Covid, il G7 donerà 1 miliardo di dosi di vaccino ai Paesi poveri

Il G7 sfida la Cina chiedendo una nuova indagine sull'origine del virus. Al via oggi il summit dei sette Paesi in Cornovaglia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:23
Il Presidente Usa Joe Biden e il premier britannico Boris Johnson

I leader del G7 si impegneranno a distribuire un miliardo di dosi di vaccini anti-Covid ai Paesi poveri in occasione del summit che si apre oggi in Cornovaglia. Lo ha annunciato il governo britannico che presiede il vertice.

Vaccini per i poveri

I leader dei Sette “annunceranno che forniranno almeno un miliardo di dosi di vaccini contro il coronavirus condividendo delle dosi e finanziandole”, aggiunge il comunicato. I leader inoltre “presenteranno un piano per ampliare la produzione di vaccini al fine di raggiungere questo obiettivo”.

L’obiettivo è “porre fine alla pandemia” nel 2022, ha riferito Downing Street in un comunicato, precisando che Londra donerà 100 milioni di dosi. Gli Usa si sono già impegnati a fornire 500 milioni di vaccini che fanno parte del totale di un miliardo dell’intero G7.

Biden, dal canto suo, vuole dare un segnale forte nella lotta alla pandemia, facendo tornare gli Usa leader nel mondo. “Gli Stati Uniti – ha detto dopo il faccia a faccia con Boris Johnson a Carbis Bay – saranno l’arsenale dei vaccini per combattere il Covid in tutto il mondo”. Ed ha assicurato che gli Usa hanno un piano per rifornire vaccini a tutti, definendo storica la donazione di 500 milioni di dosi già annunciata ieri dalla Casa Bianca.

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Vaccini anti Covid nel mondo

Al via il G7 in Cornovaglia

È tutto pronto, nella sperduta ma pittoresca Carbis Bay, piccola cittadina della Cornovaglia sul Mare d’Irlanda, per accogliere i leader del G7.

Il vertice delle sette più importanti economie mondiali (Regno Unito, Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Stati Uniti e Unione Europea), il primo in presenza dall’inizio della pandemia, coincide anche con la prima visita del presidente americano Joe Biden in Europa. Un esordio denso di aspettative e incontri, in cui il presidente Usa cercherà di rilanciare l’alleanza transatlantica, dopo gli anni di ‘gelo’ dell’era Trump.

Il premier britannico Boris Johnson ha esteso l’invito anche ad Australia, Corea del Sud e India, e non è un caso si tratti dei principali competitor della Cina nel quadrante dell’indopacifico: la volontà di contenere l’ascesa di Pechino – evidenzia Ispi – è il denominatore comune di questo summit.

Il G7 sfida la Cina: al via l’indagine sull’origine del virus

Il G7 sfida la Cina chiedendo una nuova indagine sull’origine del virus che ha messo in ginocchio il mondo. Il primo tassello della strategia del presidente Usa per ricompattare un fronte sfaldato dal suo predecessore e renderlo in grado di affrontare unito Pechino – analizza Ansa – è una mossa squisitamente trumpiana: quell’accusa sul “virus cinese” che sarebbe sfuggito dal laboratorio di Wuhan.

Del resto l’inquilino della Casa Bianca ha annunciato subito che l’obiettivo del G7 sarebbe stato quello di fare fronte comune contro il Dragone. E l’appello dei leader che chiedono all’Oms un’indagine più approfondita è un primo passo (forse il più semplice) in quella direzione.

Gli Usa del resto da tempo mostrano scetticismo sui dati giunti dalla Cina tanto che Biden a fine maggio ha chiesto all’intelligence Usa un rapporto dettagliato entro 90 giorni per arrivare “ad una conclusione definitiva” sull’origine del Covid.

E l’Ue ha ribadito quanto sia importante sapere quali siano state le origini del virus e la necessità che “chi conduce l’inchiesta abbia pieno accesso alle informazioni e ai luoghi”.

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