“I farmaci di prima scelta per il trattamento del colesterolo sono le statine. Ne esistono di più datate e di più moderne -afferma il professor Alfredo Pontecorvi-. Le statine possono avere come principale effetto collaterale dolori muscolari e, più raramente, problemi a livello epatico o renale. Nonostante siano farmaci molto efficaci, spesso sono poco accettati dalla popolazione, senza un motivo del tutto chiaro“. Eppure funzionano bene, precisa lo scienziato a San Marino Trv, “riducono notevolmente i livelli di colesterolo perché inibiscono la produzione di colesterolo all’interno delle cellule, diminuendo così la quota che circola nel sangue e, di conseguenza, anche i livelli di colesterolo-LDL ‘cattivo’.
Negli ultimi anni sono entrati in commercio nuovi farmaci che agiscono in maniera diversa, favorendo lo smaltimento del colesterolo”. Aggiunge il professor Pontecorvi: “Normalmente il colesterolo LDL, che trasporta il colesterolo dalle cellule al fegato, viene riconosciuto da un recettore specifico situato sulla superficie degli epatociti. Il recettore lega la lipoproteina LDL, la internalizza e rilascia il colesterolo all’interno della cellula, dove viene eliminato con la bile o degradato. Una volta completato questo processo, il recettore torna in superficie per legare un’altra particella di LDL”.

L’analisi di Pontecorvi
Prosegue il professor Pontecorvi: “Esiste una proteina, la PCSK9, che si lega al recettore LDL: quando questo viene internalizzato insieme alla lipoproteina, PCSK9 lo indirizza verso i lisosomi, dove il recettore viene degradato invece di tornare in superficie. In questo modo diminuisce la capacità del fegato di ripulire il sangue dal colesterolo. I nuovi farmaci agiscono proprio su questo meccanismo. Gli inibitori di PCSK9 impediscono l’interazione tra PCSK9 e il recettore LDL, consentendo così al recettore di riciclarsi e di tornare in superficie per legare e smaltire nuove particelle di colesterolo LDL. Alcuni di questi farmaci sono anticorpi monoclonali che neutralizzano PCSK9. Si somministrano per via sottocutanea, generalmente una volta ogni due settimane, o in alcuni casi una volta al mese. Pur essendo iniettabili, risultano comunque terapie piuttosto comode“. Spesso il colesterolo viene percepito come un nemico per la salute. In realtà, si tratta di una molecola fondamentale per il nostro organismo: entra nella struttura delle cellule, è il mattone necessario alla sintesi di molti ormoni, contribuisce allo sviluppo del sistema nervoso. Diventa dannoso solo quando è presente in eccesso o quando non viene smaltito correttamente. Il professor Alfredo Pontecorvi fa chiarezza su cosa sia davvero il colesterolo, sulle differenze tra LDL e HDL, sul ruolo della dieta, sui valori da tenere sotto controllo e sulle terapie più efficaci oggi disponibili.

Molecola indispensabile
Il professor Pontecorvi dirige l’Unità Operativa Complessa di Medicina Interna, Endocrinologia e Diabetologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma.“Il colesterolo è una molecola indispensabile per la nostra vita. Innanzitutto fa parte della struttura delle membrane cellulari -puntualizza lo scienziato-. Senza colesterolo le cellule non avrebbero quel rivestimento lipidico che racchiude e protegge il materiale genetico, ed è quindi un elemento fondamentale per l’organizzazione stessa della cellula. Inoltre, il colesterolo è la base da cui vengono sintetizzati molti ormoni, come gli ormoni steroidei (testosterone ed estrogeni), il cortisolo, l’aldosterone e anche la vitamina D. È presente in grandi quantità nelle fibre nervose, contribuendo alla loro struttura e funzionalità. È un componente essenziale della bile entro la quale viene secreto dalle cellule del fegato. Di solito si tende a considerarlo una molecola ‘cattiva’, ma non è affatto così: il colesterolo è essenziale. Diventa dannoso, come tutte le cose, solo quando è in eccesso”.

A bassa densità
Per quanto riguarda il cosiddetto colesterolo “buono” o “cattivo”, in realtà, precisa il professor Pontecorvi, “il colesterolo è sempre lo stesso: non è né buono né cattivo di per sé. La differenza la fanno le proteine che lo trasportano nel sangue. Il colesterolo, infatti, è un grasso (un lipide) e non è solubile in acqua; per poter circolare nel sangue deve legarsi a particolari proteine, le cosiddette lipoproteine, che possono essere a bassa densità (LDL) o ad alta densità (HDL). Le LDL, trasportano il colesterolo da tutte le cellule del nostro organismo al fegato”. Inoltre “essendo più piccole, quando sono in eccesso, possono infiltrarsi nella parete dei vasi sanguigni, tra le cellule endoteliali che li rivestono. Qui il colesterolo si deposita e innesca una reazione infiammatoria che porta alla formazione della placca ateromasica, base dell’arteriosclerosi. Per questo motivo è importante evitare l’aumento del colesterolo legato alle LDL, quello che comunemente viene chiamato ‘colesterolo cattivo’. Ma va sottolineato: il colesterolo non cambia, è sempre lo stesso; ciò che cambia è la modalità con cui viene trasportato, in questo caso il colesterolo-LDL”.

Abitudini alimentari
“Nei nostri climi e con le nostre abitudini alimentari, soprattutto dopo i 40 anni, il colesterolo introdotto con la dieta conta relativamente poco- osserva lo scienziato-. Questo perché tendiamo a seguire un’alimentazione incentrata sull’uso sull’olio di oliva, che non contiene colesterolo, e utilizziamo pochi grassi animali, mangiamo pesce, molti carboidrati e seguiamo, in sostanza, il tipico modello di dieta mediterranea. Per questo motivo ridurre il colesterolo alimentare può avere un effetto, ma solo parziale: difficilmente si riesce a normalizzarne i livelli, soprattutto nelle persone che li hanno molto alti. Diversamente dalle popolazioni del Nord Europa o del Nord America, la nostra dieta è già relativamente equilibrata. La causa principale dell’ipercolesterolemia non è quindi ciò che mangiamo, ma un difetto di smaltimento del colesterolo“. Puntualizza lo scienziato: “Tutte le cellule del corpo lo producono; le LDL lo trasportano al fegato, dove viene captato dagli epatociti (le cellule epatiche) e poi degradato o eliminato con la bile. Molto spesso il problema nasce proprio qui: il meccanismo di smaltimento non funziona bene. Può trattarsi di un difetto genetico che riguarda i recettori delle LDL, cioè le molecole che intercettano e introducono il colesterolo all’interno della cellula epatica. Se questi recettori sono alterati, anche solo parzialmente, il fegato riesce a “ripulire” il sangue in misura insufficiente e il colesterolo si accumula. Questo difetto può essere aggravato da malattie che interessano il fegato, da altre patologie o dall’assunzione di alcuni farmaci, che interferiscono con la capacità di eliminare il colesterolo dal circolo sanguigno. Sono questi, nella maggior parte dei casi, i veri motivi dell’aumento del colesterolo nel sangue“.

