GIOVEDÌ 19 SETTEMBRE 2019, 05:34, IN TERRIS


GLOBAL PREPAREDNESS MONITORING BOARD

Allarme Oms: "Il mondo non è pronto per una pandemia"

Un batterio della pericolosità dell'influenza spagnola oggi provocherebbe 80 milioni di morti

MILENA CASTIGLI
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L'influenza spagnola in un'immagine del'epoca
L'influenza spagnola in un'immagine del'epoca
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l mondo non è preparato ad affrontare una eventuale pandemia, che farebbe in poco tempo decine di milioni di vittime mettendo a rischio anche l'economia. Lo afferma il rapporto annuale del Global Preparedness Monitoring Board, la commissione sul tema istituita da Banca Mondiale e Oms. Per "pandemia" (dal greco pan-demos, "tutto il popolo") si intende un'epidemia la cui diffusione interessa più aree geografiche del mondo, con un alto numero di casi gravi ed una mortalità elevata. Nella storia si sono verificate numerose pandemie. Fra le più recenti si ricordano l'influenza spagnola nel 1918, l'influenza asiatica nel 1957, l'influenza di Hong Kong nel 1968, e l'Hiv. L'influenza spagnola, altrimenti conosciuta come la grande influenza o epidemia spagnola, fu una pandemia influenzale, insolitamente mortale, che fra il 1918 e il 1920 uccise decine di milioni di persone nel mondo, la prima delle due pandemie che coinvolgono il virus dell'influenza H1N1.Essa arrivò ad infettare circa 500 milioni di persone nel Globo terestre, inclusi alcuni abitanti di remote isole dell'Oceano Pacifico e del Mar Glaciale Artico, provocando il decesso di 50-100 milioni, vale a dire dal tre al cinque per cento della popolazione mondiale dell'epoca. La letalità le valse la definizione di più grave forma di pandemia della storia dell'umanità: ha infatti causato più vittime della terribile peste nera del XIV secolo.


Focolai

Tra il 2011 e il 2018, si legge nel rapporto annuale, l'Oms ha registrato 1483 epidemie nel mondo in 172 paesi, comprese quelle di Ebola e della Sars, molte delle quali hanno devastato i Paesi colpiti. Se emergesse un virus o un batterio della pericolosità dell'influenza spagnola del 1918, hanno calcolato gli autori del rapporto, si diffonderebbe in tre giorni in tutto il mondo, facendo 80 milioni di vittime e provocando una riduzione del Pil mondiale del 5%. "Il mondo non è preparato - scrivono gli autori dello studio ripreso da Ansa -. Per troppo tempo abbiamo permesso un alternarsi di panico e di trascuratezza nei confronti delle pandemie: aumentiamo gli sforzi quando c'è una minaccia seria e poi li dimentichiamo quando il pericolo passa. Ora è tempo di agire". I paesi più colpiti, sottolinea il rapporto, sarebbero quelli del sud del mondo, anche se nella fascia più a rischio ci sono anche quelli dell'est Europa. Gli esperti hanno individuato sette azioni necessarie perchè i paesi siano più preparati, dall'introduzione di un sistema di monitoraggio dei progressi dei Paesi in questo settore ad un coinvolgimento dell'Onu nel coordinamento della risposta.

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