150 anni del santuario: il cardinale Parolin a Pompei

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I fedeli nel Santuario di Pompei (foto: Santuario di Pompei)

Il cardinale Pietro Parolin inviato del Papa per i 150 anni del santuario di Pompei. L’icona della Vergine del Rosario è venerata in città dal 1875. Il segretario di Stato vaticano è stato nominato da Leone XIV legato pontificio per le celebrazioni del 13 novembre 2025 presso il Santuario di Pompei. In occasione del 150° anniversario dell’arrivo dell’Icona della Vergine del Rosario, che segnò la nascita del Santuario e della nuova città. Il cardinale Pietro Parolin sarà accompagnato da una missione pontificia. Composta da monsignor Pasquale Mocerino, rettore del Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei e don Enrico Gargiulo, cancelliere della prelatura territoriale di Pompei. Una missione nel segno di san Bartolo Longo. Influenzato da amici e professori, si avvicinò al mondo dello spiritismo, abbandonando la fede cattolica alla quale era stato educato. Grazie al professor Vincenzo Pepe e al domenicano padre Alberto Radente, si convertì e si dedicò pienamente alla fede cattolica e alla carità. Tramite santa Caterina Volpicelli conobbe la contessa Marianna Farnararo De Fusco, rimasta vedova in giovane età, con cinque figli. Per curare le sue proprietà, nel 1872 si recò nella Valle di Pompei. Tormentato dal dubbio su come avrebbe potuto salvarsi, a causa delle esperienze passate, una voce interiore gli suggerì che se avesse propagato il Rosario avrebbe ottenuto la salvezza. Comprese, in tal modo, la sua vocazione e si propose di non allontanarsi da Valle di Pompei senza aver diffuso il culto alla Vergine del Rosario.

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Foto © Sara Minelli (Imagoeconomica)

Pompei e San Bartolo Longo

San Bartolo Longo cominciò col catechizzare i contadini e iniziò anche a ristrutturare la piccola e fatiscente chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore. Mentre l’arrivo presso di essa della prodigiosa immagine della Vergine del Rosario, il 13 novembre 1875, segnò l’inizio di una nuova storia. Il giorno dopo a Bartolo Longo, che aveva in animo di erigere un altare in onore della Madonna del Rosario, il vescovo di Nola prospettò, invece, di erigere una nuova chiesa parrocchiale. Longo e la contessa accettarono e cominciarono a raccogliere offerte tra i contadini di Valle e gli amici dell’aristocrazia e della borghesia napoletana. In particolare, la De Fusco raccolse l’adesione della signora Anna Maria Lucarelli di Napoli, che s’impegnò a darne anche testimonianza, qualora la nipote Clorinda, in fin di vita, fosse guarita. La ragazza, per intercessione della Vergine del Rosario, guarì il 13 febbraio 1876, lo stesso giorno in cui l’immagine della Madonna venne esposta alla venerazione del popolo pompeiano. Il fatto fu ritenuto come il segnale con cui la Vergine mostrava di gradire l’opera iniziata a Valle di Pompei. Da Napoli, ancora, e poi, pian piano, da ogni parte del mondo, giunsero offerte per la costruzione della nuova chiesa, la cui prima pietra fu posta l’8 maggio 1876. Intorno al cantiere della nuova chiesa sorgeva intanto una vera e propria città con le case per gli operai, il telegrafo, la stazione ferroviaria, un piccolo ospedale, l’osservatorio meteorologico e quello geodinamico.

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Bartolo Longo e (a destra), mani con il santo Rosario (foto: pixabay)

Fondatore

Nel 1887 fondò l’Orfanotrofio Femminile, la prima delle sue opere di carità a favore dei minori. A Bartolo Longo si rivolsero anche i detenuti per esortarlo a prendersi cura dei loro figli. Alla luce della preghiera, comprese che non solo era possibile recuperare i figli dei carcerati, ma che essi avrebbero potuto salvare i loro genitori dalla disperazione. Così, nel 1892 fondò l’Ospizio per i figli dei carcerati, retto, a partire dal 1907, dai Fratelli delle Scuole Cristiane. Il primo ragazzo accolto divenne, poi, sacerdote. In seguito accolse anche le figlie dei carcerati che affidò alla cura delle Suore Domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei”. Il 5 maggio 1901 fu inaugurata la facciata della Basilica, eretta con il contributo di fedeli di tutto il mondo e dedicata alla Pace Universale. Intitolare il carcere di Brindisi alla memoria di San Bartolo Longo, “illustre cittadino di Latiano (BR), fondatore delle Opere di Carità di Pompei e universalmente riconosciuto come “apostolo della carità” e patrono dei carcerati”. E’ la richiesta avanzata al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e, per conoscenza, al prefetto di Brindisi e alla direttrice del carcere, dalla Asl di Brindisi e dall’associazione “L’Isola che non c’è“, promotrice di iniziative culturali e sociali per la pace e la dignità umana. Nella lettera inviata al Guardasigilli si chiede di valutare favorevolmente la proposta e di disporre l’intitolazione alla memoria di san Bartolo Longo, “riconoscendo il suo alto valore morale, educativo e civile”.

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Foto: Unitalsi

Unitalsi

Bartolo Longo nacque a Latiano (Brindisi) il 10 febbraio 1841, dove trascorse gli anni della formazione e ricevette l’educazione che ne plasmò la sensibilità umana e spirituale. “A Pompei – viene ricordato – san Bartolo Longo fondò istituzioni di accoglienza e lavoro per ex detenuti, orfani e donne liberate dal carcere, affinché potessero ricostruirsi una vita dignitosa”. E il suo nome “è oggi associato alla tutela della dignità dei detenuti e alla promozione di percorsi di riscatto”. Si è svolto il pellegrinaggio nazionale dell’Unitalsi al Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Presenti un gruppo di giovani volontari e ospiti di Casa Sveva di Napoli, struttura di accoglienza nata dell’ambito del Progetto dei Piccoli dell’Unitalsi che aiuta tante famiglie costrette a seguire la degenza dei figli lontano dalle proprie case. A guidare il pellegrinaggio è stato il presidente nazionale Rocco Palese: “Quella di Pompei – ha detto – è stata una tappa importante per l’Unitalsi e per tutti i nostri amici e volontari. Incontrando Maria nel santuario a lei dedicato, abbiamo potuto pregare davanti alle spoglie di san Bartolo Longo. Un uomo che ha saputo parlare con la vita, scegliendo il Vangelo come via di salvezza e la carità come testimonianza concreta. La sua canonizzazione è un dono per tutta la Chiesa e un richiamo forte anche per l’Unitalsi, che continua a mettersi al servizio degli ammalati seguendo il suo esempio”.

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