Informazione e screening per salvare vite. La prevenzione salva la vita. E’ il richiamo dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano per ricordare a tutti che la vaccinazione contro il Papillomavirus protegge se stessi e gli altri da 6 tipi di cancro. L’Irccs fondato da Umberto Veronesi lancia un appello speciale alle donne perché, oltre alle campagne vaccinali, partecipino ai programmi di screening per il tumore del collo dell’utero che ancora oggi in Italia rappresenta la quinta neoplasia più frequente nelle donne al di sotto dei 50 anni. Negli ultimi decenni, grazie all’introduzione dei programmi di screening organizzato e alla vaccinazione anti-Hpv l’incidenza del carcinoma della cervice uterina è in progressiva diminuzione nel nostro Paese, ma mantiene un impatto significativo in termini di incidenza (sono 2.400 i nuovi casi ogni anno) e di mortalità, soprattutto nelle fasce di popolazione che non aderiscono regolarmente allo screening. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha fissato l’obiettivo di eliminare questo tumore come problema di sanità pubblica entro il 2030, attraverso una strategia integrata basata su tre pilastri: 90% di copertura vaccinale anti-Hpv nelle ragazze entro i 15 anni, 70% di donne sottoposte a screening con un test efficace e validato almeno 2 volte nella vita (a 35 e 45 anni); 90% di donne con lesioni pretumorali o tumori in stadio iniziale trattate in modo appropriato.

Focus prevenzione
I dati più recenti mostrano che l’adesione allo screening nel nostro Paese è ben al di sotto dell’obiettivo desiderato. Secondo l’Eu Country Cancer Profile 2025, soltanto il 46% delle donne italiane di età 25-64 anni ha effettuato una procedura di screening cervicale (Pap test o Hpv-Dna test) tramite un programma organizzato e un report di sorveglianza nazionale indica un’aderenza media complessiva ai programmi organizzati di screening attorno al 42%, con ampie variazioni tra regioni. “Non possiamo abbassare la guardia sullo screening del tumore cervicale, ma piuttosto dobbiamo trovare strategie e strumenti innovativi per raggiungere tutte le fasce della popolazione femminile italiana- spiega all’Adnkronos Anna Daniela Iacobone, medico dell’Unità Ginecologia preventiva Ieo-. In questo contesto, in Ieo crediamo che l’auto-prelievo per Hpv rappresenti una opportunità concreta e basata sull’evidenza scientifica per superare le barriere organizzative, logistiche, culturali e personali che frenano l’adesione ai programmi di screening”. Per questo, aggiunge la dottoressa Iacobone, “Ieo ha avuto un ruolo attivo in studi multicentrici europei per la validazione clinica di test Hpv su campioni di auto-prelievo vaginale e urinario, dimostrando che, quando vengono utilizzati test Hpv molecolari validati, le prestazioni diagnostiche dell’auto-prelievo, sono paragonabili a quelle dei campioni prelevati dal clinico. Questi studi confermano inoltre l’elevata accettabilità del self-sampling da parte della popolazione femminile”.

Diagnosi
L’incremento dell’auto-prelievo nei programmi di screening regionali e nazionali “può contribuire in modo sostanziale ad aumentare l’adesione allo screening cervicale, in particolare tra le donne che non rispondono agli inviti tradizionali. Può ridurre le disuguaglianze territoriali e socio-economiche di accesso alla prevenzione e può anticipare la diagnosi delle lesioni pre-tumorali e dei tumori in stadio iniziale, migliorando la prognosi. In sostanza, può accelerare il raggiungimento degli obiettivi dell’Oms per l’eliminazione del carcinoma cervicale entro il 2030″, puntualizza la dottoressa Iacobone. Campagna Iss per prevenire la diffusione del virus Hpv. Si tratta di un’iniziativa del Dipartimento Malattie Infettive e del Centro Nazionale di Salute Globale. In Italia, i tumori correlati al virus HPV, che causa l’infezione virale sessualmente trasmessa più diffusa a livello mondiale, causano ogni anno oltre 7.000 nuovi casi e più di 3.000 decessi. Si tratta di patologie che colpiscono donne e uomini e che, in larga parte, possono essere prevenute. L’infezione da HPV è responsabile di una quota rilevante di tumori dell’ano, dell’orofaringe, del pene, della vulva e della vagina. Il gruppo dei virus HPV comprende sia genotipi ad alto rischio oncogeno, responsabili del carcinoma della cervice uterina e di altri tumori anogenitali, nonché di una quota rilevante di tumori orofaringei in entrambi i sessi, sia genotipi a basso rischio oncogeno, associati a patologie benigne come i condilomi anogenitali. L’HPV si trasmette attraverso i rapporti sessuali ed è l’infezione virale sessualmente trasmessa più diffusa a livello mondiale.

Screening
Le patologie correlate al virus colpiscono donne e uomini e, in larga parte, possono essere prevenute attraverso la prevenzione primaria, mediante la vaccinazione anti-HPV, e la prevenzione secondaria, attraverso programmi di screening organizzati, strumenti entrambi validati scientificamente. La vaccinazione contro l’HPV è offerta gratuitamente a partire dal 2007-2008 a bambine, bambini e adolescenti nati dal 1995-1996 in poi. Chi non si è vaccinato in età pediatrica o adolescenziale può comunque farlo, contattando i numeri verdi dei Centri regionali delle ASL di riferimento dedicati alle vaccinazioni. Le regioni promuovono inoltre lo screening oncologico per prevenire il carcinoma della cervice uterina. Tutte le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni vengono invitate periodicamente dalle ASL di riferimento a effettuare il prelievo delle cellule del collo dell’utero, utile a individuare precocemente eventuali alterazioni cellulari o la presenza di infezione da HPV, o hanno la possibilità di prenotarsi. In tutte le regioni, alle donne che aderiscono allo screening della fascia d’età 25-30 anni viene offerta la vaccinazione contro l’HPV, se non vaccinate in età pediatrica. L’infezione da HPV è molto diffusa nella popolazione e, nella maggior parte dei casi, si risolve spontaneamente. Solo in una piccola percentuale di casi l’infezione può persistere e determinare lesioni cervicali ad alto rischio oncogeno, che richiedono un trattamento chirurgico. Poiché questo processo è generalmente lento, l’adesione regolare ai programmi di screening consente una prevenzione efficace e completa della malattia.

