Mensa aziendale contactless: come il covid-19 cambia la pausa pranzo a lavoro

Smart working o lavoro in presenza? Sembra che molti vogliano ancora lavorare da casa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:34
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Anche la mensa aziendale cambia e nel post-lock down, ma in un periodo in cui rimane il rischio coronavirus, la mensa per i lavoratori diventa contactless, digitale e diffusa. L’emergenza Coronavirus, in effetti, ha cambiato e sta cambiando radicalmente il modo di lavorare, probabilmente in modo irreversibile; dalla distanza sociale allo smart working, le aziende italiane ed europee stanno infatti attraversando un momento di trasformazione che avrà impatto non solo sul modo di lavorare, ma anche sull’organizzazione degli spazi e degli uffici, sulle pratiche di welfare e sui servizi al dipendente. 

Come si reinventa la mensa aziendale

Le startup, come riportato dall’Ansa, guidano l’innovazione nel workplace, sviluppando nuovi modelli di mensa “diffusa” e completamente contactless abilitati dalla tecnologia – dall’app per ordinare il pranzo o la spesa dalla postazione e ritirarla take away in degli speciali frigoriferi smart, fino a dei nuovi modelli di “canteen 4.0”, senza cucina per la consegna. Così, per gli spazi tradizionalmente dedicati alle mense cambieranno, in favore dei nuovi format senza cucina e spazi più aperti e flessibili nella loro destinazione d’uso. L’obiettivo è quello di rendere le pause pranzo sicure. “Foorban sta lavorando a quattro mani con le aziende per sviluppare due soluzioni per l’ufficio, entrambe contactless, prive di cucina e di personale, che sfruttano la tecnologia per garantire luoghi di consumo accoglienti e sicuri” – spiega all’Ansa Marco Mottolese, Ceo e cofoundere di Foorban, startup del food-tech leader nel segmento della pausa pranzo aziendale – “In primis, un frigorifero smart, che diventerà una base di pickup per i dipendenti il pranzo o la spesa ordinata dall’app; ma anche delle canteen 4.0 del tutto prive di cuochi e personale, con delle grandi vetrine refrigerate da cui prelevare i propri pasti cucinati freschi, già confezionati in monoporzione, evitando code e assembramenti. Anche le aree di ristoro, allestite in prossimità dei punti di pickup, possono trasformarsi all’occorrenza in postazioni di lavoro aggiuntive, per favorire il distanziamento sociale”.

Ufficio o smart-working?

Dopo un lungo di periodo di lavoro forzato da casa, oggi il 69% dei lavoratori dichiara di voler continuare a lavorare da casa anche post-pandemia (fonte Cgil/Fondazione Di Vittorio sullo Smart working). L’emergenza Covid.19, infatti, ha accelerato in modo incredibile le trasformazioni del posto di lavoro e, di conseguenza, anche quelli dei servizi e del welfare al dipendente: con lo smart working, le aziende e i lavoratori hanno sviluppato esigenze nuove, “ibride” rispetto a un passato fatto di una dicotomia molto più netta tra posto di lavoro e casa.

Cosa si mangerà?

“Oltre ai classici piatti pronti e di alcuni prodotti di gastronomia, infatti, è possibile anche fare una spesa di base, scegliendo tra oltre 80 referenze, conclude Mottolese -. Per chi lavora da casa, il momento di consumo della pausa pranzo rientra in una più ampia routine di alimentazione quotidiana, ed è comune che l’acquisto di un piatto pronto si accompagni a quello più classico da “spesa”. Ed anche le aziende preferiscono dare al dipendente un servizio più completo e flessibile: a tutti gli effetti, una mensa diffusa”.

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