Lamezia, rifiuti tossici scaricati a mare: denunciati 4 imprenditori della Ilsap

Sequestrato lo stabilimento Ilsap di Lamezia e i terreni contaminati. Interdetti tre amministratori e il direttore dello stabilimento

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:30
Lo stabilimento Ilsap di Lamezia Terme

Smaltivano illecitamente rifiuti speciali industriali e scarti della lavorazione del biodiesel. Con questa accusa i finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Catanzaro e personale della Capitaneria di Porto di Vibo Valentia, coordinati dal procuratore di Lamezia Terme, Salvatore Curcio, hanno sottoposto a sequestro preventivo lo stabilimento della società Ilsap di Lamezia, i terreni contaminati, per un valore stimato di circa 150 milioni di euro, nonché 3,3 mln quale profitto del reato. Inoltre sono stati interdetti tre amministratori e il direttore dello stabilimento.

I provvedimenti

I provvedimenti, emessi dal gip Emma Sonni su richiesta di Curcio e del pm della Procura di Lamezia Terme Marica Brucci, sono in corso di esecuzione, oltre che in Calabria, anche in Lazio, Basilicata e Puglia. La misura dell’interdizione dell’esercizio di attività imprenditoriale nel settore dei rifiuti è stata notificata a Roberto Martena, di 59 anni, di Roma; Giovanni De Ninno (62), di Ferrandina (Matera); Leonardo Angelastri (38) di Bari; Maurizio Martena (56) di Roma.

Le accuse agli indagati della Ilsap

Tra gli indagati vi è anche un amministratore giudiziario, nominato dal Tribunale di Napoli nell’ambito di un altro sequestro preventivo nei confronti di Ilsap per falsi e truffa ai danni dello stato. Dalle indagini, condotte congiuntamente dal Noe di Catanzaro, dalla Guardia costiera di Vibo Valentia e dalla Guardia di finanza di Lamezia Terme, scrive Ansa, sarebbe emerso lo smaltimento illecito dei rifiuti speciali industriali, gli scarti della lavorazione del biodiesel, in uscita dall’impianto di trattamento dello stabilimento Ilsap che è risultato completamente inattivo.

Secondo l’accusa, venivano utilizzate una pompa sommersa e una pompa mobile, con le quali gli indagati avrebbero convogliato i rifiuti industriali provvisoriamente accantonati nelle vasche, sul terreno che circonda lo stabilimento, nella condotta fognaria consortile Deca e nei canaloni che confluiscono a mare, nel Golfo di Sant’Eufemia, agevolati in questo dalla mancanza di una mappatura certa delle condotte fognarie nel Comune di Lamezia.

Rifiuti tossici in fiumi e terreni

Intervenuti con sequestri preventivi dell’impianto, dei terreni e del canalone per contravvenzioni ambientali, con l’ausilio di un consulente, il geologo Giovanni Balestri, per l’accusa, è stato dimostrato l’inquinamento delle acque alla foce del torrente Turrina, dove è stato misurato un saggio di tossicità del 90-100%, in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico, ma anche la contaminazione dei terreni antistanti lo stabilimento dove sono stati registrate elevate soglie di concentrazione di idrocarburi pesanti, nonché di alluminio, ferro e manganese, infine il nuovo delitto di omessa bonifica.

La contaminazione dei terreni sarebbe iniziata nel 2012, mentre l’inquinamento sarebbe in corso almeno da quattro anni. I 3,3 milioni di euro sequestrati per l’accusa rappresentano i profitti conseguiti dagli indagati costituiti dal risparmio di spesa che avrebbero dovuto sostenere per un corretto smaltimento dei rifiuti.

Durante le indagini, il 14 febbraio 2020, è stato arrestato Giovanni De Ninno, direttore tecnico pro tempore dell’impianto Ilsap di Lamezia Terme, per violazione dei sigilli delle aree poste in sequestro, per aver consentito ulteriori sversamenti di reflui liquidi industriali.

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