Attualmente non esiste una cura definitiva per l’Alzheimer. Ma nuove terapie con anticorpi monoclonali come lecanemab e donanemab possono rallentare la progressione della malattia nelle fasi iniziali rimuovendo le placche di beta-amiloide. I trattamenti standard includono farmaci sintomatici (inibitori dell’acetilcolinesterasi) e approcci non farmacologici per migliorare la qualità della vita. Centri diurni sperimentali e nuovi farmaci per l’Alzheimer. Aprirà all’Aquila il Centro diurno Alzheimer sperimentale attivato all’interno dell’Istituzione Centro servizi anziani che gestisce la struttura ex Onpi. Il Comune ha pubblicato l’avviso pubblico per l’accesso al servizio relativo all’annualità 2026-2027. “La fragilità cognitiva mette alla prova non solo la persona ma l’intero assetto familiare -spiegano l’assessore alle Politiche sociali Manuela Tursini e la consigliera comunale Laura Cococcetta-. Con il Centro diurno creiamo un presidio territoriale stabile, capace di coniugare competenza professionale, monitoraggio pubblico e flessibilità organizzativa”. Si tratta, aggiungono, di “un intervento già programmato all’interno del Piano sociale di zona che trova ora attuazione attraverso l’attivazione di questo servizio dedicato”. Il centro opererà cinque giorni a settimana con percorsi personalizzati definiti attraverso un Piano assistenziale individualizzato. Accanto alle attività terapeutiche non farmacologiche è previsto anche uno spazio di ascolto e orientamento per familiari e caregiver. “Aggiungiamo un tassello a una strategia più ampia – puntualizzano Tursini e Cococcetta – per rafforzare la permanenza delle persone fragili nel proprio contesto di vita, ritardare l’istituzionalizzazione e sostenere concretamente le famiglie”. Le famiglie interessate possono consultare l’avviso completo pubblicato dal Comune dell’Aquila e presentare domanda entro i termini indicati.

Lotta all’Alzheimer
Evolve l’assistenza, fa passi avanti la ricerca. Un campo in rapida evoluzione, riferisce l’Ansa, è l’applicazione a malattie neurodegenerative e disturbi psichiatrici. Algoritmi addestrati sono in grado di prevedere l’insorgenza precoce di Alzheimer e Parkinson o di personalizzare i trattamenti per la depressione o la schizofrenia. L’intelligenza artificiale entra nei laboratori, setaccia miliardi di dati, disegna nuove molecole e accorcia i tempi con cui le terapie arrivano al paziente. Già oggi il 62% delle aziende farmaceutiche integra soluzioni di IA nei reparti di ricerca e sviluppo, con una crescita prevista del 45% nei prossimi cinque anni. Mentre il mercato globale del settore cresce con un tasso medio annuo del 40%. Le agenzie regolatorie, di conseguenza, si attrezzano per governare questa rapida evoluzione. A evidenziare la trasformazione in corso nell’industria della salute è un dossier pubblicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco. Se sviluppare un nuovo farmaco richiede in media 10 anni di lavoro e investimenti di oltre 2 miliardi di euro, l’Ia può liberare tempo e ridurre sprechi, a partire dalla ricerca sperimentale. L’Augmented R&D, o “ricerca aumentata”, amplifica la capacità di esplorazione degli scienziati. Algoritmi di deep learning analizzano milioni di composti in poche ore, identificano target terapeutici e stimano tossicità prima ancora che una molecola venga sintetizzata. Questo, secondo il report “Digital Continuity” di Capgemini, può ridurre del 30% il tempo di arrivo sul mercato, aumentare del 40% la produttività e abbattere del 25% i costi ingegneristici. Diversi candidati farmaci progettati con l’Ia sono già in sperimentazione in fase avanzata sull’uomo, come rentosertib per la fibrosi polmonare idiopatica e Rec-994 per la malformazione cavernosa cerebrale.

Algoritmi e prevenzione
Se uno dei colli di bottiglia della ricerca è il reclutamento per gli studi clinici, strumenti basati su modelli avanzati, come TrialGPT, analizzano milioni di cartelle cliniche in pochi minuti, identificando i pazienti idonei a essere inseriti. Ma ci sono anche i ‘virtual clinical trials’, ovvero coorti di pazienti virtuali su cui simulare scenari terapeutici prima della sperimentazione reale, in modo da ridurre costi e fallimenti nelle fasi avanzate. L’Intelligenza artificiale facilita anche il drug repurposing, ovvero l’individuazione di nuove indicazioni terapeutiche per farmaci già approvati, riducendo rischi, costi e tempi. Infine è il motore della medicina personalizzata. Incrociando una grande mole di dati genetici, clinici e ambientali, consente ai clinici di scegliere la terapia più efficace per ogni individuo, diminuendo eventi avversi e terapie inutili. Prendendo atto della rivoluzione in corso, l’Agenzia Europea per i Medicinali ha avviato un piano per integrare l’intelligenza artificiale nei processi regolatori.

Aifa
L’Agenzia italiana del farmaco-Aifa è un ente pubblico che opera in autonomia, trasparenza e economicità, sotto la direzione del ministero della Salute e la vigilanza del ministero della Salute e del ministero dell’Economia. Collabora con le Regioni, l’Istituto superiore di sanità, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, le associazioni dei pazienti, i medici e le società scientifiche, il mondo produttivo e distributivo. L’Aifa garantisce l’accesso al farmaco e il suo impiego sicuro ed appropriato come strumento di difesa della salute. Assicura la unitarietà nazionale del sistema farmaceutico d’intesa con le Regioni. L’Aifa provvede al governo della spesa farmaceutica in un contesto di compatibilità economico-finanziaria e competitività dell’industria farmaceutica. Assicura innovazione, efficienza e semplificazione delle procedure registrative, in particolare per determinare un accesso rapido ai farmaci innovativi ed ai farmaci per le malattie rare. Rafforza i rapporti con le Agenzie degli altri Paesi, con l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) e con gli altri organismi internazionali. Favorisce e premia gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S) in Italia, promuovendo e premiando l’innovatività.

Conoscenza
Aifa dialoga ed interagisce con la comunità delle associazioni dei malati e con il mondo medico-scientifico e delle imprese produttive e distributive. L’Aifa promuove la conoscenza e la cultura sul farmaco e la raccolta e valutazione delle best practices internazionali. “L’Ia può rendere la medicina più umana, se resta al servizio del paziente. La sfida è governarla con regole chiare, trasparenza e responsabilità condivisa”, afferma il presidente di Aifa, Robert Nisticò. Ma servono anche nuove figure professionali, ovvero medici capaci di dialogare con i data scientist e ingegneri che conoscano la biologia. “Per questo – conclude il direttore amministrativo di Aifa, Giovanni Pavesi – alcune università italiane, come il Politecnico di Milano, l’Università La Sapienza e il Sant’Anna di Pisa, stanno già proponendo corsi integrati in bioinformatica e Ia applicata alla salute”.

