Cambia il metodo di cura per il diabete di tipo 2: ecco le novità

Nelle nuove linee guida abbandonati i farmaci obsoleti e massimo spazio alla Dieta Mediterranea e alla pratica sportiva senza limiti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:04

Ci sono alcune novità per la ‘Terapia del diabete di tipo 2‘. E’ quanto emerge dalla nuova edizione delle linee guida congiunte della Società Italiana di Diabetologia (SID) e dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD) , presentata al congresso ‘Panorama Diabete’ della Sid.

Addio ad alcuni stile, via libera all’attività sportiva senza limitazioni e impulso alla dieta Mediterranea, costituiscono le novità più rilevanti.

L’Istituto Superiore di Sanità ha inserito le nuove raccomandazioni all’interno del Sistema Nazionale delle Linee Guida. La novità maggiore, spiegano gli esperti, è che i farmaci sulfaniluree – i più datati tra i farmaci ipoglicemizzanti – scompaiono dall’algoritmo terapeutico per il diabete di tipo 2.

“Un passo necessario – commenta Agostino Consoli, presidente della SID – perché la revisione sistematica degli studi su questi farmaci ha evidenziato un rapporto benefici/rischi non favorevole per le sulfaniluree, rispetto ad altre, più moderne opzioni terapeutiche. Viene dunque raccomandato di non prescrivere queste molecole alle persone con diabete che non ne facciano già uso e di procedere alla loro progressiva sostituzione in chi fosse già in trattamento con questi farmaci”.

“Il processo di sostituzione progressiva di terapie ormai obsolete – commenta Edoardo Mannucci, coordinatore del panel di esperti che ha redatto le linee guida – potrà richiedere tempo e sforzo organizzativo, ma porterà certamente ad un miglioramento della qualità complessiva della cura per le persone con diabete di tipo 2″.

Un sano stile alimentare e di vita

Uno dei pilastri del trattamento del diabete di tipo 2 resta comunque una sana alimentazione. Gli esperti diabetologi raccomandano di seguire una dieta bilanciata di tipo mediterraneo, mentre sconsigliano le diete ipoglicidiche (le cosiddette ‘low-carb’) e quelle chetogeniche, nella terapia a lungo termine del diabete di tipo 2.

Un’altra novità delle linee guida riguarda l’attività fisica. Restando ferme le indicazioni sull’importanza dell’attività fisica ‘mista’ (aerobica e anaerobica) ma scompaiono le ‘soglie’ di attività fisica. Non viene più indicata insomma una soglia minima di attività fisica, che viene sostituita dall’indicazione ‘fare più attività fisica possibile’.

Le linee guida italiane e il nuovo metodo di approccio

Altra caratteristica distintiva delle nuove linee guida per il trattamento del diabete di tipo 2 è che, contrariamente ad altre linee guida internazionali che hanno mostrato da subito un ‘innamoramento’ per le nuove molecole, le linee guida SID-AMD continuano a riservare un ruolo centrale alla metformina: gli studi analizzati confermano che, sebbene ‘datato’, si tratta di un farmaco efficace e conveniente, in termini di rischio/beneficio.

“Ma naturalmente – commenta il professor Angelo Avogaro, presidente eletto della SID – anche le nuove linee guida italiane recepiscono le evidenze prodotte dagli studi clinici sui benefici cardio-vascolari di alcune classi di farmaci come gli SGLT2 inibitori e i GLP-1 agonisti, che vengono dunque poste in una posizione importante all’interno degli algoritmi terapeutici. Questi farmaci vanno considerati in seconda linea, dopo la metformina, nei pazienti senza malattie cardiovascolari note, mentre vanno prescritti già in prima linea nei pazienti con patologie cardiovascolari”.

“Per la prima volta – spiega Consoli – per elaborare le nuove linee guida, gli esperti si sono avvalsi del metodo GRADE, una procedura complessa che mira a ridurre al minimo l’influenza di opinioni personali, ragionamenti deduttivi e preferenze individuali, portando gli estensori ad attenersi alle evidenze derivanti da studi clinici. Questo metodo, così complesso, consente di ottenere raccomandazioni molto più oggettive e solide. Ci auguriamo – conclude – che queste raccomandazioni possano essere un valido ausilio nella pratica professionale quotidiana dei diabetologi italiani”.

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