici, sportivi e di animazione culturale fino ai 14 anni. Adeguamento della segnaletica e manutenzione dei percorsi inclusi nella rete regionale del patrimonio escursionistico (Rrp). Il termine per la rendicontazione è il 31 agosto 2028, data prevista per la conclusione degli interventi finanziati con i fondi Fosmit 2024.

Montagna
Foto di Sergio Cerrato – Italia da Pixabay

Attrattività

“Incrementare i servizi, a partire dalla connettività per arrivare a pre e post scuola, aumentare l’attrattività turistica è fondamentale per le aree interne e per i territori montani. Un percorso che è stato condiviso con Uncem, in un’ottica di confronto e di attenzione verso il territorio. Ossia costruire insieme percorsi di valorizzazione dei nostri comuni dice di un’attenzione particolare per il ruolo degli Enti locali, dei sindaci e delle Unioni di comuni- evidenzia Elena Rocchi vicepresidente della commissione enti locali-. Soltanto perseguendo l’incremento dei servizi e lo sviluppo di opportunità di lavoro potremo fare sì che i residenti scelgano di restare“.

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