Gli algoritmi di intelligenza artificiale (Ia) sono sequenze precise di istruzioni e formule matematiche che permettono a un computer di elaborare dati, trovare schemi e risolvere problemi complessi in autonomia. Un algoritmo riceve dati in ingresso (input), applica regole logiche o di apprendimento e produce un risultato (output). I sistemi non si limitano a eseguire comandi fissi, ma migliorano analizzando grandi volumi di informazioni. L’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, è intervenuto alla seconda conferenza europea di Ventotene per la libertà e la democrazia. “C’è un’assenza terribile sulla creazione di algoritmi. È qui il punto. Noi ci troviamo di fronte a una Cina il cui governo possiede la grande tecnologia, ormai è del governo cinese- evidenzia monsignor Paglia-. Negli Stati Uniti sono ditte private. L’Europa, che è l’unica che a mio parere avrebbe quella dimensione umanistica indispensabile per una nuova universalità della prospettiva tecnologica, è proprio passata di fianco. L’Europa investe poco sulle nuove tecnologie e a mio avviso senza l’Europa io ho paura che non sia possibile la pace tra Cina e Stati Uniti”. Aggiunge l’arcivescovo. “Non ho paura dell’intelligenza artificiale, ho paura delle cretinaggine umana. Il termine intelligenza artificiale applicato a una macchina è la più grande mistificazione, l’intelligenza è legata alla nostra calotta cranica. Quanti milioni di anni ci sono voluti per farla? Quanti di interrelazionalità? E quanto del nostro intellettuale, del nostro cervello è legato alle emozioni o all’inconscio. E quanto l’epigenetica ci dice della nostra operazione mentale con gli influssi delle galassie? Ecco, tutto questo che è l’intelligenza ovviamente la macchina non può avere”.

Analisi Dintec
L’Intelligenza artificiale conquista sempre di più il sistema produttivo italiano, avvicinandosi alla soglia di adozione di una impresa su cinque. Tra il 2024 e il 2025, la quota di aziende che dichiara di utilizzare soluzioni di Ia è passata dal 13,1% al 19,5%, mettendo a segno un balzo di oltre 6 punti percentuali. A fotografare l’evoluzione è l’analisi di Unioncamere effettuata in collaborazione con Dintec, basata sulle oltre 20mila rilevazioni realizzate negli ultimi due anni con il Selfi4.0, lo strumento di assessment dei Punti impresa digitale (Pid) delle Camere di commercio. I dati evidenziano un consolidamento dell’utilizzo della tecnologia, pur mostrando un ritmo di adozione diverso tra i settori e fortemente condizionato dalla maturità digitale e dalle capacità organizzative delle imprese. “L’intelligenza artificiale in Italia è in una fase di prima applicazione nelle aziende”, commenta il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli. “Per questo vanno accompagnate, soprattutto le imprese più piccole. Il sistema camerale ha messo a disposizione incentivi economici e voucher, strumenti operativi come i laboratori per sperimentare l’Ia e specifici percorsi di formazione. Inoltre, sono state attivate una serie di collaborazioni, come quella con l’Istituto italiano di intelligenza artificiale (AI4I), per realizzare una rete ampia di consulenze specialistiche adeguate”.

Settori
Guardando i settori, se i servizi si confermano il comparto trainante (utilizza l’Ia il 25,9% delle imprese, in aumento dal 19,1% del 2024), il balzo dell’ultimo anno arriva dal manifatturiero e dalle filiere tradizionali. L’industria, infatti, registra l’incremento più marcato in termini assoluti, più che raddoppiando l’adozione dal 6,2% del 2024 al 13,6% del 2025 (+7,4 punti percentuali). Al suo interno, le filiere del Made in Italy (moda, automotive, arredo, agroalimentare) fanno passi da gigante: passando da appena il 3% nel 2023, al 6,3% nel 2024 fino a toccare l’11% nel 2025. Aumenta anche la quota di imprese che hanno adottato l’Ia nel commercio, che sale al 13% (+4,2 punti percentuali), e nell’agricoltura (dal 5,2% all’8,1%). Secondo un’indagine condotta dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne su un campione di 4.500 imprese manifatturiere e dei servizi, oltre una su quattro (26,8%) investirà in strumenti di intelligenza artificiale entro il 2029. Attualmente, solo il 7% di queste realtà ha già investito in questo tipo di strumenti e utilizza l’intelligenza artificiale stabilmente nelle proprie attività. L’altra faccia della medaglia è, ovviamente, una quota massiccia (73% circa) di imprese che, da qui ai prossimi quattro anni e mezzo, non prevede di investire in una tecnologia potenzialmente game changer. Ovvero un’innovazione radicale che trasforma completamente le regole di un mercato, un settore o un processo aziendale, costringendo tutto il resto ad adeguarsi. Non è un semplice aggiornamento, ma un cambiamento profondo del modo in cui si lavora o si vive. Rende obsolete le soluzioni precedenti e apre la strada a standard del tutto nuovi. Permette una rapida diffusione e adozione su larga scala. Dintec è il consorzio per l’innovazione tecnologica di Unioncamere, Enea e delle Camere di commercio italiane. Opera sui temi legati all’innovazione e al trasferimento tecnologico a supporto delle micro, piccole e medie imprese.

